Vi spieghiamo perché una mimosa non cambierà il futuro

L’8 Marzo non è un giorno di festa, non è la festa della donna, ma è il giorno della memoria.

I giorno della festa della donna è un giorno della memoria. È  vero, magari non è paragonabile al giono della Shoa, ma è pur sempre un giorno per pensare. È un giorno per pensare perché le donne uccise sono aumentati del 71% durante la pandemia, il gender pay gap è ancora una piaga sociale. Anche se lavoriamo, veniamo pagate di meno, pensate che lo squilibrio annuo è di 13700 euro. Per non parlare del fatto che non ricopriamo mai ruoli amministrativi. Assurdo che, nelle imprese italiane, solo il 22% delle donne abbia un ruolo di potere!

girl holding fight like a girl-printed paper beside woman holding plastic pack

Noi donne non siamo libere del nostro corpo. Veniamo giudicate assassine se decidiamo di abortire ed etichettate come “tr**e” se indossiamo una gonna troppo corta o dei pantaloni troppo aderenti. Denunciare una violenza o uno stupro è avvilente perché agli occhi della società sei quella (ma anche quello) che se l’è cercata. “Insomma chi andrebbe in giro in piena notte conciato così? Secondo me, un po’ se l’è cercata”, questo è quello che giornalmente gente con diritto di parola si lascia scivolare tra un come stai “ e un “tutto bene, grazie”. Però almeno abbiamo una giornata tutta per noi. Wow, bel riconoscimento. Ci facciamo tanto con una mimosa e un “buona festa della donna”.

Ascoltiamo le testimonianze di  3 giovani donne che ogni giorno si battono per affermare chi sono. Perché non serve essere qualcuno per poter dire la propria opinione.

Essere donna – Le testimonianze

Per quanto mi riguarda, ho una visione abbastanza neutrale del mondo di oggi. Mi spiego meglio… Penso che ci siano aspetti positivi ma anche tanti negativi.  In primis sono contenta che, seppur lentamente, gli stereotipi stanno affievolendosi. La moda ha dato la spinta giusta e da quando ha iniziato ad essere compresa di più, abbiamo fatto piccoli passi da gigante.

Le etichette però che siano quelle dei brand dietro alle maglie oppure gli aggettivi attribuiti alle persone (e alle donne nello specifico), esistono ancora e la strada è troppo, ancora, in salita. Percepisco troppa discriminazione sotto tutti i punti di vista e ambiti della vita (non mi riferisco solo ai discorsi di BLM o LGBTQ+). Inoltre, toccando piano l’argomento lavoro, purtroppo ad oggi, nonostante le tante campagne di inclusività dei giovani e delle “minoranze”, trovo ancora troppa ingiustizia, soprattutto qui, in Italia. Vedo molta tutela di noi giovani solo a parole e non nei fatti. Causa Covid poi non potendo uscire dal paese,non vedo grandi possibilità. La speranza è sempre rivolta allo smart working e alla fine della pandemia verso cui mi auguro riusciremo ad arrivare entro l’anno…

Però nell’essere donna c’è anche un lato positivo. Insomma, siamo pur sempre donne e, quando non ci demoliamo, abbiamo la forza di un carro armato. Il lato positivo lo trovo nell’arte. Forse sono un po’ di parte visto che restiro questo magico mondo ogni giorno, ma ora mi spiego meglio. Infatti, questo mondo, in questo momento sembra essere il più recettivo e credo fortemente che proprio qui la figura della donna e qualsiasi altra figura, con un animo sensibile, possa spiccare.

Federica, 24 anni – Latina

girl standing on gray concrete pavement during daytime

Per me “essere donna” non è un concetto o qualcosa da poter minimizzare in una definizione. Per me essere una donna significa quotidianamente crearmi una libertà attraverso coraggio e determinazione.

Voglio essere chi sono e come sono senza sentirmi in dovere di assecondare qualcun altro al di fuori di me stessa. Essere una donna oggi significa affrontare momenti di difficoltà e a volte avere paura di ciò che si ha intorno ma ciò che ci rende così inarrestabili è proprio la capacità di rialzarci e affrontare l’inferno per poter arrivare ad essere fiere di ciò che siamo. Sono una donna fiera e libera perché mi batto ogni giorno per esserlo in ogni situazione della mia vita: sono la padrona della mia mente, del mio corpo e della mia anima.

Per essere una donna oggi ci vuole forza e fierezza: nessuno può dirci cosa possiamo o non possiamo fare ma le prime a dover credere nelle nostre potenzialità siamo proprio noi. A volte, per mancanza di autostima o semplicemente per auto sabotaggio, ce ne dimentichiamo.

Le donne sono fatte per essere libere di correre per le strade del mondo e per conquistarsi un posto tutto loro. Siamo in grado di farlo e dobbiamo farlo, ma non per gli altri, per noi stesse. Essere una donna oggi non è facile ma quando lo è mai stato? È la forza che ci salva. Ricordiamoci che è sempre e solo dentro di noi.

Valentina, 22 anni – Bologna

sticky notes on wall

Cosa vuol dire essere donna nel 2021? In una società in cui progresso è sinonimo di regressione e in cui l’apparenza è più importante della sostanza, essere donna non è semplice.

Ogni giorno è una lotta contro stereotipi ed etichette che impongono uno standard da seguire, contro il bigottismo sociale e il patriarcato. Mi ritengo una femminista non perché credo nella supremazia femminile, o che le donne siano migliori degli uomini, ma semplicemente credo che una donna debba essere trattata come tale.

È assurdo come ancora questo divario sia tangibile e la parità di genere sia ancora un traguardo lontano. Sono stanca di vivere in una società in cui la libertà sessuale è ancora un taboo, in cui il catcalling è uguale al fare complimenti e lo stupro è all’ordine del giorno: perché devo avere paura di camminare per strada da sola? Perché devo far finta di chiamare qualcuno e tenere le chiavi in mano per rientrare a casa? Avere paura, tenere la testa bassa, accelerare il passo, mentre dall’altra parte degli uomini estranei che non sanno cosa significhi essere dall’altra parte. Voglio camminare per strada senza paura, quindi rettifico, sono una femminista arrabbiata e fin quando staremo in silenzio e non ci sarà una maggiore sensibilizzazione la situazione resterà tale.

Luna, 22 anni – Trapani



Silvia Menon