Da www.janusfilms.com

African Flow: il seminario sul cinema africano per conoscere nuovi mondi

Sabato 2 e domenica 3 ottobre 2021, nella sede del Centro Orientamento Educativo di Barzio, nel lecchese, è andato in scena “African Flow”, seminario dedicato all’evoluzione del cinema africano. Noi di Social Up abbiamo avuto la possibilità di partecipare all’evento nella giornata di sabato. Ecco com’è andato.

Per parlare di “African Flow” è necessario tuttavia fare un passo indietro. Dobbiamo, innanzitutto, introdurre l’associazione che ci ha dato l’opportunità di partecipare a questa bellissima iniziativa. Il Centro Orientamento Educativo (COE) è un’associazione di volontariato che ha l’obiettivo di promuovere la cultura del dialogo, della solidarietà e che propone progetti ai giovani esperienze legate alle tematiche appena citate. A questo proposito e prima di proseguire vogliamo ringraziare Prashanth Cattaneo, responsabile dell’ufficio stampa del COE, che ci ha permesso di presenziare all’evento.

Tra gli interessi principali del COE troviamo anche la valorizzazione delle arti, in particolare quella cinematografica, del Sud del Mondo. Uno dei risultati più prestigiosi del COE è, infatti, l’organizzazione del FESCAAAL, il Festival di cinema africano, asiatico e dell’America Latina. Il festival, che si svolge annualmente a Milano, è arrivato ormai alla 30esima edizione, ed è uno degli eventi legati al mondo africano più importanti al mondo.

In occasione di “African Flow”, invece, abbiamo avuto la possibilità di passare un’intera giornata a riflettere sulle potenzialità questa cinematografia, in Italia purtroppo poco conosciuta. E l’abbiamo fatto con figure di riferimento nel campo; sono intervenuti, infatti, l’espertissima Annamaria Gallone, direttrice del Fescaal, Thierno Ibrahima Dia, professore dell’Università di Bordeaux e Daniela Ricci, docente di cinema a Parigi.

Nella mattinata del 2 ottobre Annamaria Gallone ci ha presentato un’approfondita storia del cinema africano. Tra parole e spezzoni di film, abbiamo avuto modo di osservare il lavoro dei più influenti registi africani; tra questi citiamo Ousmane Sembène, Idrissa Ouedraogo, Alain Gomis e l’eccentrico Djibril Diop Mambety.

Dopo l’ottimo pranzo, è arrivato il turno del brillante intervento di Daniela Ricci e Thierno Ibrahima Dia. I due, grazie anche all’aiuto di una traduttrice per il secondo, hanno presentato un lungo excursus riguardo la situazione del cinema africano di oggi e le prospettive per il futuro.

Il momento forse più intenso della giornata, tuttavia, è arrivato di sera. Dopo la cena, infatti, abbiamo visionato “Matares”, l’ultimo film del regista algerino Rachid Benhadj. L’aspetto migliore è che abbiamo avuto la possibilità di guardarlo proprio insieme a lui. Questo ha permesso anche un bel dibattito proprio con Benhadj, una splendida persona oltre che un bravissimo regista. Non capita tutti i giorni di poter dialogare di un film con il suo creatore, ed è per questo che la possibilità che abbiamo avuto è stata enorme. Su “Matares”, poi, è necessario spendere qualche parola, perché merita davvero tanto.

La locandina di “Matares”. Da www.imdb.com

“Matares” è la storia di due bambini, Said, musulmano, e Mona, cristiana. Entrambi vivono in Algeria, ma sono profondamente diversi l’uno dall’altro. Solo una cosa hanno in comune: l’infanzia rubata dai grandi che li sfruttano per guadagnare soldi facili. Il film racconta l’evoluzione del rapporto tra i due bambini, conflittuale inizialmente e di profonda amicizia poi. Non vogliamo svelarvi altro su questa pellicola, vi basti sapere che è un piccolo capolavoro. Benhadj, infatti, tocca con una tragica delicatezza un tema estremamente attuale come quello dell’immigrazione, e lo fa parlando allo spettatore tramite gli occhi innocenti dei bambini. Davvero uno straordinario film da vedere assolutamente.

La giornata di domenica ha previsto un dialogo ancora con lo stesso Benhadj, con il giovane regista Elia Moutamid e con Giulio Sangiorgio, critico e giornalista cinematografico. Purtroppo, per un imprevisto dell’ultimo minuto, non abbiamo potuto prendere parte anche alla seconda giornata, ma siamo sicuri che sia stata estremamente interessante per via proprio dell’impostazione dialogica che stava alla base.

“African Flow” si è rivelato essere un momento arricchente, che ha permesso a chiunque fosse presente di conoscere una realtà molto diversa da quella a cui si è abituati. La presenza di ospiti di questo calibro, che vogliamo calorosamente ringraziare, ha contribuito a rendere la giornata ancora più speciale e stimolante.



Marco Nuzzo