Quell’intenso profumo di pioggia… non è pioggia!

L’olfatto è, tra tutti, il senso maggiormente connesso alla memoria. Come già spiegato in un precedente articolo, questo fenomeno è legato all’evoluzione ed al ruolo fondamentale che gli odori hanno avuto nella sopravvenza dell’uomo. Gli odori, infatti, consentono di conoscere l’ambiente che ci circonda e, a volte, di prevederne il comportamento. Ne è un esempio valido il caratteristico odore della pioggia. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il petricore: un messaggio delle piante

A dirla tutta, la sorgente del profumo non è la pioggia in sé e per sé, bensì il suolo. Basta fare un po’ di attenzione per notare come esso sia più intenso se il temporale segue un lungo periodo secco. Sebbene le gocce di pioggia non ne siano le dirette responsabili, esse ricoprono un ruolo fondamentale nello sprigionare la fragranza che risponde al nome di petricore.

I primi a studiarlo e dargli un nome furono due ricercatori australiani nel 1965, Bear e Thomas. Essi scoprirono che il profumo proviene dal terreno, in particolare dall’argilla che, almeno in parte, lo compone. Tuttavia, tutti sanno che l’argilla normalmente non ha questo caratteristico profumo. Infatti, non è la componente minerale in sé ad emanarlo, quanto da un’essenza vegetale prodotta dalle piante nei periodi di siccità. La sua funzione è essenzialmente quella di ritardare la germinazione dei semi e di quelle piante con una crescita molto rapida. In questo modo, le piante si proteggono dal rischio di crescita in un terreno arido, condizione proibitiva che renderebbe ardua la loro sopravvivenza.

Non solo piante, ma anche batteri

A contribuire al petricore non sono solo le piante, attraverso gli oli essenziali. La parte “terrosa” del profumo tipico delle prime giornate piovose è, infatti, dovuta alla geosmina. Non a caso, il suo nome si traduce letteralmente in “odore di terra” e altro non è che un composto organico prodotto e rilasciato da diverse classi di batteri al momento della morte. Non sono necessarie grandi quantità di geosmina per produrre il tipico sentore di muffa e terra, al contrario ne basta pochissima! Ne è la prova il sapore terroso e, in qualche modo, “stantio” di alcuni tuberi, come la barbabietola, o del pesce che abita i fondali fangosi, come la carpa o il pesce-gatto. Rimanendo a stretto contatto con la terra, infatti, entrambi ne assorbono una piccola quantità. Fortunatamente, per degradare la geosmina è sufficiente un ambiente acido, per questa ragione, basta spremere un bel limone maturo su questi alimenti per renderli decisamente più piacevoli al gusto.

Basta una goccia d’acqua

Perché l’olfatto umano, per quanto sensibile, possa percepirli, gli odori devono essere rilasciati nell’aria. Fino a poco tempo fa, il processo attraverso cui composti come geosmina vengono rilasciati quando piove non era chiaro. Recentemente, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno trovato una spiegazione che hanno racchiuso nel video in slow-motion che trovate qui in basso (continua dopo il video).

Quando una goccia di pioggia colpisce il terreno arido, o anche più semplicemente l’asfalto, essa induce il rilascio del petricore, intrappolato nelle cavità del terreno, sotto forma di aereosol. Il resto è opera del vento che trasporta l’odore su larga distanza. Il video mostra il rilascio delle particelle, di dimensioni dell’ordine del micrometro. Anche una cosa semplice come l’odore della pioggia non è, alla fin fine, così banale!



Silvia D'Amico