Intervista a Simone Tempia: una vita con Lloyd

Simone Tempia: una vita segnata dalla scrittura se pensiamo che sin da piccolo sapeva di voler scrivere. Nato nel 1983, scrive per Vogue Italia e nel 2014 apre una pagina Facebook che rapidamente conquista sempre più lettori. Ormai sono più di duecentomila i lettori Facebook (e quasi 60mila quelli di Instagram) che leggono della sua vita con un maggiordomo immaginario di nome Lloyd che ispira anche i suoi due libri “Vita con Lloyd” (2016) e “In viaggio con Lloyd” (2017). Insomma il  Simone Tempia bambino si può certo dire orgoglioso.

Noi abbiamo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con lui.

Ha creato circa cinque anni fa la pagina Facebook “Vita con Lloyd” dove Lloyd è un maggiordomo. Perché proprio questa figura?
Come dico spesso: “Ho creato un maggiordomo immaginario perché non posso permettermene uno vero”.

Lloyd fornisce quotidianamente pillole di ironica saggezza e dialoghi talvolta surreali ma sempre con un fondo dolceamaro. Da dove trae ispirazione per i dialoghi e i consigli tra Lloyd e il suo Lord?

Dalla mia vita. Nel senso che le domande, i dubbi, le paure e le amarezze di sir sono le mie. Solo rese un po’ meglio. Per quanto riguarda le risposte di Lloyd, direi che la sua è la voce dell’esperienza. L’esperienza altrui, si intende.

La narrazione in generale è composta da archetipi e stereotipi.  Lloyd essendo un maggiordomo e per i consigli che fornisce potrebbe essere visto come un mentore, una guida. Se non avesse scelto questo personaggio per quale altra figura avrebbe optato?

Il jester. L’imbroglione. Ma contaminato dalla figura dell’eroe. In due parole: Groucho Marx.

Lloyd come abbiamo detto è un maggiordomo dai modi gentili e raffinati, caratteristiche che si respirano anche sui suoi profili Instagram e Facebook. È difficile mantenere questo clima nelle pagine?
No, non è difficile. Perché la pagina di Lloyd è un luogo aperto ma non pubblico. Non ho l’obbligo di mantenere negli spazi in cui passo del tempo piacevole persone che mettano a repentaglio questo benessere. Credo che il più grande fraintendimento di questi anni sia che sui social siamo costretti a sottostare alla maleducazione e all’aggressività altrui, quando in realtà abbiamo tutti i mezzi per marginalizzare e cancellare dal nostro orizzonte virtuale chi ci fa stare male. La domanda è a questo punto: perché spesso non sfruttiamo questi mezzi?

Ma soprattutto cosa pensa della dilagante maleducazione sul web?
Penso che l’interazione uomo-macchina-uomo sia molto simile alla grata del confessionale delle chiese. In entrambi i casi, non percepiamo chi c’è dall’altro lato, non ne avvertiamo il giudizio e, per tale ragione, tendiamo a lasciar cadere pudori e inibizioni per dare vita a un rito di catarsi liberatoria. L’unica differenza è che i social non sono un confessionale buio e nascosto e ciò che si scrive sui social non viene sussurrato a bassa voce. Un vero peccato per chi questa realtà non l’ha ancora percepita per quello che è davvero e ne pagherà (o ne sta pagando) le conseguenze. I latini dicevano verba volant, scripta manent e, sui social, è tutto scritto.

Da quanto ha aperto “Vita con Lloyd” ha scritto tre libri, ultimo dei quali “Un anno con Lloyd”. Ha mai pensato che questo libro possa fungere da ispirazione quotidiana dal momento che sono riportati mesi e giorni? O lo ha visto più che altro come uno zibaldone?
Il paragone è esagerato e lo rifuggo decisamente. Se a 36 anni pensassi di scrivere come Leopardi sarei ben oltre il consueto narcisismo che colpisce la classe professionale degli scrittori per scadere direttamente nel grottesco. Ho pensato a una formulazione da annuario perché volevo creare un libro in grado di non finire. E, infatti, la sua struttura a cinque stagioni (inverno, primavera, estate, autunno e poi ancora inverno) ha questa funzione. Tanto più che, io stesso, rileggendomi, mi rendo conto di come i dialoghi assumano diversi significati con il passare del tempo.

Recentemente insieme ad alcuni influencer quali Paolo Stella (@paolostella), Cristina Fogazzi (@estetistacinica) , Andrea Pinna, (@leperledipinna)  ecc ha intrapreso il progetto Wid Academy, una serie di corsi online organizzati in diversi pacchetti. Può spiegare ai nostri lettori in cosa consistono le sue lezioni e il progetto in generale?
WID è un’Academy che vuole offrire competenze specifiche per la gestione della propria identità (o figura professionale) online grazie a suggerimenti pratici e di facile applicazione. Potendo parlare solo per me stesso, ho cercato di dare qualche breve consiglio sulla creazione di un’identità riconoscibile attraverso la scrittura. Ovviamente, dato che stiamo parlando di un paio di ore di corso, non si può parlare di esaustività o di completezza. Ho comunque realizzato il corso pensando a come creare delle solide fondamenta di consapevolezza su cui, poi, sviluppare competenze specifiche con successivi approfondimenti lasciati alla buona volontà dell’alunno.

Nelle sue lezioni spiega anche come creare un legame con il pubblico costruito sul contenuto, sulle emozioni  che il contenuto provoca e sulla coerenza tra cosa si aspetta il pubblico, il contenuto stesso e chi lo crea. Perché secondo lei il maggiordomo Lloyd ha avuto successo?
Perché è qualcosa che mi rispecchia, perché non è una forzatura del mio essere, perché non c’è traccia di ipocrisia e perché è un progetto che mi rende orgoglioso a ogni riga scritta e pubblicata tanto su Facebook quanto sui libri.

Che cosa aveva in più che le persone stavano cercando?
Ma esistono davvero “le persone”?

Per alcune persone scegliere un alter ego, un personaggio o comunque un modo solo di comunicare attraverso i social può essere difficile. É stato naturale per lei “immedesimarsi” nel ruolo del lord inglese?
Vengo da Biella, l’immotivata grandeur fa parte del mio corredo genetico.

Che consigli può dare a queste persone ancora indecise a riguardo ma che vorrebbero dare un aspetto più coeso alle loro pagine social?
Laurearsi in marketing e in comunicazione. O, in alternativa, pensare a divertirsi senza assecondare un pubblico che non esiste ma preoccupandosi semmai di essere consapevoli di ciò che fanno e comunicano. Preoccupandosi di dire quello che vogliono davvero dire. Senza compromessi, nemmeno di fronte all’Apocalisse.

 



Rebecca Bertolasi