Fonte: Il Giornale d'Italia

Grecia: in migliaia per dire “NO” al corpo speciale di polizia nelle Università

Mascherine al volto e striscioni in mano, migliaia per le strade. Una vera e propria protesta è quella che è scoppiata in Grecia lo scorso undici febbraio 2021 quando tantissimi studenti greci – nonostante i limiti imposti dall’emergenza sanitaria – hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro un nuovo piano del governo.

Atene, che negli ultimi giorni si è tinta di bianco lasciando al mondo intero immagini mozzafiato dell’Acropoli innevata, ricorderà questo febbraio 2021 anche per altri motivi.

“No alla polizia nelle Università”

Tra questi la massa di studenti universitari uniti in un solo coro che grida “No alla polizia nelle Università”. La nuova legge del governo greco, prevede, infatti, la creazione di una forza speciale della polizia da costituirsi proprio all’interno delle Università. Un disegno di legge mai visto, né pensato, in Paesi, come la Grecia, appartenenti all’Unione Europea.

Fonte: ansa

Piazza Syntagma, una delle più  importanti di Atene, che da decenni ospita il Parlamento ellenico è stata nelle ultime giornate luogo di scontro. Alle accuse dei manifestanti contro questa nuova legge non sono mancate le reazioni del corpo di polizia. I poliziotti sono intervenuti per riportare l’ordine nella città utilizzando gas lacrimogeni, generando in tal modo un panico generale e generalizzato.

Tentativi vani quelli del governo e della polizia per cercare di placare la massa in qualche maniera. Il nuovo disegno di legge approvato, che tra l’altro si inserisce all’interno di un piano di riforme universitarie, ha causato un grave malcontento tra la popolazione studentesca.

I gas lacrimogeni hanno fatto effetto nel breve, ma non nel lungo termine.

Atene non è stata l’unica città a rispondere.

Altre proteste hanno avuto luogo, con le stesse modalità, anche a Salonicco e Patrasso. Gli studenti si oppongono in maniera ferrea e decisa al corpo di polizia, che seppur senza armi da fuoco, ha il compito di controllare gli universitari. In particolar modo, il loro dovere sarà quello di vigilare sulle aggressioni tra studenti per motivi politici. L’obiettivo? Pare che il governo di Kyriakos Mītsotakīs –  capo del partito conservatore Nuova Democrazia e Primo ministro della Grecia dall’8 luglio 2019 – voglia disciplinare quanto più possibile le Università a seguito dei vari scontri di cui gli atenei sono stati teatro.

Come fare? Si è deciso di cancellare la norma dell’asilo accademico, che dai tempi della caduta della dittatura militare, impediva l’ingresso della polizia nelle Università elleniche se non per casi eccezionali. Una promessa, quella del primo ministro, fatta durante il periodo elettorale e poi mantenuta, nonché una storia che si ripete.

La storia si ripete… e fa male

Il tema è abbastanza caldo, poiché, fa riferimento a una data storica per la Grecia: il 17 novembre 1973. A seguito di uno sciopero studentesco, il regime autoritario non vedendo in alcun modo disposti gli studenti a fermare la loro occupazione, decise di intervenire militarmente. Fu, infatti, inviato un carro armato ad attuare una brusca repressione, che culminò con l’uccisione di uno di quegli studenti, il diciannovenne Michael Mirogiannis. Purtroppo non fu il solo ad essere ucciso quella notte.

Il carrarmato inviato dal governo greco contro il Politecnico occupato Fonte: Le Club de Mediapart

Lo sgombero attuato fu addirittura trasmesso in diretta radiofonica dalla radio del Politecnico occupato, suscitando l’ira di tantissimi cittadini. Il governo, messo a nudo e visto in malo modo, rispose alle barricate che si crearono in seguito con ulteriore violenza.

Ecco perché la polizia nelle Università accettate del ministero dell’Istruzione ellenico, sono tutt’oggi una minaccia al potere democratico degli studenti.

Una ferita ai figli di quella generazione, ed una violenza contro i valori europei. Infatti, l’asilo accademico è una legge che non esiste in nessun altro Paese europeo, poiché – come si legge ne Il Postè da intendersi come una conseguenza necessaria dopo la fine di quel momento che si potrebbe definire “il regime dei colonnelli”.

La polizia nelle Università, non solo significherebbe rivivere, in qualche modo, quei momenti di particolare rilevanza storica e sociale, ma anche porre freno alla libertà d’opinione e d’azione di tutti gli studenti universitari greci. Sono stati 166 i parlamentari a votare a favore della proposta di legge. Una maggioranza che ha scomposto un intero Paese, aprendo le porte agli scontri.

L’inizio di una vera rivoluzione che non si fermerà e che diventerà più dura una volta che quei poliziotti, muniti di manganello, prenderanno davvero posto nelle università.



Giulia Grasso