Loki: su Disney Plus la distopia psicologica del dio degli inganni

Terminata con il suo sesto episodio a luglio, Loki è la serie marvel e disney plus dedicata alle avventure spazio temporali del dio degli inganni.

Come in Wanda & Vision siamo dinnanzi ad una serie tv (in sei episodi a dir poco coinvolgenti) fantascientifica e distopica di alta qualità, che punta sui personaggi e sulla storia piuttosto che sugli effetti speciali. 

Una storia profonda e una sceneggiatura intelligente (di Michael Waldron, già sceneggiatore di Rick and Morty) che, come il suo protagonista, maschera i suoi intenti finali e risulta imprevedibile offrendo continuamente cambi di prospettiva.

Riflessione non banale sul libero arbitrio Loki ci porta fin da subito in una dimensione atemporale e fuori dallo spazio comunemente conosciuto.

Dopo aver sottratto il Tesseract agli Avengers (qui il richiamo ad Avengers Endgame), il dio di Asgard, pronto ad effettuare uno dei suoi soliti tradimenti, viene “prelevato” da una unità di agenti e teletrasportato presso la loro sede, la Tva.

 

Si tratta di un mondo iper burocratico in cui la magia è inibita e i cui funzionari detengono fascicoli in cui sono stipate le esistenze di tutti gli esseri viventi che popolano i molteplici universi paralleli (teoria del multiverso). Ebbene la tva è un organizzazione che agendo per conto di tre saggi del tempo (eminenze oscure difficilmente avvicinabili), garantisce che si mantenga intatta un’unica linea temporale, incriminando e mettendo sotto custodia tutti coloro che, in quanto varianti indesiderate rispetto al progetto prestabilito, sono un pericolo per l’intero sistema.

Loki è una di queste e anche abbastanza pericolosa. Destinato ad essere smaterializzato (questa la pena per chi devia dal “giusto” percorso), viene invece ingaggiato dal zelante agente Mobius (Owen Wilson) per catturare una variante in fuga, che sta sabotando l’organizzazione, uccidendo molti agenti con pericolosi agguati spazio temporali.

Costruito su una trama stratificata che maschera inganni e contro inganni e ricco di colpi di scena, Loki è un avvincente racconto psicologico di fantascienza che brilla non solo per acume e ironia nel delineare la sua trama, ma anche per intensità interpretativa e profondità di contenuto. 

Il nostro destino è davvero già tracciato? Possiamo discostarci da esso e tracciare altri sentieri inaspettati? Da viaggio introspettivo Loki diventa ben presto metafora del potenziale espresso (e inespresso) di ogni essere umano.

 Egli è un atipico e accattivante malvagio: edonista, egocentrico, cangiante e manipolatore, che è costretto a fissarsi in uno specchio multidimensionale e ad affrontare la sua psiche, le sue luci e le sue ombre per rintracciare quale sia davvero la propria natura, per comprendere su quali “gloriosi propositi” sia più giusto scommettere (una scommessa che verrà più volte messa in discussione).

Avventura di formazione atipica, piacevolmente multiforme, Loki, nella sua prima stagione, si conclude con colpi di scena importanti che preannunciano un accattivante sequel. 

Ottima la prova degli attori, tra cui Tom Hiddleston e Sophia  Di Martino: buona la sinergia tra i due.

Da un raffronto con Wanda e Vision possiamo dire che si somigliano nel concentrarsi sulla psicologia dei personaggi. La prima è forse più sofisticata al livello di rappresentazione cinematografica (meta seriale); dove Loki, invece, risulta più articolata e più complessa dal punto di vista della trama e dell’intreccio (non a caso vi sarà un sequel).

Entrambe distopie, microcosmica la prima e “macro cosmica” la seconda, denotano la marcata impronta fantascientifica delle ultime opere Marvel.

L’introduzione del criptico personaggio di Colui che rimane (Jonathan Majors) rappresenta poi un tassello che secondo molti potrà essere determinante in molti dei film della FASE 4 Marvel: da Antman a Spiderman, fino a Doctor Strange, nonché ovviamente per la seconda serie di Loki, in arrivo.

Anche voi siete in trepida attesa per il sequel?

 



Francesco Bellia