La legge di protezione eugenetica giapponese che obbligava alla sterilizzazione

Dalia Smaranda

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Il termine Eugenetica deriva dal greco antico εὐγενής/ eugenes (“ben nato”) e fa riferimento a teorie e pratiche scientifiche che hanno lo scopo di migliorare la qualità genetica di un gruppo di persone oppure di un’intera popolazione. Tra i suoi più grandi esperti il filantropo Frederick Henry Osborn, vissuto dal 1889 al 1981, che vedeva l’Eugenetica come una vera e proprio filosofia sociale, cioè che fosse strettamente legata al bene della società. La sua teoria consisteva nell’aumentare la presenza di individui con tratti genetici positivi e ridurre drasticamente invece quelli che presentavano tratti genetici negativi. Tutto questo avveniva eliminando il problema alla radice evitando quindi la nascita di persone “indesiderate” attraverso la sterilizzazione.

La pratica della protezione dell’Eugenetica nazionale è stata adottata in periodi diversi da moltissimi stati europei, americani ed asiatici. In Europa parliamo di Regno Unito, Francia, Svezia e Finlandia. Importante sottolineare come questa corrente prese piede anche in Italia nel periodo bellico e trovò consensi sia nella Sinistra politica con la visione di riforma sociale, sia nella Destra per via della teoria del nazionalismo. Quello fu infatti un periodo caratterizzato da un intenso dibattito sul legame tra eugenetica e pratiche come la sterilizzazione e controllo delle nascite. Nacquero quindi entità come la “Società Italiana di Genetica e Eugenetica”, l'”Istituto di Previdenza e Assistenza Sociale” e la “Società Italiana per lo studio delle Questioni Sessuali” ma non ci fu mai una vera a propria legge che obbligava gli individui con un patrimonio genetico negativo all’aborto oppure alla sterilizzazione.

La protezione eugenetica giapponese

Non avvenne lo stesso in Giappone, che obbligò per 50 anni la sterilizzazione di più di 16.000 persone. Nell’era giapponese della Shōwa, i governi si prefissarono l’obiettivo di aumentare il numero di giapponesi geneticamente perfetti, cercando così di diminuire drasticamente il numero di persone che presentavano malattie genetiche, problemi psicologici e disabilità di vario genere. Nel 1940 viene promulgata la prima legge nazionale sulla protezione eugenetica giapponese sotto il governo Konoe attraverso la quale furono sterilizzate 454 persone. Nel 1948 la legge cambiò ampliandosi alla sterilizzazione come prevenzione. Era previsto infatti che questa pratica fosse applicata su criminali che avevano una predisposizione genetica a commettere reati. Le malattie che secondo i giapponesi influivano di più sui crimini erano il daltonismo, l’albinismo, l’ittiosi e l’emofilia. Nel 1952 furono aggiunte anche tutte le malattie mentali come il disturbo bipolare, la psicosi, la depressione, la schizofrenia per arrivare infine all’epilessia.

La sterilizzazione non fu l’unica pratica di protezione eugenetica giapponese, nell’agosto del 1945 fu istituito un servizio di prostituzione rivolto ai soldati alleati della seconda guerra mondiale per preservare la purezza del popolo giapponese. Tra le dichiarazioni ufficiali sull’argomento una in particolare sottolinea la gravità della legge: “attraverso il sacrificio di migliaia di ‘Okichis’ dell’epoca Shōwa, si costruirà una diga per fermare la pazza furia frenetica delle truppe di occupazione e coltiveremo e preserveremo la purezza della nostra razza per il futuro”.

Questo argomento conosciuto e condiviso per anni in Giappone non è stato mai del tutto denunciato in quanto le ultime leggi sulla protezione dell’eugenetica sono state abrogate nel 1996. Quest’anno però un’anziana donna giapponese ha deciso di presentare la prima causa contro lo Stato giapponese e le sue leggi di protezione di eugenetica.  La donna tramite il suo avvocato denuncia lo Stato per non aver mai approvato delle misure specifiche dopo l’abrogazione della legge come servizi di assistenza per l’accesso a rimedi sanitari e legali rivolte a tutte le vittime. Cosa già raccomandata al Giappone nel 2016 dal Comitato delle Nazioni Unite.

La donna affetta da una disabilità di apprendimento dovuta ad una precedente operazione chirurgica fu sterilizzata all’età 16 anni mentre lavorava come domestica. Nei documenti presentati dall’anziana risulta anche la data e il luogo che testimonierebbero la sua sterilizzazione e il fatto che lo stesso giorno furono operati altri due bambini di 10 e 9 anni. Esistono documenti che provano la sterilizzazione nel solo territorio della signora (Sendai) di ben 859 individui con annesse giustificazioni sulla motivazione di tale operazione. Questi documenti di protezione eugenetica giapponese risalgono al periodo che va dal 1963 al 1986 quindi non si tratta di pratiche molto lontane nel tempo.

Avvenimenti storici di massa come questo ci inducono a riflettere su come il concetto di dignità dell’uomo sia cambiato nel tempo. Nel 2018 confidiamo nel fatto che essa non si possa più legare al concetto di contesto culturale o politico e che a giudicare la “dignità” di un’esistenza non siano gli altri ma la persona in questione. Conoscere il passato è un grande stimolo per il futuro, che speriamo trovi riscontro in particolare ad argomenti come questo ma soprattutto che le vittime di tale legge abbiano almeno un piccolo risarcimento per qualcosa che non potrà mai tornare indietro: una vita serena.