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Russia, fermato il gatto “pusher” che portava droga ai detenuti

Il miglior amico dell’uomo è il gatto. Dopo secoli di dominio incontrastato, il cane lascia lo scettro al suo acerrimo nemico nella lista degli animali più fedeli all’uomo. A rivelarlo una ricerca della “Pet Food Manufacturers’ Association”, la quale ha scoperto come i felini hanno rimpiazzato i cani nel cuore degli inglesi. I gatti non hanno bisogno delle attenzioni che richiede un cane e ti vengono a cercare solo quando hanno voglio di farlo, scegliendo con chi vogliono stare: questo la spiegazione fornita. A ciò si aggiunge un’agilità innata e una capacità di mimetizzazione non indifferente. Saranno questi i motivi che hanno spinto alcuni “ignoti” a utilizzare un gatto per portare marijuana ai detenuti in un carcere in Russia. Beccato dalla polizia penitenziaria, il gatto “pusher” è evaso subito dopo. Insomma, un vero e proprio “micio Escobar”.

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GATTO “PUSHER”: DROGA NEL COLLARE

La strana vicenda è avvenuta a Ivanovo, città della Russia europea centrale a trecento chilometri circa a nordest di Mosca. Proprio qui, nell’estremo oriente dell’Europa, la polizia penitenziaria della colonia penale numero 4 ha “arrestato” un gatto. L’accusa legata al traffico di droga ed il “fermo” avvenuto in flagranza di reato. L’animale, infatti, è stato catturato lungo il muro della struttura penitenziaria mentre cercava di intrufolarsi all’interno dell’istituto con un carico di marijuana per i detenuti, rivenuta nel collare. Come dichiarato dagli agenti, il gatto “pusher” nascondeva ben 5,21 grammi dello stupefacente intorno al collo. Nonostante il tentivo di metterlo sotto chiave, è bastata una piccola distrazione e il micio se l’è data a “zampe levate”.

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GATTI: I POSTINI DEI NARCOS

Non è la prima volta che i gatti vengono utilizzati per portare cellulari e droga dentro al carcere. Un caso simile era avvenuto in Brasile nel carcere di massima sicurezza di Patos, cittadina della Paraiba, nel nord-est brasiliano. Qui gli agenti avevano ritrovato, attaccati con nastro adesivo e cerotti al pelo di un povero gatto, sette schede sim telefoniche, quattro cellulari e caricabatterie. Un carico preziosissimo per i narcos in galera del Primeiro Comando da Capital, l’organizzazione mafiosa che controlla gran parte del mercato della cocaina in Brasile.



Catiuscia Polzella