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“Essere madri e fare carriera è possibile”, la riflessione di Ursula Von der Leyen

Ursula Geltrud Von der Leyen è presidente della Commissione Europea dal 1º dicembre 2019. Nata in Germania, ad Albrecht, e cresciuta in Belgio è stata da sempre presente all’interno del contesto politico. Pur essendosi laureata in medicina e chirurgia ha maturato l’interesse politico, dato che suo padre era ministro-presidente della Bassa Sassonia. Dal 2001 decolla ufficialmente in politica, fino a diventare nel 2005 Ministra della Famiglia per conto della Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Da quel primo incarico importante ne è passato di tempo, eppure non ha mai smesso di seguire la sua passione e le sue ambizioni. Tra le sue politiche più importanti del 2005, un impegno decisivo nei confronti delle donne. In particolar modo lo sviluppo di più asili nido per permettere alle donne tedesche di “essere madri e fare carriera”. Ursula Von der Leyen continua a spendersi in tal senso, rappresentando lei stessa un esempio di madre, donna, lavoratrice, dove una denominazione non esclude l’altra.

Ursula Von der Leyen, un esempio di donna leader nella vita privata e professionale

Durante il suo intervento in occasione del W20 Women Rome Summit, la presidente della Commissione Europea non ha fatto altro che ribadire un concetto che le sta a cuore. Una condizione a cui purtroppo molte donne sono costrette a sottostare: scegliere tra il lavoro e la famiglia. Nel 2021 è inaccettabile che sia così, ed in effetti, non dovrebbe esserlo. Con il suo discorso, Ursula Von der Leyen, ha sicuramente dato la carica giusta a molte donne per cominciare a credere di più alle proprie potenzialità.

Partendo dalla sua esperienza personale di moglie e madre di ben 7 figli, la presidente ha dimostrato come le donne possano davvero arrivare lontano.

Un punto di arrivo che, però, è determinato da diversi punti di partenza. Dunque, dall’estrema difficoltà che spesso molte donne incontrano all’interno del mondo del lavoro. La parità di genere è obiettivo e motivo di esistenza dello stesso Women20, che quest’anno si è tenuto a Roma dal 13 al 15 luglio. L’unione fa la forza e ormai da tempo questo gruppo di 98 delegate si impegna per garantire alle donne pari opportunità.

Tuttavia, è necessario anche trovare il giusto equilibrio tra i fatti e le parole. Poiché, lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha proposto tra i punti della sua presidenza un supporto concreto alla crescita delle carriere femminili, ma è necessario che ci si impegni davvero a fare ciò. Al contempo, è importante che la società abbia anche una notevole apertura mentale sotto questo punto di vista.

Una donna non deve più scegliere se essere madre o fare carriera, una scelta del genere è mera discriminazione di genere

Nello stesso videomessaggio della presidente della Commissione europea si coglie in apertura un’amara verità: “Al prossimo G20 potrei essere l’unica donna”. Un ‘affermazione rigida, ma di forte carica emotiva poiché coglie tutto l’interesse che i governi dovrebbero avere per garantire le corrette strategie a sostegno delle donne.

Abbiamo bisogno delle migliori idee al livello politico per dare le giuste opportunità a tutte le donne e per raggiungere la parità entro il 2030 abbiamo bisogno dei pagamenti dei congedi parentali, di consolidare l’assistenza per l’infanzia e per gli anziani. Sono questi gli investimenti da fare per una ripresa solida e sostenibile.

L’UE auspica ad un pieno adempimento delle pari opportunità entro il 2030, ma la stessa Von der Leyen è consapevole della strada lunga che vi è davanti. Un percorso che continua ad essere poco spianato per tante donne nel mondo.

Grandi donne di successo come Ursula Von der Leyen, Angela Merkel o ancora Kamala Harris, primo vice presidente donna e di colore, sono certamente un grandissimo esempio per tutta la comunità femminile. Al contempo, però, sembrano anche dei modelli lontani anni luce da poter raggiungere. Tuttavia, il loro impegno di donne nei confronti delle donne è illuminante. La lezione della madre della Harris, d’altro canto, la dice lunga sul suo modo di agire.

Kamala, sarai la prima a fare un sacco di cose. Ma assicurati di non essere l’ultima

Ed infatti, l’esperienza di Kamala Harris è quella di tante donne che con determinazione sono riuscite ad arrivare proprio lì, dove sognavano da tempo, senza smettere di essere madri e mogli.

Kamala, che dal 20 gennaio 2021 accompagna come vice presidente la carriera politica del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, non è madre ma ha una famiglia. Lei è, infatti, semplicemente “Momala” per  Ella e Cole, figli del marito Douglas Emhoff nati dal suo precedente matrimonio.

Si tratta, dunque, di un ennesimo esempio di donna fiera e soddisfatta della propria vita, che non rinuncia alla carriera né a dare amore e affetto alla propria famiglia. Anzi, in questo caso è stato il marito, il primo “second gentlemen” della storia americana, a rinunciare al proprio lavoro da avvocato per stare vicino alla moglie.

Scelte che per molti potranno sembrare scioccanti dato che si pongono contro quei cardini patriarcali con cui si è cresciuti. Eppure sono proprio queste decisioni che contribuiscono passo dopo passo ad aprire le porte ad un domani sempre più disponibile per le donne.

Un altro esempio di rivoluzione, nel contesto americano, è dato dall’attuale First Lady, Jill Biden, la quale al contrario delle sue predecessori vorrebbe continuare a lavorare. Si fa, inoltre, chiamare Dr. Jill Biden, perché è un’insegnante e in quanto tale vorrebbe essere riconosciuta. Oltre ad essere la moglie del 46° presidente degli Stati Uniti d’America, ci tiene, quindi, a mantenere una certa posizione lavorativa, la stessa a cui ha ambito sin da quando ha iniziato il suo percorso di studi.

Sono tutte, quindi, riflessioni su e di donne che hanno chiaro il problema della carenza di pari opportunità, e i cui gesti – da donne privilegiate – fanno la differenza. Da un lato, infatti, donano a tutte le bambine, ragazze, madri la speranza di non rinunciare mai a raggiungere i propri obiettivi. Dall’altro smuovono le coscienze, e chissà magari il loro contributo servirà anche per migliorare le condizioni politiche del proprio paese. D’altro canto dovrebbero essere, appunto, proprio quest’ultime ad adeguarsi alle esigenze delle donne e non il contrario, come, purtroppo, avvenuto sino ad oggi.



Giulia Grasso