Intervista a Maldestro: “Il premio più grande è riuscire ad emozionare le persone”

Con la sua “Canzone per Federica” si è reso protagonista dell’ultima edizione del festival di Sanremo nella categoria giovani, portando una ventata di fascino e di eleganza che lo hanno spinto ad allontanarsi dai soliti cliché della tradizione dell’Ariston. Antonio Prestieri in arte Maldestro, rivelazione autoriale della musica italiana, annuncia il suo nuovo album “I muri di Berlino” in uscita il 24 marzo e si racconta a Social Up.

Partiamo dalle tue origini artistiche: quando hai iniziato ad interessarti alla musica e perché?
A nove anni, quando mia madre mi regalò un pianoforte.

Il tuo nome d’arte è Maldestro: ti consideri tale anche nella vita di tutti i giorni?
Soprattutto nella vita di tutti i giorni.

Di te è noto l’impegno che investi nella lotta alla criminalità organizzata, rappresentando l’emblema di come, pur nascendo in contesti difficili, è sempre possibile cambiare. Come hai affrontato tutto ciò?
Credendo nella bellezza. Basta percepirla, tutto diventa più semplice.

In un’intervista hai dichiarato: “Nessuno è predestinato al male, soprattutto se incontri qualcuno in grado di indicarti la via della bellezza”. Chi ha rappresentato per te questo qualcuno?
A parte mia madre, Claudio Nasti, un insegnante fuori dal comune, un uomo vero, con un cuore vivo e un’intelligenza di strada.

Nel tuo ultimo album “Non trovo le parole” hai raccontato stralci di vita quotidiana, cercando di mettere in luce situazioni sempre più frequenti a cui troppo spesso non viene data giusta rilevanza. Quanto pensi sia importante che la musica riesca ad esprimere una qualche denuncia sociale? Credi che nel panorama musicale internazionale questo aspetto sia stato trascurato?
Cercare di raccontare quello che si muove intorno è vitale, un dovere, senza mai perdere d’occhio il sentimento dell’uomo e la tenerezza.

La prima volta a Sanremo con “Canzone per Federica”: cosa significa per te questo brano?
Credo sia un inno alla vita, nonostante questo futuro appaia stanco.

Sei un cantautore, dove trai l’ispirazione per le tue canzoni?
Da quello che vedo e che sento. Le canzoni si scrivono con gli occhi dice Fossati. Lo penso anche io.

Credi sia fondamentale per un musicista raggiungere un proprio stile ed identità?
Credo che tutti noi abbiamo un’identità. Poi ci sono delle influenze, ed è naturale. Ma spesso si commette l’errore di affibbiare delle etichette.

Da piccolo hai studiato teatro e il tuo amore per Gaber ti ha portato a sperimentare il teatro-canzone. Perché?
Perché credo che il teatro sia l’unico luogo dove si possa raccontare ancora la verità e avere una risposta immediata.

A 28 anni e numerosi premi e riconoscimenti conquistati tra cui: Premio Ciampi, Premio De André, SIAE, Musicultura e per ultimi il premio della critica ottenuto a Sanremo “Mia Martini” e premio conferito dalla Regione Basilicata per il miglior videoclip. Lo avresti mai immaginato?
Sinceramente no. I premi danno autostima, certo, ma non sono tutto. Per quanto importanti, il premio più grande è riuscire ad emozionare le persone.



Erminia Lorito