Marc Dutroux, il mostro di Marcinelle

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Qualcuno di voi ricorderà quest’uomo: in fondo non è passato molto tempo da quando è stato arrestato e la sua vicenda sconvolse tutte l’Europa per la brutalità con cui mise fine ad almeno 4 vite, tutte poco più che bambine.

Marc Dutroux nacque il 6 novembre 1956 a Ixelles, uno dei 19 comuni di Bruxelles. I genitori erano una coppia di insegnati e poco dopo al nascita del lor…o figli si traferirono in Burundi dove nacque Johan, un bambino molto difficile che crescendo mostrerà una marcata schizofrenia e finirà per impiccarsi.
Dopo alcuni anni i genitori di Marc iniziarono a litigare sempre più spesso e a nulla valse il loro ritorno in Belgio: quando il bambino aveva 10 anni i due divorziarono e i due bambini vennero affidati alla madre, a cui Marc non era affatto legato.

Verso i 16 anni iniziò a rubare motorini per rivenderli e conservare il ricavato per quella che doveva essere la sua fuga da casa. Si diplomò e a 20 anni si sposò per la prima volta con una ragazza di nome Francoise, da cui ebbe due figli. Anche il suo matrimonio però non fu felice e nel 1983 i due divorziarono e Dutroux ottenne l’affidamento dei figli. La donna parlò di atti di violenza nei suoi confronti e di continua infedeltà, ma non sporse mai denuncia nei suoi confronti.

Sempre nel 1983 Dutroux incontrò la sua seconda moglie, Michèle Martin, con cui ebbe altri tre figli, l’ultima nata nel novembre del 1995. Si trasferirono a Marcinelle, dove tutto ebbe inizio.

Si pensa che i suoi crimini in questo senso iniziarono nel 1985, quando rapì e violentò 5 ragazzine tra gli 8 e i 17 anni e una donna di 50 anni. La donna riuscì a scappare e raggiunse la polizia che in poche ore lo arrestò: nel 1989 venne condannato ad 11 anni di reclusione, ma in carcere si mostrò talmente mite e collaborativo che dopo soli due anni venne rilasciato per buona condotta.

Tornato a casa per un certo periodo lasciò calmare le acque, ma assieme alla moglie e ad un complice iniziò ad interessarsi alle videocassette pornografiche e scoprì che molte persone cercavano qualcosa di ancora più perverso e che erano disposte a pagare parecchio epr fotografie o video con bambini.

Nel giro di 5 anni Dutroux arrivò ad avere 6 case, oltre una decina di automobili e un furgone bianco, quello che sistematicamente usava per rapire le ragazzine che poi violentò e uccise. Ufficialmente risultava disoccupato, ma il suo tenore di vita non sfuggì ai vicini che iniziarono a nutrire seri sospetti sulle sue uscite notturne.

Tutta la vicenda di Marc Dutroux venne alla luce solo nel 1996 e per un errore madornale dell’uomo: il 9 agosto la 14enne Laetitia Delhez venne trascinata con forza nel furgone mentre tornava a casa a piedi dalla piscina comunale, ma l’uomo non si accorse che qualcuno lo stava fissando dal suo balcone. Il testimone riuscì a identificare il veicolo bianco e segnalò al targa alla polizia, che il 12 agosto arrestò Dutroux, sua moglie Michèle Martin e Michel Lelievre, un loro complice, con l’accusa di rapimento. Solo tre giorni più tardi gli investigatori scesero nella cantina della casa e lì trovarono Laetitia e un’altra bambina di 12 anni, Sabine Dardenne, sotto shock, magre, con evidenti segni di violenza sul corpo e alcune cicatrici recenti. Messo sotto torchio Dutroux confessò le sue malefatte, alcune al di là delle aspettative degli stessi inquirenti.

Ok, torniamo indietro e ripercorriamo la sequenza storica.

Partiamo dal fatto che Dutroux confessò solo ciò che successe tra il 1995 e io momento dell’arresto un anno dopo: c’è un buco di 4 anni (dal 1991, quando uscì di galera, al 1995) nei quali si arricchì a dismisura vendendo videocassette pedopornografiche e commerciando con una rete di decine di pedofili che gli indicavano i gusti e quali ragazzine erano nei loro desideri. Noi però sappiamo solo che successe dal 14 giugno del 1995.

Quel giorno, di pomeriggio, a Gràce-Hollogne (nei pressi di Liegi) una bambina di 8 anni di nome Melissa Russo stava giocando nel cortile di casa sua con la sua amichetta coetanea Julie Lejeune. Anche in quel caso pare che a Dutroux un cliente lo avesse informato che la bambina era solita allontanarsi di casa spesso per raggiungere un cavalcavia vicino casa dove andava a guardare le auto che passavano; l’uomo attese pazientemente, passando a diverse ore per controllare i genitori di Melissa, poi giunse con il suo furgone e assieme alla moglie le rapì e le condusse a casa sua dove le rinchiuse in cantina.

Le indagini vennero avviate il giorno stesso e si protrassero in tutta Europa, ma senza alcun risultato. Nel mentre la coppia iniziò ad usare le bambine sia per registrare oltre 600 videocassette pornografiche, sia per concederle ai loro contatti, che si presentarono a decine e si fecero anche riprendere nei filmini mentre violentavano, graffiavano, mordevano e le costringevano ad ogni perversione immaginabile.

Bernard Weinstein, uno dei pedofili che venne a casa Dutroux per avere rapporti con le bambine, le trovò mal ridotte e con profonde ferite e bruciature sul corpo, così rifiutò di pagare per il rapporto sessuale e minacciò di denunciare il loro losco traffico. Nel dicembre Dutroux lo chiamò nuovamente a casa, ma questa volta approfittò di una su distrazione per colpirlo alla nuca e lo finì con un coltello da macellaio. Lo seppellì in giardino, dove da lì a poco sarebbero finite anche le due bambine. Weinstein era uno dei complici più fidati di Dutroux e fu proprio lui, in cambio di 50.000 franchi ad indicargli Melissa Russo come possibile bambina per i loro commerci.

Dutroux il 6 dicembre del 1995 finì in carcere dopo che la banca notò un eccessivo spostamento di denaro ( i famosi 50.000 franchi) e fu accusato di traffici illeciti, sebbene a carico suo non ci fosse alcuna prova schiacciante. Venne rilasciato alcuni giorni dopo e quanto tornò a casa si accorse che la moglie non aveva badato a dare da mangiare alle due bambine in cantina. Quando scese a controllare le trovò talmente deperite che non riuscì a salvarle e morirono poche ore dopo il suo arrivo.

L’uomo allora le mutilò, le rinchiuse in un sacco nera della spazzatura e le seppellì di fianco al cadavere di Weinstein. Perse quelle due fonti di guadagno iniziò a cercare altre ragazzine da rapire e sfruttare per girare video o venderle ai suoi clienti. L’occasione giunse il 9 maggio 1996 mentre la 12enne Sabine Dardenne si recava a scuola. Nuovamente venne caricata sul furgone e rimase nella cantina di Dutroux per 79 giorni.

In quel tempo la bambina praticamente non uscì mai dai sotterranei e lì fu costretta a rapporti con uomini e donne di ogni età, compresa la moglie di Marc Dutroux che comparve in parecchi video. Anche allora le indagini aprtirono immediatamente, ma a Marcinelle l’uomo aveva discrete conoscenze e riuscì sempre a sviare ogni sospetto su di se o a fare pressione affinchè le autorità non si avvicinassero troppo a casa sua.

E giungiamo al 9 agosto quando toccò a Laetitia Delhez essere rapita: e domande dei clienti di Dutroux erano sempre più perverse e molti si lamentavano di vedere o incontrare sempre la stessa bambina, così decise di offrire un’alternativa a Sabine. Per fortuna rapì Laetitia in pieno giorno e in una strada molto trafficata e quell’errore gli costò la galera.

Nell’interrogatorio Dutroux raccontò ogni cosa, facendo parecchi nomi dei suoi complici e indicando dove erano sepolte le sue vittime. Tra gli altri venne arrestato anche un certo Michel Nihoul, un agente immobiliare di 55 anni che, oltre ad abusare delle bambine, si occupava della distribuzione delle videocassette e di fare da tramite con i vari pedofili.

In casa di Marc Dutroux gli inquirenti trovarono una specie di cunicolo sotterraneo che ospitava diverse stanze e in una di loro c’erano Sabine e Laetitia, terrorizzate, ma tutto sommato in condizioni buone.
Le due bambine dissero che Michèle Martin era solita somministrare loro delle gocce o delle pillole prima degli incontri sessuali e lo stesso accadeva per farle addormentare.

Il 23 aprile 1998, durante un’udienza, Dutroux riuscì a fuggire dal palazzo di giustizia di Neufchateau: riuscì ad eludere una guardia, ad impossessandosi della sua arma e a raggiungere un’auto per dirigersi verso Arlon; venne arrestato qualche ora dopo da una guardia forestale.

Il 17 giugno del 2004 la giuria popolare riconobbe Dutroux colpevole dei sequestri, delle violenze e degli omicidi delle ragazzine e di Bernard Weinstein; Dutroux fu condannato all’ergastolo, Michèle Martin a 30 anni di reclusione, 25 a Michel Lelievre e soli 5 anni a Michel Nihoul per reati minori.
Putroppo però il 28 agosto 2012 la Corte di Cassazione ha concesso la libertà condizionata alla moglie, dopo soli 16 anni scontati su 30. Michèle Martin sarà obbligata a risiedere il resto della vita in un convento e non potrà recarsi nelle province di Liegi e Limburgo dove vivono le famiglie delle vittime.