Lehman Trilogy: l’opera di Massini e Ronconi al National Theatre di Londra

Alice De Matteo

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L’opera teatrale Lehman Trilogy è stata l’ultimo lavoro da regista di Luca Ronconi (1933-2015). Basandosi sull’omonimo libro di Stefano Massini, edito per Einaudi nel 2014, Ronconi decise di portare sul palco il tema della finanza dopo averlo già affrontato in Specchio del Diavolo (G. Ruffolo, 2006) e Inventato di Sana Pianta (H. Broch, 2007).

Lo spettacolo debuttò in Francia e poi venne presentato nel 2015 al Piccolo Teatro. Le ultime rappresentazioni si svolsero nel 2017 in occasione della celebrazioni dei settant’anni del teatro. La trama incalzante e la bravura degli attori è stata capace di affascinare un pubblico sempre più numeroso per tre anni consecutivi. Da luglio invece, appassiona un pubblico diverso: gli spettatori del National Theatre di Londra.

Lehman Trilogy è stato adattato dal celebre regista di American Beauty e degli ultimi film di James Bond: Sam Mendes. L’entusiasmo della capitale britannica è stato sottolineato dal Times, dal Guardian, e anche dall’Economist. Ad esprimere il proprio giudizio positivo non è tardato ad essere pubblicato un articolo anche dall’americano New York Times.

Il testo è strutturato in tre capitoli che sono stati condensati in due parti nella trascrizione teatrale, rispettivamente Tre Fratelli e Padri e Figli. Dopo un lavoro di confronto con l’autore del testo, Ronconi attraversa i centosessanta anni della famiglia Lehman presentando i precisi contesti storici e l’individualità di ogni personaggio.

L’11 settembre (data emblematica per la storia americana) del 1844 Henry (al Piccolo, Massimo De Francovich) sbarca in America. Dal freddo paese bavaro di Rimpar il primo genito della famiglia ebraica Lehman decide di lasciare l’attività paterna del mercato di bestiame per cercare fortuna nella moderna America. Henry si trasferisce in Alabama dove nella città di Montgomery apre un negozio per la vendita di stoffe e di abiti. Successivamente all’arrivo dei fratelli Emanuel (Fabrizio Gufini) e Mayer (Massimo Popolizio) l’interesse si sposta sull’acquisto di cotone grezzo per rivendita all’industria. Da qui inizia la storia di una delle più grandi famiglie di azionisti del XX secolo.

Affrontata la Guerra di Secessione (1861-1865) i tre fratelli si concentrano sul commercio del caffè, delle sigarette e sull’investimento ferroviario. In un paese in crescita economica gli osservanti ebrei ortodossi di Rimpar sposano la causa del capitalismo seguendo le imposizioni artistiche di Ronconi che non celebra, né condanna, il fenomeno di cui la sua generazione è stata contemporanea.

Allo scoppio della prima guerra mondiale (1914-1918) l’economia dei Lehman rimane stabile confermando la loro posizione a Wall Street. Un decennio più tardi affronteranno nello stesso modo la crisi del ‘29 ma, da quel momento, appare sulla scena sempre più insistentemente il funambolo Paprinskij (Fabrizio Falco), metafora dell’instabilità della famiglia di cui conosciamo già la seconda e la terza generazione: Philip (Paolo Pierobon) e Robert (Fausto Cabra). Nel 1943 si apre il secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra l’intuito imprenditoriale porterà gli investimenti della Lehman Brothers nella produzione di televisioni e automobili.

L’arrivo del XXI secolo, l’attacco terroristico del 2001, le continue ricadute e riprese di una banca non più gestita dalla famiglia ed accorpata a nuove società, sono momenti che si susseguono velocemente sulla scena fino al 2008. A causa di investimenti in mutui a basso costo, la banca va in deficit e rifiuta di essere acquistata, forse nella speranza di un intervento statale. La Lehman Brothers dichiara il fallimento e Solomon Paprinskij cade dalla fune.

Lehman Trilogy si presenta come un racconto in cui gli attori si muovono tra presente, passato e futuro, tra realtà e momenti onirici. La chiave ironica è molto forte ed ogni personaggio è costantemente chiamato a porsi in relazione con gli altri. L’opera vinse come miglior spettacolo dell’anno nella quinta edizione del Premio per le Maschere del Teatro Italiano (2015) oltre a quattro premi Ubu: Miglior Allestimento Scenico ex Aequo (Marco Rossi), Miglior Attore o Performer (Massimo Popolizio), Nuovo Attore Under 35 (Fabrizio Falco), Nuovo Testo italiano (Stefano Massini).