Snuff: i film dove la vittima muore veramente

In social up, SPETTACOLO by redazioneLeave a Comment

Il genere horror ha sempre rappresentato, grazie soprattutto a ottimi FX Makers scene di violenza con il massimo del realismo, tranne che in alcuni casi: quando si tratta di scene su animali.

Vi siete mai chiesti come mai effettisti come Savini, tanto per citarne uno, simulino omicidi e squartamenti vari su persone, mentre su animali i medesimi trucchi risultino ridicoli e palesemente falsi?

Questo fenomeno, naturalmente, non è dovuto a una scarsa competenza dei suddetti truccatori, ma è una “contro tendenza” dovuta a eventi verificatisi su alcuni film che vengono ingiustamente definiti horror, ma per descriverli basta un solo termine Snuff. Cos’è un film snuff? Un film snuff è un film in cui semplicemente sono presenti scene di violenza reale. Anche in Italia abbiamo avuto i nostri casi, i più noti sono Lenzi e Deodato con i loro “Cannibal Ferox”, “Cannibal Holocaust” e Jacopetti con “Mondo cane”. In questi film sono presenti scene di violenza reale su animali indifesi come tartarughe, scimmiette e alcuni rettili, naturalmente non crediamo che ci sia da fare alcun tipo di commento sia su gli stessi registi che sul pubblico che consapevolmente è andato a vedere il film. Questo genere di film in cui la perversione si spinge così tanto oltre che non si può classificare come porno. In questi film c’è sempre una donna che finisce squartata o dopo uno stupro o dopo torture. Il genere nacque da un film piuttosto discusso al margine del fake chiamato slaughter in cui una donna veniva ridotta in pezzi. La scena fu pubblicizzata come vera anche se alla fine era finzione scenica. Questo film però ha dato il via a un sacco di filmini amatoriali che non avevano poi molti effetti speciali (quindi erano omicidi registrati) girati soprattutto nella zona di Los Angeles e nelle zone limitrofe ai confini messicani, in cui il fenomeno proliferava grazie all’immigrazione messicana e a donne di cui nessuno avrebbe denunciato la scomparsa. Fortunatamente, al contrario di quanto molta gente “ignorante” pensi, chi fa e chi vede l’horror è gente completamente normale e tranne questi due sporadici casi, ormai tutti i registi sono ben lieti di ospitare sui loro set rappresentanti di associazioni animaliste, che vigilino affinché tutte le scene vengano realizzate utilizzando degli effetti speciali senza causare traumi sugli animali.  A causa di precedenti film citati, in alcuni casi ne hanno fatto le spese registi del tutto innocenti: c’è il caso curioso di Lucio Fulci, persona mite e grande amante degli animali con il suo film “Una lucertola con la pelle di donna” girato nel 1971. La scena incriminata era una vivisezione realizzata così realisticamente che, Rambaldi creatore del trucco, fu costretto a realizzare nuovamente quella parte davanti ai giudici per dimostrare la sua abilità, visto che per l’epoca l’utilizzo di trucco per una scena di tale realismo sembrava impossibile.

Da qui nasce la scelta della quasi totalità dei registi di utilizzare pupazzi o qualcosa di simile per fare in modo che una scena sembri palesemente falsa, infatti per quanto ci si possa divertire davanti a una scena di omicidio, la cosa comincia a dare fastidio quando, per esigenze narrative si utilizzino animali, costretti per la loro incapacità di difendersi da certe atrocità. La natura falsa quindi dell’effetto ha il duplice scopo di permettere a realizzare la scena senza togliere niente alla trama e naturalmente senza eliminare il divertimento. In questo caso i sadici possono rimanere tranquillamente a casa, in fondo poi non sarebbe una grave perdita.

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