Olfatto e memoria: come gli odori si legano alle emozioni

Emanuela Punzi

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«Quando di un antico passato non sussiste niente […] ma più intensi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, gli odori restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a reggere, senza piegarsi, sulla loro gocciolina quasi impalpabile, l’immenso edificio del ricordo.» – Marcel Proust

A tutti noi è capitato almeno una volta di associare un profumo ad un ricordo che credevamo dimenticato e di chiederci quale strana associazione avesse compiuto il nostro cervello.  Da oggi, tutto sarà più chiaro! Indagheremo in che modo l’olfatto, uno dei 5 sensi più potenti di cui disponiamo, influenza i nostri ricordi ed emozioni.

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Il fatto che gli odori abbiano un valore emotivo, fa pensare che siano strettamente legati alla nostra sopravvivenza: l’essere umano, infatti, fin dal primo dei suoi giorni ha sempre avuto la necessità di una guida sensoriale.
A differenza degli altri sensi, gli odori restano impressi nel cervello umano molto a lungo e le rielaborazioni inconsce di questi permettono la conoscenza dell’ambiente esterno, garantendo la sopravvivenza.

Anche il ricercatore israeliano Noah Sobel è un grande sostenitore della teoria secondo cui la percezione che abbiamo delle molecole olfattive è legata alla nostra storia evolutiva. Con lui è anche Alfredo Fontanini, docente universitario della Stony ­Brook University che afferma: «Per esempio, tutte le molecole che segnalano frutta marcia – quindi da evitare – danno al nostro naso lo stesso messaggio, indipendentemente dalla loro struttura. Quelle che, invece, annunciano “cibo” o “sesso”, danno al cervello lo stesso segnale positivo»

Non sono le singole molecole che ci consentono di percepire gli odori associandoli ad emozioni, ma si tratta della storia della nostra specie: il nostro naso ha imparato a distinguere ciò che è “buono” da ciò che è “cattivo” grazie alla sua evoluzione attraverso i secoli.
Non ci sono, tuttavia, solo odori classificabili come “utili alla sopravvivenza”. Gli odori e i profumi che influenzano il nostro comportamento sono anche quelli che abbiamo sentito da bambini: l’odore di bucato ci richiama la casa, la famiglia, l’amore; quello di disinfettante ci ricorda l’ospedale, le sale d’attesa. Tutti sono odori raccolti all’interno della memoria olfattiva, una memoria a lungo termine che ha la grande capacità di registrare allo stesso tempo gli odori ed il contesto sensoriale in cui questi si sono percepiti.

I ricordi legati alla sfera olfattiva perdono solo il 20% della propria intensità dopo un anno. Una ricerca condotta dalla Rockefeller University di New York ha dimostrato che le persone possono ricordare il 35% di quanto annusano, rispetto al 5% di ciò che vedono, il 2% di ciò che sentono e l’1% di quello che toccano, motivo per cui i ricordi legati agli odori sono difficilmente modificabili.

Cosa succede nel nostro cervello quando annusiamo qualcosa? Il naso è una struttura relativamente semplice, costituita da più di 1.000 recettori che si legano a molecole esterne e che mandano al cervello il segnale corrispondente. Nel cervello è il talamo che si occupa di elaborare e codificare i segnali che provengono dagli organi di senso, eccezione fatta per l’olfatto! Gli stimoli olfattivi, infatti, sono percepiti immediatamente e passano direttamente dal naso al bulbo olfattivo.

Il bulbo olfattivo, che elabora gli odori, è situato molto in profondità nel nostro cervello, accanto all’ippocampo. Quest’ultimo ha un ruolo decisamente importante: è il punto in cui convergono le informazioni ed in cui il cervello elabora i ricordi delle esperienze e dove si crea la memoria connessa ai nostri vissuti: la memoria episodica. L’odore è connesso fortemente alla memoria episodica: il nostro cervello associa le esperienze vissute e gli odori in cui queste si sono svolte. Quindi, quando percepiamo un odore si ridestano in noi il ricordo e l’emozione a cui questo è associato. È come premere un pulsante, un determinato odore, che per una catena di associazioni incoscienti, riaccende la memoria.

I neuroscienziati affermano che, proprio a causa della mancata elaborazione da parte del talamo, il ricordo olfattivo è carico di emotività. Per tale motivo gli odori sono spesso difficili da descrivere, ma sono in grado di sbloccare ricordi nascosti, rimossi, che credevamo dimenticati.

Inoltre, l’olfatto è profondamente legato al gusto. La prova? Come descrivereste l’odore di torta al cioccolato? Dolce, ovviamente! Le parole che descrivono gli odori sono, infatti, legate al gusto; nel cervello i sistemi olfattivo e gustativo sono integrati. Come confermato da uno studio inglese, se uno dei nostri sensi viene stimolato a rievocare un ricordo, anche gli altri ricordi relativi ad altri sensi tornano a galla. Lo studio conferma, quindi, che il senso dell’olfatto ha una grande importanza nei nostri ricordi e nella loro rievocazione. Una complessità di cui non siamo consapevoli ma che siamo in grado di percepire.

Lo Scent Marketing Institute ha condotto uno studio di mercato sui consumatori degli Stati Uniti. Alcuni odori sembrano suscitare alcuni ricordi più frequentemente di altri, di seguito ne riportiamo qualcuno.

Il profumo del talco fa sentire nostalgici e protetti.

Gli odori pungenti di menta e limone acutizzano l’attenzione

Gli aromi dolciastri di lavanda, vaniglia e camomilla rilassano.

Cuoio e cedro inducono ad acquistare mobili costosi

Cibi appena sfornati fanno venir voglia di comperare una casa nuova.

Profumo di fiori e limone inducono a spendere e spandere.

Odori sgradevoli rendono tutti più nervosi.

Vale lo stesso per voi? Quali sono gli odori che riaccendono la vostra memoria?