Le 15 leggende più spaventose tramandate in tutto il mondo

In #Instaworld, MONDO, social up by Stefano ZampieriLeave a Comment

Fatti realmente accaduti o racconti frutto della fantasia popolare? Si dice che le leggende metropolitane siano storie vere, nate e diffuse nella civiltà contemporanea, tramandate oralmente e dal contenuto inquietante e quasi inverosimile. In ogni caso, queste leggende esistono in tutto il mondo. Cercando in rete ne abbiamo raccolte 15, forse le più spaventose.

Questa storia parla di una bambina molto piccola che si suicidò in tenera età per cause sconosciute. Nei giorni a seguire dalla morte della piccola accadde che le braccia e le gambe dei familiari iniziarono a consumarsi e lacerarsi. Per questo motivo alcuni credono ancora oggi che chiunque la nomini o legga il suo nome, lei busserà alla sua porta verso le 23:39 (ora del decesso) per spezzargli le gambe, il motivo è semplice non vuole che nessuno la ricordi e sappia della sua esistenza.

Il fatto sarebbe accaduto in Siberia, dove uno scienziato Russo avrebbe effettuato una perforazione nel terreno così profonda, che calando un microfono al suo interno avrebbe sentito le voci e le urla dei dannati. La registrazione sarebbe stata fatta a una profondità di 9 miglia, ossia poco più di 14 km. Il Dr. Azzacove raccontò così la sua spedizione: “La perforatrice all’improvviso cominciò a ruotare velocemente, indicando che avevamo raggiunto una grossa caverna o cavità vuota. I sensori della temperatura mostrarono un drammatico aumento di calore fino a 2.000 gradi Fahrenheit. Noi calammo giù lungo il condotto un microfono, designato a rivelare i rumori dei movimenti della piastra. Ma invece dei movimenti della piastra, sentimmo una voce umana gridare dal dolore. Inizialmente pensammo che il suono proveniva dalla nostra attrezzatura. Ma quando facemmo degli adattamenti, furono confermati i nostri peggiori sospetti. Gli urli non erano quelli di un singolo essere umano, essi erano gli urli di milioni di esseri umani”.

Il Tiyanak è una creatura vampirica della mitologia filippina solitamente raffigurata come un bambino appena nato.

La leggenda narra che questa creatura assuma la forma di un neonato e pianga nel mezzo di una foresta per attirare i viandanti o campeggiatori incauti. Quando le vittime sono abbastanza vicine, il Tiyanak ritorna alla sua forma originale, per ucciderli. Esistono comunque molte versioni di questa leggenda, ma tutte hanno in comune la trasformazione della creatura in un neonato piangente come metodo per attirare le sue vittime.
– In una di queste, il Tiyanak, al momento dell’attacco mantiene la forma generale di un bambino, con l’aggiunta di artigli e zanne affilate.
– Un’altra storia racconta che esso (sempre nella forma di neonato) voli in giro per la foresta e in una leggenda dell’isola di Mindoro, si trasforma in un uccello nero prima di volare via.
– Un’altra versione ancora, dalla Pampanga, il Tiyanak è descritto come una creatura piccola, dalla carnagione nocciola e piuttosto che volare, aleggia. Ha un grosso naso, una bocca larga, occhi feroci, denti grandi e taglienti e una voce demoniaca.

Soldier

Questa leggenda nasce durante la Seconda Guerra Mondiale e racconta di un soldato greco trucidato e seviziato da un gruppo di radicali. Da quel momento il soldato morto appare a giovani ragazze e vedove, le seduce e le lascia incinte per vendicare la sua morte.

Kuchisake-Onna

Se vi doveste trovare in Giappone a camminare, in una serata nebbiosa, lungo una strada poco frequentata e incontraste una donna affascinante, con indosso una mascherina, che vi chiedesse “Sono bella ?”, state attenti a come rispondete perché, con ogni probabilità, avrete incontrato una Kuchisake-onna.

La Kuchisake-onna, o “donna dalla bocca spaccata”, è la protagonista di una leggenda urbana famosa in tutto il Giappone e sono molti a giurare che non si tratti solo di una diceria. La storia, probabilmente, ha radici in un episodio che sarebbe accaduto durante il periodo Heian (794 – 1185 d.C.). A quel tempo un samurai, che aveva una concubina (o moglie secondo alcune versioni del racconto) di cui era follemente innamorato, scoprì che la donna lo tradiva e, accecato dalla gelosia, estrasse la sua katana e sfregiò la donna aprendole una ferita da un orecchio all’altro, passando per la bocca. A questo punto il samurai disse alla concubina : “adesso chi penserà che tu sia ancora bella?”. Da allora lo spirito della donna è in continua ricerca di vittime su cui scatenare la propria vendetta.
Partendo da questo episodio, è nata la leggenda metropolitana di una donna che girerebbe per le strade deserte, specialmente nei giorni di nebbia, in cerca di vittime, armata di forbici. Le vittime preferite sarebbero giovani, ragazzi e ragazze, in età scolastica.

coppia car

Questa leggenda fa riferimento a tutte quelle coppie che si appostano in macchina in luoghi nascosti. Insomma, la famosa camporella. La coppia è seduta in auto, quando il ragazzo esce un attimo per fare pipì. Passano 5 minuti, ma il ragazzo non ritorna. Si sentono solo dei rumori molto strani. In panico, la ragazza prende il posto di guida e tenta di andarsene ma non ci riesce, così scende e scopre che la macchina è stata legata dal dietro con una corda. I rumori strani? Provengono dal ragazzo che sbatte contro la macchina e che ormai pende impiccato.

Polybius

La leggenda narra di un nuovo gioco installato in varie sale nella periferia della città e descritto come estremamente popolare, fino al punto di provocare dipendenza e di formare lunghe code per poterlo provare causando, talvolta, delle risse. Si racconta, inoltre, che le macchine venissero occasionalmente visitate da degli uomini in nero intenti a raccoglierne i dati e a testarne gli effetti stupefacenti. Dopo alcune partite, infatti, i giocatori manifestavano episodi di amnesia, insonnia, stress e incubi notturni. Inoltre, in alcuni casi, i giocatori smettevano di provare divertimento per qualsiasi altro videogame. La compagnia nominata nei presunti crediti del gioco era la Sinneslöschen (parola tedesca composta che significa “cancella-mente”).

Alcuni cronisti ritengono che la leggenda metropolitana sia scaturita dalla vicenda che narra di una prima versione del gioco Tempest responsabile di epilessia fotosensibile, chinetosi e vertigini

candle cove

Questa leggenda nasce sul social Reddit, dove gli utenti parlando di un cartone animato andato in onda negli anni ’70 di cui non si trova più alcuna notizia. Uno dei personaggi era Percy il Pirata, costruito con diversi pezzi di altre bambole. Il mistero sta nel fatto che questo programma pare non sia mai esisto e non sia mai stato trasmesso.

volga

(Questa è une delle leggende più famose e diffuse nei Paesi dell’ Est)

La storia vede protagonista assoluta un’automobile di lusso: una Volga nera. Tra il 1960 e il 1970 la leggenda vuole che siano stati tantissimi i casi di persone scomparse in cui sarebbe stata implicata una Volga nera.  Camminavi per strada e in un attimo ti ritrovavi prigioniero all’interno dell’abitacolo finemente lavorato della lussuosa automobile, verso un destino spesso fatale.

Nella versione più diffusa a sparire nel nulla sarebbero state soprattutto ragazze giovani e belle, che venivano rapite per diventare giocattoli sessuali per il piacere dei compagni Soviet di grado più alto (versione che già girava trent’anni prima, legata a un differente modello d’auto). In un’altra versione a sparire erano principalmente bambini soli, il cui sangue – sano, giovane e benefico – sarebbe servito per curare gli occidentali o gli arabi ricchi malati di leucemia. E non poteva mancare la versione in cui ai rapiti veniva asportato e rubato un rene. Alla guida dell’auto si è ipotizzato ci potesse essere chiunque: da agenti del KGB a preti, passando per ebrei, suore, vampiri (!?!), satanisti e pure il Diavolo in persona. Ovviamente niente di tutto questo è mai stato provato nè si hanno dettagli, notizie o statistiche certe di “sparizioni” legate a Volga di colore nero. Ma è chiaro che la paura, il sospetto e l’odio verso gli “invasori comunisti” – che in quegli anni comandavano su territori e regioni che decenni dopo sarebbero diventate nazioni indipendenti e democratiche – ha alimentato queste dicerie. Questa leggenda metropolitana – che come avrai notato ha dei notevoli punti di contatto con quelle del furto di reni e dell’ambulanza nera – è però sopravvissuta alla caduta del comunismo e al disgregarsi dell’Unione Sovietica. Ancora oggi si parla di misteriose “auto nere”, spesso modelli di lusso di BMW o Mercedes, implicate in sparizioni o in vicende da incubo. Spesso le vittime sono ignari e innocenti passanti a cui il guidatore di una costosa auto nera chiede l’ora dopo aver accostato: la morte colpirebbe questi sventurati nei giorni successivi, proprio all’ora comunicata all’autista

rat

Questa leggenda metropolitana racconta di una donna che voleva mantenere perfetti i suoi capelli anche durante la notte. Per fare questo, una sera si lavò i capelli con acqua e zucchero e li lasciò avvolti in un’asciugamano. Il giorno successivo, però, non si svegliò più. Chi andò a controllare l’avvenuta morte, tolse l’asciugamano dalla testa della signora e vi trovò un covo di ratti intenti a mangiarle il cervello.

In Australia, marito e moglie tornano a casa dopo essere usciti e scoprirono che il loro Doberman stava soffocando con qualcosa. Così la donna porta subito il cane dal veterinario e poi raggiunse di nuovo il marito a casa. Subito dopo la coppia riceve la chiamata dal veterinario: “Lasciate immediatamente la vostra casa!”. Il cane si era soffocato con un dito umano, quello di un ladro scoperto solo più tardi.

Pier-Fortunato-Zanfretta

Fortunato Zanfretta è un uomo italiano presunta vittima di rapimenti alieni. Questi alieni si chiamerebbero Dargos e verrebbero da un pianeta della terza galassia, chiamato Titania. Il loro aspetto ricorderebbe quello dei rettili: pelle verde e increspata, alti quasi tre metri, grandi punte sulla testa e occhi triangolari gialli. Questo signore sostiene di aver avuto undici incontri di tipo ravvicinato con queste creature durante il suo servizio di vigilanza notturna.

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Secondo questa leggenda una ragazza del college una sera decise di non studiare come era solita fare, ma di uscire per andare ad una festa. Al suo ritorno pensa bene di non accendere la luce per non svegliare la sua compagna di stanza e si mette a letto silenziosamente. Il mattino successivo, una volta sveglia, scopre che l’amica è stata assassinata e sul muro si legge una scritta fatta col sangue: “Non sei felice di non aver acceso la luce?”

Il racconto è quello di un camionista che nel pieno di una notte piovosa si accorge di una bellissima ragazza intenta a fare l’autostop. Così, intenerito dal suo viso angelico, la fa salire sul camion per proteggerla dal mal tempo ed accompagnarla dove desidera. Non appena la ragazza sale, la pioggia smette di battere e si fa più lieve, ma un banco di nebbia fitta appare sulla strada, dando scarsa visibilità. In un punto non troppo definito, la ragazza invita il camionista a fermarsi perché quella è la sua destinazione, ma dimentica la sua felpa sul camion. Dapprima indeciso sul da farsi, l’autista scende per restituirgliela e scopre un cimitero: vi entra e scorge su una lapide la foto della ragazza, morta già molto tempo prima.

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La vicenda si svolge in un campo Scout, dove per diversi giorni una bambina va a trovare i ragazzi dell’accampamento chiedendo dei biscotti. La bambina vestita sempre di bianco, ben presto fa amicizia con tutti i giovani. Dopo una settimana i capi scout decidono di scendere in paese per rifornirsi di cibo e bevande. Proprio mentre sono al supermercato, si accorgono che dietro al bancone è affissa alla parete la foto di una bimba identica alla loro amica dei biscotti. Così i ragazzi domandano al proprietario se si tratta di sua figlia: “Sa, viene sempre da noi a mangiare biscotti”. Ma il negoziante si incupisce e con voce triste dice che è impossibile: la figlia è morta sette anni fa.

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