Bisturi alla mano: la storia della facoltà rumena di Enna continua…

In MONDO by Andrea ColoreLeave a Comment

Continua la storia della facoltà rumena di medicina all’Università di Enna. Come è stato scritto nell’articolo precedente di agosto “Bisturi alla mano: ad Enna una facoltà rumena“, ad Enna l’istituzione della facoltà rumena di medicina e chirurgia ha destato un grande scandalo soprattutto per il fatto che gli iscritti sarebbero stati immuni dal test a numero chiuso.

Ora mai tutte le università si stanno apprestando ad accogliere anche gli ultimi immatricolati, i futuri medici, che hanno avuto i risultati del test il 7 ottobre. Il MIUR e il ministero della Sanità hanno stabilito più di 10 000 posti per medici e dentisti. “Le notti in bianco per migliaia e migliaia di studenti sono state ben ripagate. Molti dei nostri giovani hanno dato prova di grande determinazione anche nelle difficoltà: complimenti!” ha affermato la Dott. Anna Remi, ricordando la sua iscrizione presso la facoltà di medicina. Ma ad Enna, senza test, come si è sviluppata la situazione?

A quanto pare, i camici bianchi della “succursale” ennese (o come la definirebbe Crisafulli “un’estensione formativa in aula remota”) dell’università rumena “Dunarea de Jos” di Galati hanno iniziato subito a lavorare a pieno regime, dalla mattina al pomeriggio, a studiare rumeno, lingua che servirà per passare gli esami. Si sono costituite due classi e dalla Romania sono arrivate due professoresse che le presiedono. Si prevede che, considerando l’oscillazione del numero di iscritti, le classi potrebbero diventare addirittura tre; oltre alla facoltà di medicina e chirurgia, ne esiste una di professioni sanitarie.

Gli studenti si presentano all’ospedale Umberto I, luogo in cui si svolgono le lezioni, e si sono mostrati ben disposti ad imparare una nuova lingua e hanno sin da subito dimostrato una ligia puntualità. Fra questi però c’è anche chi non è riuscito a passare medicina a Catania o Palermo: dei “veterani”, ma anche alcune “vittime”, del sistema di istruzione italiano.

A caring professionSembra però che gli studenti dovranno svolgere comunque il test in rumeno per poter accedere ufficialmente ai corsi: gli studenti dovranno svolgere ben 360 ore di rumeno per poi ricevere insegnamenti direttamente dai docenti giunti dalla Romania. In più, i laboratori e i praticantati saranno supportati dalla Regione Siciliana.

Vladimiro Crisafulli, ex senatore PD, ha ricordato che questo progetto con Fondazione Proserpina è perfettamente coerente con le direttive UE e non contrasta affatto la direttiva nazionale. “Non è necessario – ricorda Crisafulli – che il MIUR conceda autorizzazioni: è tutto nella norma! Il MIUR non deve diffidare, ma chiedere direttamente al governo rumeno che parteciperà all’inaugurazione dell’anno accademico. Io mio occupo solo di logistica e locali atti ad ospitare i professori rumeni”.04gawa600

Ci sono state ben 2 diffide da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Alla fine l’anno accademico inizierà ufficialmente il 14 dicembre, con i test in rumeno ed è proprio per questo che gli studenti stanno studiando il rumeno propedeutico al test.

Ma il MIUR continua a reputare la scelta rumena non autorizzata, tanto che sta per giungere la terza diffida. La Giannini si è sempre mostrata ferrea oppositrice: “L’istituzione di un’università non può avvenire per libera iniziativa di privati cittadini, ma deve avere un percorso preciso”. I posti assegnati da Viale Trastevere non hanno subito alcuna variazione, ma il caso della facoltà rumena è ancora aperto…

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Andrea Colore

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Nato a Milano nel 1996, dopo essersi diplomato al liceo scientifico di Cantù (CO), si iscrive al corso di laurea in lettere classiche presso l'Università degli Studi di Milano. Collabora da agosto 2015 con il sito "Social Up! Your daily lifestyle magazine". I suoi interessi spaziano in molti campi dello scibile e afferisce, all'occorrenza, a molte sezioni del sito. E' responsabile della sezione cultura.

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