Intervista a Lucrezia Sarnari: “Le mie vie di fuga sono ciò che amo fare”

Dopo il successo di “Dieci cose che avevo dimenticato”, Lucrezia Sarnari è tornata in libreria con “Vie di fuga”. Una storia che ha come protagonista Giulia, una donna sposata con Mattia da sei anni. Ma infelice e poco appagata sia in amore che nel lavoro.
Un racconto che ha come punto focale però l’incontro con Carlo, un uomo che Giulia conosce mentre segue un corso di scrittura nella capitale. Da qui prende infatti il via un rapporto clandestino, fatto principalmente di telefonate e messaggi whatsapp. Ecco perché quando improvvisamente la linea internet scompare, Giulia entra nel panico. Deve fare i conti con la realtà e capire realmente cosa la leghi a quell’uomo. 

Un romanzo che fa riflettere in un momento in cui immaginare una vita senza cellulari e senza connessione ci sembra pura utopia. Ci avete mai pensato?

Lucrezia si definisce “una donna un po’ sgangherata che ce la mette tutta”. Leggete un po’ cosa mi ha raccontato.


Ciao Lucrezia. Benvenuta in Social Up. Partiamo dal principio. Tutti ti conoscono per il tuo blog “C’era una vodka”, un titolo simpatico che segna il passaggio da serate spensierate con amiche e quelle tra pianti e urla disperate di un
bebé. Qual é la tua idea di maternità oggi e quale la tua esperienza? 

Quando ho aperto il blog ero da pochissimo diventata mamma e mi sembrava tutto enormemente complicato. Non avevo mai valutato davvero la possibilità di avere un figlio e mi sono trovata a confrontarmi con questa responsabilità ancora prima di averlo deciso. Da lì in avanti ho sostanzialmente improvvisato. Per quanto mi riguarda, come ho scritto spesso, la maternità è solo un pezzo del mio percorso, uno dei ruoli e non il ruolo: avevo una vita che mi piaceva e divertiva anche prima: l’arrivo di mio figlio è un arricchimento ma non l’ho mai vissuto in maniera totalizzante. Non lo dico con superficialità perché ho molto sofferto nel non sentirmi all’altezza: il blog e l’incontro con altre donne.

Ti definisci una pessima madre, perché? E com’é nata l’idea di crearne il club?

Tutto il blog si basa sull’ironia con la quale ho affrontato un periodo della mia vita che, come già detto, mi sembrava molto fuori dalla mia portata. E sempre con ironia ho iniziato a definirmi pessima anche per combattere lo stereotipo della mamma perfetta con il quale tutte noi siamo cresciute, un po’ per cultura, un po’ per imposizione anche quando l’esempio diretto ci parla di altro. Volevo dire a gran voce che, nella realtà, i modi di essere genitori sono molteplici e nessuno più giusto o più sbagliato.

Come nasce “Vie di fuga”? E come deve essere per te una via di fuga?

L’idea è nata durante una chiacchierata di lavoro, si parlava di social e di quanto la velocità di reazione fosse diventata un parametro per valutare la bontà delle relazioni che stiamo vivendo. Ho pensato che non mi era ancora capitato di leggere nessun romanzo che raccontasse un’ipotetica “sconnessione” e così mi sono messa al lavoro per cercare personaggi che potessero raccontare al meglio questa storia. Le mie vie di fuga hanno tutte a che fare con le cose che più amo fare: la scrittura, la socialità e le mie amiche.

Ad un certo punto nel romanzo la connessione salta e la situazione per i personaggi si fa complicata. Hai mai pensato alla tua vita senza internet?

Ogni giorno da quando ho iniziato a scrivere il romanzo. A me vivere iper connessa piace: come dico spesso senza social probabilmente non esisterei nemmeno come autrice e avrei molte meno persone interessanti nella mia vita. Di certo il web porta con sé un problema enorme legato alla sovraesposizione e al confronto: per fortuna la mia adolescenza l’ho vissuta al riparo da tutto ciò e ora dai social posso davvero prendere il meglio e sfruttarli come opportunità. Quello che va detto è che i social sono solo strumenti: sta a noi e alla nostra educazione in maniera da utilizzarli nella maniera corretta.

Quanto di Lucrezia possiamo scovare nel libro? E quanto di diverso c’è rispetto al precedente romanzo “Dieci cose che avevo dimenticato”?

Ci sono dei tratti caratteriali di Giulia, la sua insicurezza, il suo bisogno costante di palpitare e il terrore di ammettersi che poi, in fondo in fondo, la vita da adulti non fa poi così schifo, che sono anche i miei. Per il resto, tutto quello che c’è nel libro, o quasi, è qualcosa che ho vissuto direttamente o indirettamente: mi sono divertita a nascondere tra le pagine aneddoti e piccoli fatti realmente accaduti a persone a me vicine che si sono sorprese a ritrovarsi nel libro. Entrambi i libri hanno al centro i sentimenti e le domande che ad un certo punto della vita ci si pone per valutare il proprio grado di felicità, ma trovo che Vie di Fuga sia una lettura adatta a tutti perché parte da un interrogativo che ci riguarda da vicino e che ha a che fare con il nostro rapporto con i cellulari.

Mamma, giornalista, scrittrice e blogger. In quale ruolo ti senti più a tuo agio?

In nessuno di questi: quello che mi rappresenta di più probabilmente è “donna un po’ sgangherata che ce la mette tutta”, ma se dovessi scegliere un’etichetta tra queste, ecco vorrei che fosse quella della scrittrice. Scrivere storie è, d’altra parte, il fil rouge, tra tutti i ruoli da te elencati.

Hai progetti futuri in vista? Puoi svelarci qualcosa?

Continuare a scrivere, iniziando a dare forma a una storia nuova che mi “tormenta” da un po’. Mi piacerebbe anche continuare a portare in giro ancora per un po’ “Vie di Fuga”, ma devo dire che l’estate appena passata è stata piena di momenti di incontro e belle e inaspettate presentazioni (dato il momento storico): per questo anche se dovessi fermarmi sarei comunque davvero già piena di gratitudine.



Rachele Pezzella