Uno sguardo su Betelgeuse

A noi di Social Up piace passare il tempo con il naso all’insù, come avrete capito dai numerosi articoli su pianeti, stelle e costellazioni. Gli astronomi di tutto il mondo, per fortuna, continuano a darci una mano e stavolta ci hanno consentito di dare un’occhiata da vicino alla superficie di Betelgeuse.

La supergigante rossa del cielo invernale

Sebbene un nome così particolare possa suggerire ben poco alla lettura, Betelgeuse è in realtà molto più nota di quanto possa sembrare. Domina, infatti, le notti invernali occupando la posizione privilegiata di “spalla sinistra” della costellazione di Orione, il cacciatore.

Non è difficile riconoscerla, con la sua luce calda giallo-arancio in aperto contrasto con le “sorelle di costellazione”, dalla luce decisamente più fredda. Si tratta, del resto, della decima stella più brillante del cielo notturno, almeno se lo osserviamo ad occhio nudo.

Per scoprire qualcosa di più, tuttavia, l’occhio nudo non basta. Nel corso degli anni, l’avanzamento tecnologico in campo astronomico ha consentito di raccogliere sempre più informazioni come, ad esempio, la stima delle sue dimensioni, apparentemente eccezionali, tali da superare di circa 1000 volte il raggio solare. Betelgeuse è più grande del sole, più “massiva” del sole ed anche più avanti negli anni, per così dire. Probabilmente, l’attende una fine spettacolare, l’esplosione in una supernova.

Uno sguardo più da vicino

Fino ad ora, nonostante la “vicinanza” di Betelgeuse, se 600 anni luce possono essere definiti una passeggiata, le immagini della stella non sono state poi così raffinate. Grazie al progetto  ALMA (Atacama Large Millimeter Array), un radiointerferometro situato a 5000 metri nel deserto cileno di Atacama, è stata ottenuta quella che è, attualmente, l’immagine più dettagliata della superficie della stella. Le informazioni ricavate dall’osservazione, ben più estese di quel che sembra, sono raccolte in uno studio pubblicato su Arxiv.

L’elevata risoluzione dell’immagine consente di osservare il gas caldo della bassa cromosfera della stella. La cosa che, forse, più sorprende è la chiara mancanza di simmetria nell’immagine, ben distante dall’immaginario a cui ci ha abituato l’aspetto apparentemente sferico del nostro Sole. La “deformità” catturata da ALMA non è altro che il prodotto dell’aumento di temperatura locale di Betelgeuse, la prova della sua instabilità, quella stessa instabilità che, qualche anno fa, si era rivelata in un pennacchio di gas grande all’incirca quanto il Sistema Solare.

Le informazioni raccolte fino ad ora ci hanno consentito di raggiungere almeno una conclusione: Betelgeuse brucia in fretta, forse troppo in fretta. In termini astronomici, è solo una giovincella di 8 milioni di anni, ma la sua fretta la sta conducendo rapidamente verso l’esplosione in una supernova. Date le dimensioni colossali dell’astro e la sua distanza relativamente ridotta dalla terra, l’evento, quando accadrà, potrebbe essere visibile ad occhio nudo ed anche di giorno.

Il debutto di ALMA

Sebbene sia stato concepito per appronfondire le conoscenze sulla superficie di stelle e pianeti, Betelgeuse ha rappresentato per ALMA la prima volta con una stella. Prima di oggi, infatti, non era mai riuscito a fotografarne una. Il risultato ottenuto, tuttavia, è oltremodo soddisfacente ed offre valide ragioni per sperare in dati sempre più raffinati.

Dal suo ingresso in attività, datato 2013, ad oggi,tuttavia, ALMA non ha deluso le aspettative. Oltre ad aver individuato diversi possibili protopianeti in formazione, infatti, esso è stato in grado di rilevare tracce di isocianato di metile, una molecola organica necessaria alla formazione delle proteine, in un sistema protostellare nella costellazione dell’Ofiuco.

Che dire, ALMA ci ha già stupito parecchio, ma non è mai abbastanza. Ci auguriamo che le 66 antenne dell’interferometro captino nuove storie dallo spazio e ci raccontino sempre di più.



Silvia D'Amico