Non voglio morire: il film vintage da non dimenticare

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Per la rubrica settimanale dei film da vedere assolutamente almeno una volta nella vita, stavolta tocca a “Non voglio morire”, pellicola del 1958 diretta dal regista Robert Wise.

Uno dei migliori e più famosi film del celebre regista, noto anche per il montaggio dei due capolavori di Orson Welles: “Quarto Potere” e “L’Orgoglio degli Amberson”.

Da alcuni critici considerato “un regista per tutte le stagioni”, Robert Wise – morto a 91 anni nel 2005 – è stato uno dei nomi più illustri della cinematografia americana. Nella sua lunghissima carriera ha affrontato i generi più diversi (drammatico, bellico, fantascienza, musical…) realizzando film che sono passati alla storia e sono stati campioni d’incasso quali Stasera Ho Vinto Anch’Io, Ultimatum alla Terra, Lassù Qualcuno Mi Ama, West Side Story, La Ragazza del Quartiere e Tutti Insieme Appassionatamente.

Non Voglio Morire, alla sua uscita, ebbe giustamente non solo un enorme successo di pubblico ma un diluvio di critiche entusiaste in quanto come disse il Morandini: “Wise ha diretto con la forza scarna e severa delle sue opere migliori, facendo parlare i fatti senza forzarli negli schemi di una tesi precostituita”.

Traendo spunto da un fatto realmente avvenuto, e ancora oggi avvolto nel mistero – una volta Hollywood era famosa per il suo guardare attentamente la realtà come fonte di ispirazione – il regista conferma non solo una tecnica impeccabile ma la sua notevole capacità di trarre dagli attori il meglio di se stessi.
Straordinaria e intensa come non mai la bellissima e talentuosa Susan Hayward, una delle migliori star della Hollywood degli anni d’oro. Non a caso per questo film conquistò: l’Oscar, il Golden Globe e il David di Donatello. Un formidabile ritratto umano il suo, sorprendentemente moderno e reso magistralmente.

Un film secco, asciutto, disadorno, stringato, senza enfasi e retorica, dal rigore quasi documentario, caratterizzato da una assoluta mancanza di tentazioni spettacolarizzanti. Le inquadrature insolite e la memorabile colonna sonora jazz di Johnny Mandel, efficaci quanto mai nel creare l’atmosfera giusta, danno un forte contributo al fascino che Non Voglio Morire continua a possedere.

Hollywood non è nuova nell’affrontare coraggiosamente le storture della giustizia e del sistema carcerario. Il film di Robert Wise ne costituisce uno dei più aspri atti d’accusa.

Con la sua sentita e sincera denuncia della atrocità assurda e barbara della pena di morte, Non Voglio Morire risulta un film più che valido ancora oggi, da vedere o rivedere.