Passato e presente: continuità o distacco?

Camilla Antonioni

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Il nuovo millennio è l’era della supremazia tecnologica, l’era della velocità, dell’efficienza, dei social network come fonte primaria di informazione, l’era del cambiamento.

La società odierna è in un costante vortice di movimento, di progresso, di rivoluzione. Tutto è più vicino, tutto è più conoscibile, tutto è nuovo.

Ogni epoca a suo tempo si è sempre sentita “la migliore”, in quanto con un salto è riuscita a sorpassare quella precedente, anche se con non poca fatica e, diciamocelo, non poca presunzione.

I millennials – i cosiddetti “figli del futuro” – ci stanno già col fiato sul collo, pronti a scavalcarci con i loro nuovi e migliori strumenti. E’ tutto talmente così “fast” – anche la mescolanza linguistica è sintomo della nostra epoca moderna – che abbiamo perso di vista da dove proveniamo, cosa ci ha resi gli esseri umani così ultratecnologici ed efficienti come siamo oggi.

Tale articolo non vuole essere una lezione di retorica, e men che meno di morale, su cosa significhi aver perduto il senso di continuità tra un’epoca e l’altra che ci ha permesso di diventare la società che siamo attualmente. E’ piuttosto uno spunto di riflessione per riconsegnare al passato il valore che merita, l’onore – e l’onere – di potersi definire come trampolino di lancio per il nostro sviluppo.

Un grande insegnamento ci giunge dalla filosofia e dall’artisticità romantica; i Romantici, per l’appunto, sostenevano la delineazione di una “nuova oggettività” che fosse alla base della loro filosofia. Il confronto antico-moderno e classico-romantico è stato sempre un punto cardine del loro pensiero; essi infatti sostenevano l’importanza della lezione del passato per poter usufruire della offerta del futuro. Un confronto – quello tra antico e moderno – che non era però vissuto come uno scontro, bensì come un prosieguo nel tempo di una mentalità che si è fatta portavoce di cambiamento. Per “nuova oggettività” si intendeva, infatti, uno scardinamento dei valori precedenti per poterne creare di nuovi facendo leva proprio sulla loro importanza posseduta nel passato.

La lezione del passato per creare dunque un futuro dalle radici forti e soprattutto ben radicate. 

E’ questo il difetto della nostra società: la smania di progresso e di innovazione che però ha reso miope un futuro che potrebbe diventare ancora più grande di quello che è oggi, se solo si appoggiasse agli insegnamenti pregressi.

Noi uomini del duemila pensiamo di avere la verità in tasca, che mai nessuno prima di noi sia passato attraverso le difficoltà che stiamo vivendo attualmente; sicuramente ogni epoca ha le sue dinamiche e difficoltà, ma c’è un grande punto che ogni cultura ha sempre avuto in comune: l’umanità. Siamo gli stessi esseri umani, con le stesse pulsioni e sensazioni, che duemila anni fa disquisivano di retorica e stendevano le grandi regole morali della società.

Noi uomini del duemila ci siamo dimenticati la nostra umanità; ci siamo dimenticati da dove proveniamo, e siamo piuttosto accecati da questa bulimia dell’immagine che ci ha fatto perdere il senso della realtà concreta.

“Il greco e il latino non servono a niente”, ho spesso sentito dire. Forse a livello pratico è anche vero, io non faccio la lista della spesa in greco e non pago alla cassiera destreggiandomi in distici elegiaci; ma se andassimo un po’ più in profondità della mera praticità sono convinta che chiunque sarebbe d’accordo con me nel sostenere che un brivido lungo la schiena nascerebbe a chiunque se leggesse l’inquietudine passionale della povera Didone del libro IV dell’Eneide di Virgilio all’abbandono del suo amato Enea, la stessa inquietudine che sorge a una spunta blu di whatsapp rimasta senza risposta.

Il passato siamo noi. E’ la stessa umanità, sono le stesse angosce e le stesse passioni, anche se ovviamente con strumenti diversi.

L’importante è saper distinguere il progresso dalla distruzione, in quanto il primo ci dà la forza per andare avanti ricordandoci l’importanza di guardare indietro, la seconda porta solo all’oblio.