“Le otto montagne” di Paolo Cognetti: il romanzo da Premio Strega 2017

Sandy Sciuto

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Contro ogni pronostico, compreso il nostro, il Premio Strega 2017 è stato vinto dal libro “Le otto montagne” di Paolo Cognetti con ben 208 voti. Una vittoria inaspettata ed imprevista per molti, ma che non sorprende coloro i quali hanno letto il libro.

“Le otto montagne”, edito da Einaudi, è un romanzo sull’amicizia e sulla montagna, sinonimo allo stesso tempo di solitudine ed accoglienza.

Pietro, il protagonista, racconta in prima persona circa trent’anni della sua vita, passata a comprendere i genitori, a cercare la bellezza autentica della montagna e a capire quale sia il suo posto nel mondo.

Pietro vive con i suoi a Milano, ma l’amore del padre per la montagna fa sì che, fin da piccolo, Pietro passi l’estate ed altri periodi dell’anno in montagna a Grana. È qui che Pietro si confronta con il padre, il quale gli insegna a scalare le alte vette e a ritrovare sé stesso nella bellezza incontaminata e nel lento procedere della natura. È sempre qui che Pietro conosce Bruno, un ragazzino che ha sempre vissuto lì, con il quale instaurerà un profondo legame di amicizia.

Le giornate passano scoprendo percorsi per arrivare alle cime delle montagne più alte o inseguendo fiumi. Pietro riconosce subito che la montagna non può essere il suo habitat naturale, così come la vive il padre, (cioè senza paura, senza avere mai tregua ed essendo costantemente attanagliato dall’esigenza di arrivare sempre più in alto). Invece, con Bruno scopre un modo diverso e più vicino a lui di amare la montagna con tutti i suoi elementi e le sue meraviglie, rendendosi conto che: “Forse è vero, come sosteneva mia madre, che ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene”. È il momento vissuto insieme da piccoli che garantisce a Pietro e a Bruno di essere quel tipo di amici su cui poter sempre contare, anche se lontani.

Quando, cresciuti, si ritrovano perché il padre di Pietro gli ha lasciato in eredità  un immobile a Grana, Pietro e Bruno, seppur cambiati esteticamente, sono sempre gli stessi. Passano quattro mesi insieme a costruire la casa, durante i quali è un continuo conoscersi tra certezze del passato e novità del presente. Intanto, però, le loro vite proseguono. Grazie a Pietro, Bruno conoscerà Lara e diventerà padre – ma la felicità non dura per sempre – e Pietro, nel frattempo, cercherà un modo tutto suo per essere nel mondo (andando a vivere in Nepal) e lascerà tutto per raggiungere Bruno nel periodo peggiore della sua vita. La grande consapevolezza di Pietro è che: “tutte le montagne in qualche modo si somigliano, eppure non c’era niente, lì, a ricordarmi di me o di qualcuno a cui avevo voluto bene, ed era questo a fare la differenza. Il modo in cui un luogo custodiva la tua storia. Come riuscivi a rileggerla ogni volta che ci tornavi. Poteva esisterne solo una, di montagna così, nella vita, e in confronto a quella tutte le altre non erano che cime minori, perfino se si trattava dell’Himalaya”.

La forza del libro risiede nell’aver saputo raccontare un luogo come la montagna, madre e allo stesso tempo nemica, collegandolo ad un rapporto di amicizia tra due ragazzi, diventati adulti, senza tralasciare gioie e fallimenti di entrambi che, seppur lontani, si supportano. Ciò che non manca mai nella trama che si sviluppa è la costante presenza di solitudine ed accoglienza nelle vite di Pietro e Bruno. Pietro sostiene: “Quel che dovevo proteggere, in me, era la capacità di stare solo. C’era voluto del tempo per abituarmi alla solitudine, farne un luogo in cui potevo accomodarmi e stare bene”. La solitudine come ricchezza e necessità per scoprire che: “Uno trova il proprio posto nel mondo in modi meno imprevedibili di quanto creda”. L’accoglienza impersonata dalle montagne e dalla casa a Grana, rifugio sicuro per entrambi nei momenti peggiori della loro esistenza.

La storia raccontata risulta maggiormente autentica perché il lettore percepisce che lo scrittore – come ha confermato in molte interviste – ha fatto esperienza di quanto scritto. Cognetti vive tra i monti della Valle d’Aosta, è stato in Nepal e i rapporti col padre e con l’amico esistono nella realtà. Non è un libro autobiografico, ma prende spunto da quello che vive e che conosce.

Oltre la linearità della trama, si apprezza lo stile adoperato ed il modo di rendere certe scene reali. Cari lettori resterete ammaliati da come Poalo Cognetti sia stato capace di rendere meraviglioso il Monte Rosa solo con le parole e come sia fautore della vostra improvvisa voglia di vedere i posti descritti, nonostante siate tipi che scelgono sempre il mare, a discapito della montagna!

Non sorprende sapere che c’è chi ha già mostrato interesse per rendere “Le otto montagne” una pellicola cinematografica e che Paolo Cognetti, nonostante il premio Strega 2017 gli abbia regalato notorietà e visibilità, sia tornato tra le sue montagne con la certezza che del mestiere dello scrittore, finalmente, può farne un lavoro.

“Le otto montagne”, Paolo Cognetti, Einaudi Editore, pagg. 208, € 18,50

Buona lettura!