A refugee covered in a blanket, while standing in line.

#RefugeeCameras: il viaggio per l’Europa attraverso gli occhi dei rifugiati

Va sempre più di moda raccontare la propria vita e la propria quotidianità attraverso la fotografia. I social network pullulano di scatti di ogni genere, grazie ai quali riusciamo a cogliere le mille sfaccettature del mondo che ci circonda. Una buona fotografia è magica, perché ha il potere di suscitare emozioni, ricordi, sensazioni uniche e senza tempo. Ma soprattutto, è con un semplice scatto che possiamo raccontare e raccontarci, perché si sa: un’immagine vale più di mille parole.

E’ proprio questa l’idea alla base di #RefugeeCameras, la mostra realizzata dal giovane fotografo tedesco Kevin McElvaney, che racconta il viaggio dei migranti verso l’Europa attraverso le immagini. Ma questa volta, a scattare le fotografie durante il travagliato percorso sono gli stessi migranti, proprio quelli che con sacrificio e fatica tentano di arrivare verso la terra in cui sognano un futuro migliore. Immagini, dunque, immortalate da una prospettiva diversa, dall’occhio di chi è in fuga, di scappa, di chi in quel viaggio ha scommesso tutto. Sono foto che raccontano momenti di vita vera, di speranza, di paura, di condivisione, di apparente normalità.

Il lavoro di Kevin è iniziato nel dicembre 2015, quando gli venne l’idea di portare con sé, durante un viaggio a Izmir, in Turchia, 15 macchine fotografiche usa e getta, con 27 scatti disponibili, e altrettante buste affrancate con sopra il suo indirizzo. La sua idea ha trovato risposta in alcuni migranti, che hanno collaborato al fotoreportage, pronti a documentare ogni tappa del loro viaggio dal proprio punto di vista. Poi Kevin si è spostato a Lesbo, Atene e Idomeni unendosi nel cammino con chi ancora doveva affrontare il viaggio verso l’Europa. Sette sono le macchine tornate al mittente, i cui scatti sono diventati testimonianze visive e parte dell’esposizione, che raccoglie le immagini realizzate da profughi siriani, iracheni, iraniani, ma anche lavori di celebri fotografi professionisti che hanno aderito al progetto e lo sostengono.

Con lo scopo di restituire alle comunità gli sguardi, i percorsi, le riflessioni offerte dall’occhio privilegiato dei profughi, la mostra sta toccando diverse città europee e adesso #RefugeeCameras è approdato anche in Italia. Dopo la tappa di Milano, proposta dal Goethe-Institut Palermo nell’ambito della sezione Arti Visive del Festival delle Letterature Migranti, la mostra è visitabile fino al 25 ottobre nello spazio Living Lab della Galleria d’Arte Moderna del capoluogo siciliano.

Sofferenza, voglia di condividere il proprio viaggio e di farlo sapere al mondo, povertà, ma anche sorrisi, giochi di bambini, momenti felici: ecco l’essenza di #RefugeeCameras inserisce un nuovo tassello nella rappresentazione della crisi migratoria, che mai come in questa circostanza è stata raccontata direttamente dallo sguardo dei migranti. Già con il progetto “In my eyes”, noi di Social Up avevamo sottolineato il grande valore dello strumento fotografico, in grado di superare le problematiche comunicative e di stimolare la sfera emotiva degli individui. Con #RefugeesCameras, esso acquisisce un valore in più, che pone l’individuo al centro, aldilà dell’anonima definizione di rifugiato.



Catiuscia Polzella