La nostra storia: elogio del padre nella Colombia di Héctor Abad Gómez

Dal 17 giugno al cinema “La nostra storia“, di Fernando Trueba, distribuito dalla Lucky Red in Italia, è una pellicola a dir poco intensa, avvolgente come il calore della famiglia descritta, sui cui svetta, non a caso, l’amore del figlio (e dei figli) per la figura paterna.

Film biografico incentrato sulla figura del padre, è tratto dal romanzo di Héctor Abad Faciolince e racconta la vita di Héctor Abad Gómez , medico avanguardista per la vaccinazione, padre e attivista colombiano per i diritti umani.

Girato metà a colori e metà in bianco e nero, La nostra storia è un “affresco” familiare caldo, dettagliato, potente,  con un’ attenzione pedissequa per lo sguardo che i familiari si scambiano gli uni con gli altri: la macchina da presa è tutt’altro che fredda nel descrivere la loro vita di tutti i giorni, le loro gioie, i loro drammi; la regia è armoniosa, attenta alle espressioni, ai dettagli e ai ricordi, con uno stile che ricorda a tratti il nostro Tornatore (ad esempio Baaria).

Fernando Trueba riesce a rendere con maestria il legame viscerale  della famiglia, fondamentale, a tratti anche caotico come  Medellín, una città sovrabbondante di energia, ma anche di ignoranza, chiusura, criminalità e violenza. In tale contesto la figura del padre, interpretato da un Javier Cámara veramente ispirato, da sempre attesa, sempre modello e punto di riferimento positivo, rappresenta il vertice, il tutto con il quale si confronta il protagonista maschile del film, da bambino e poi da adulto.

E’ così che il ridente passato, l’ammirazione totale, l’affetto dell’infanzia vengono descritti dalla regia con colori accesi e vividi nella caotica, ma vitale Medellín; mentre nel presente filmico, quando il protagonista diventa adulto, con una scelta registica originale, i conflitti con il padre, le incomprensioni, il dolore legato ai lutti sono rappresentati in bianco e nero. La scelta è originale perché solitamente è il passato ad essere rappresentato in tale modo.

Si tratta di un film che prepara gradualmente lo spettatore per un finale, che pur essendo presto intuibile, colpisce con una potenza visiva ed espressiva memorabile.

Pellicola dalla regia carica di contenuti, immagini, dettagli, aneddoti,  non certo scarna, La nostra storia vuole collegare la vicenda di un singolo uomo, il carismatico Héctor Abad Gomez a quella di tutti coloro che si battono per rendere ciò che li circonda migliore.

La denuncia contro la criminalità colombiana è in realtà indiretta, seppur fortemente presente: il film assume infatti più il taglio del racconto personale, piuttosto che della pellicola politica. La scelta funziona, perché ragionando sul bene fatto, si fa emergere cosa significhi perdere chi è stato in grado di operare gratuitamente quel bene.

Un film toccante dunque, che, certo, è in qualche modo “agiografico” lì dove esalta la figura reale descritta; ma lo fa con eleganza, connettendo tale “venerazione” con l’affetto che un figlio prova nei confronti del proprio padre. La carica emotiva è talmente forte da far funzionare perfettamente il racconto della personalità di Héctor Abad Gómez, focalizzandosi anche, qui e lì, su alcune ombre.

Quasi un album di famiglia interattivo, “La nostra storia” è senza dubbio un buon film, dalla componente tecnica elevata, quasi una risposta a Roma di Cuaron: film che esaltava la figura materna.

La nostra storia esalta la sinergia familiare e l’immagine paterna, con uno stile registico frizzante e imperioso, piuttosto che con la macchina da presa meditativa, pensosa, e la narrazione metaforica, adottata nel bianco e nero di Cuaron.

Recentemente, tra i film italiani, l’attenzione-venerazione per la figura paterna è stata resa da Padrenostro di Claudio Noce, film che purtroppo nonostante alcune scene tecnicamente ben girate, che ben rendono l’attesa e il confronto con la figura paterna, non ci ha convinto nel finale.



Francesco Bellia