La bizzarra sindrome da auto-fermentazione alcolica

Immaginate di consumare la cena, magari una pizza o un buon piatto di pasta, per svegliarvi il giorno seguente in preda ad un post sbornia da manuale senza aver bevuto un bicchiere. Questa è la surreale condizione in cui può trovarsi catapultato un individuo affetto da Auto Brewery Syndrome, più comunemente nota come sindrome della fermentazione intestinale, una condizione patologica per cui il cibo fermenta nell’intestino producendo alcol etilico, la stessa sostanza contenuta nelle comuni bevande alcoliche.

Si tratta di una condizione abbastanza rara che, erroneamente, può essere idealizzata come divertente o piacevole. In realtà, nasconde innumerevoli problematiche. Se, in un individuo perfettamente sano, i cibi vengono digeriti senza andare incontro a fermentazione alcolica significativa, le persone affette da questa sindrome producono a livello intestinale dosi intossicanti di alcol, l’equivalente di qualche cocktail di troppo. Il problema è che la sbornia non è organizzata né limitata alla notte brava d’un sabato sera, bensì si ripete ogni qual volta il paziente consuma un pasto ricco in carboidrati. Curiosi di sapere perché?
Tutta colpa dei lieviti. La flora intestinale umana è, comunemente, composta in maggioranza da batteri appartenenti ad un numero di specie differenti compreso tra 500 e 1000, inquilini simpatici e anche un po’ esigenti che influenzano la nostra vita a loro modo. Negli individui affetti dalla sindrome da fermentazione intestinale, il micro-ambiente dell’apparato digerente è tanto particolare da consentire una proliferazione eccessiva del lievito responsabile della fermentazione alcolica, il Saccharomyces cerevisiae. A sentire questo nome, può sembrare sconosciuto ed altisonante, ma non parliamo d’altro che del banalissimo lievito di birra, tanto amato tanto in cucina, quanto in birrificio.

Questo particolare lievito, non è altro che un organismo semplice, composto da una sola cellula, che ricava energia dallo zucchero, il glucosio che ben conosciamo, restituendo in cambio anidride carbonica ed alcol etilico puro. L’alcol è di per sé una sostanza volatile, altamente solubile che, per tanto, viene rapidamente assorbita a livello intestinale per finire direttamente nel circolo sanguigno e seguire lo stesso tragitto del maledetto Long Island troppo carico che avete bevuto la scorsa settimana.
‘Poco male’ – direte voi-  ‘tutti sopravvivono al dopo-sbronza con gli adeguati rimedi’, ma siete certi di poter dire lo stesso quando l’hangover non è più l’eccezione della domenica mattina, ma il seguito del pranzo della domenica?

Essere perennemente intossicati dall’alcol ha una serie di ripercussioni sull’equilibrio del corpo, in un certo qual modo le stesse a cui va in contro un alcolista. Certo, il nostro fegato ha spalle larghe a sufficienza da occuparsi di smaltire l’alcol e tutte le sostanze tossiche da esso derivanti, ma smaltirle ha un prezzo:

  • disidratazione: l’alcol è un potente disidratante. Agendo a livello dell’ipotalamo, induce una maggiore produzione di urina. Con essa, oltre ai liquidi vengono espulsi anche sali di vario genere che creano uno scompenso elettrolitico, alla base del senso di debolezza e del mal di testa.
  • ipoglicemia: all’interno delle cellule del fegato, le reazioni di scomposizione dell’alcol etilico diminuiscono il pH e questo inibisce la produzione di glucosio attraverso un processo noto come gluconeogenesi. La conseguenza naturale è che abbiamo meno zuccheri nel circolo sanguigno e, quindi, bassi livelli di glicemia.
  • permanenza dell’acetaldeide nel corpo: l’acetaldeide è uno dei prodotti del catabolismo dell’alcol etilico ed è tossico. Normalmente viene prontamente smaltita dal corpo, ma se il quantitativo di alcol in circolo è molto elevato, il corpo potrebbe aver bisogno di più tempo per liberarsene.

Se una persona sana può evitare questa sequela di inconvenienti scegliendo, semplicemente, di non bere o, in ogni caso, di farlo con moderazione, un individuo affetto da sindrome della fermentazione intestinale deve cambiare totalmente abitudini. Non esiste alcun tipo di cura, ma si può ridurre la fermentazione avendo cura di non assumere troppi carboidrati e di seguire una dieta ricca di verdure e proteine. Questo aiuterà a ridurre i sintomi fisici ed anche il disagio psicologico derivante da una condizione così particolare: vivere nel terrore di ritrovarsi improvvisamente brilli a causa di un boccone sbagliato, non è di certo una cosa piacevole.



Silvia D'Amico