Una vita in codice: Elizabeth S. Friedman, la pioniera della crittoanalisi

Camilla Antonioni

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La memoria storica è una delle più preziose risorse che ha in possesso l’uomo per ricordarsi da dove proviene, e di conseguenza migliorarsi. Capita, però, a volte che tale memoria abbia delle amnesie, e – diciamocelo – soprattutto per quanto riguarda il genere femminile. E’ capitato infatti che nomi di grandi scienziate siano stati glissati da personalità maschili; oltre al caso scientifico, vorremmo attirare l’attenzione dei lettori su un’organizzazione che nacque addirittura prima della nascita di organismi di spionaggio ufficiali e che contribuì a decrittare i codici più complessi e fondamentali di sempre: dai messaggi cifrati dei nazisti ai segnali in codice della gang di Al Capone.

Finalmente oggi le storie delle più abili decifratrici di codici sono riprese in un articolo pubblicato da BBC Future. Il nome di Elizebeth Smith Friedman (1892-1980) è il primo a comparire; la Friedman fu una pioniera della criptoanalisi negli Stati Uniti, e protagonista della biografia The Woman Who Smashed Codes (“La donna che distruggeva codici”) di Jason Fagone.

A soli venticinque anni le fu affidata la decrittazione dei codici militari per gli Stati Uniti, ancor prima che nascessero la CIA e l’NSA. Elisabeth si ritrovò a lavorare in una villa-laboratorio nell’Illinois gomito a gomito con quello che sarebbe diventato suo marito, William Frideman.

Era il 1917 e gli USA erano appena entrati nella Prima guerra mondiale. George Fabyan, il proprietario del laboratorio di Riverbank, assunse i due per un progetto di ricerca: si trattava di dimostrare che le opere attribuite a Shakespeare erano state in realtà composte da un suo contemporaneo, il filosofo Francis Bacon, e che alcuni sonetti shakespeariani contenevano messaggi cifrati che provavano questa attribuzione.

Elizebeth aveva studiato letteratura ed era un’appassionata di Shakespeare, William aveva un dottorato in genetica, ma, soprattutto, entrambi avevano una innata abilità nel riconoscere pattern ricorrenti, essenziale per il lavoro di decrittazione. Il passo dall’analisi dei sonetti all’analisi di codici militari spediti da Washington fu breve.

Fu proprio nel laboratorio di Riverbank che il talento di Elisabeth prese così forma. La giovane, aiutandosi con brevi annotazioni in matita sotto i messaggi, affinò la sua tecnica, e l’ordine apparentemente casuale delle lettere dei codici cifrati si rimescolava indicando associazioni sensate.

Dopo la guerra, negli anni del proibizionismo, Elizebeth fu assunta dalla Marina degli Stati Uniti, dove le sue abilità di criptoanalisi servirono a monitorare il contrabbando, il traffico di droga e altri commerci illeciti. A lei e all’unità da lei comandata si devono intercettazioni che inchiodarono alcuni componenti della banda di Al Capone, e addirittura lo smascheramento di alcune spie naziste nell’atto di fomentare una rivoluzione in Sud America a danno degli Stati Uniti.

In quegli anni anche altre figure femminili esperte di criptoanalisi cominciavano ad emergere. L’esercito e la marina USA assoldarono migliaia di giovani donne esperte in matematica, logica e lingue straniere, che arrivarono a decifrare codici complessi, inclusi alcuni messaggi della marina giapponese.

Genevieve Grotjan, matematica del gruppo guidato da William Friedman, si deve la decrittazione, nel settembre 1940, del primo messaggio del Purple code, il sistema in codice che il Ministero degli Esteri giapponese utilizzava per scambiare messaggi con le sue ambasciate nel mondo.

Anche oltreoceano, in Inghilterra, avvenne un processo simile, in particolare a Bletchley Park attorno alla figura di Alan Turing. Tra le menti di rilievo per la decodifica di Enigma, nella stessa impresa si distinsero anche Mavis Batey e Margaret Rock.

Il lavoro di alcune di queste figure rimane tutt’oggi taciuto, ovviamente per motivi di sicurezza e segretezza. Ma c’è differenza tra il silenzio e l’oblio; queste donne hanno collaborato alla sicurezza nazionale – e mondiale – rimanendo dietro alle quinte. Riabilitare il loro lavoro attraverso la loro corrispondenza e altri documenti storici aiuterà a riportare parità di meriti e di genere in una disciplina a lungo considerata appannaggio degli uomini.