Il neorealismo di Rotella nei Manifesti Strappati

Alice De Matteo

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Mimmo Rotella fu un artista contemporaneo che nella frenetica crescita industriale a cavallo tra i due secoli adattò all’arte la sua esperienza. Strade illuminate, boom economico italiano e frenesia cambiarono lo stile di vita dell’umanità portando alla nascita della pubblicità che modificò la quotidianità del singolo anche nella sua intimità.

La crescita comunicativa aveva portato ad una democratizzazione degli acquisti, resi possibili da una convergenza economica positiva. Rotella si rese conto che il bombardamento pubblicitario nelle città e attraverso la televisione aveva portato alla nullità della rappresentazione, se non quella del caos. La semplicità dell’arte di Rotella come gesto di protesta viene ricondotto successivamente ad un’arte visiva, euforica e ironica. I Manifesti Strappati sono stati caratterizzanti nella produzione dell’artista calabrese dal 1953 al 1964. In questo intervallo di tempo viene inventato il decollage da un intento inizialmente di valore materiale che rendeva astratte le opere.

La concentrazione sul cinema e sulla pubblicità ha permesso la realizzazione di due opere iconiche di Rotella: Marylin e Tigre. Queste realizzazione incontrano l’espressione di altrettanti contemporanei come Andy Warhol e a tutto il pop a lui ispirato. Lo strappo e la lacerazione sono dei gesti provocatori che provocano perplessità nell’osservatore, costretto in questo modo ad interrogarsi. Graffiare l’immagine significa andare a chiedersi cosa questa nasconde ma necessariamente non si tratta di qualcosa di fisicamente umano. La tecnica utilizzata è una spatola graffiante che permette linearità e precisione da ricondurre all’ispirazione della mente del maestro.
I manifesti incontrati per le strade di Roma immortalavano lo splendore di Hollywood e di icinecittà italiana con il mito della Dolce Vita. Volti, slogan e immagini erano nell’immaginario di tutti ma l’artista li analizza con un atteggiamento neorealista molto vicino al pensiero di Pasolini.

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