L’Italia? Per i giovani è un posto sempre meno sicuro

Un Paese peggiore di quello lasciato nell’era pre-Covid, anche sul fronte sicurezza. È quello che hanno trovato i nostri ragazzi nel momento in cui hanno rimesso piede fuori di casa dopo i lunghi mesi di chiusure. O almeno questa è la percezione che hanno avuto. E che li porta ad essere particolarmente attenti alla protezione delle cose a cui tengono di più, in primis la casa, soprattutto in prospettiva futura. A segnalarlo è la seconda edizione dell’Osservatorio “Giovani e Sicurezza”, realizzato da Skuola.net in collaborazione con Verisure Italia – leader d’Europa nel settore dei sistemi d’allarme – grazie al contributo di 1.000 giovani tra gli 11 e 30 anni.

In termini generali, oltre 7 ragazzi su 10 (che diventano 8 al Sud) pensano che l’Italia sia attualmente un posto in cui si possa facilmente finire nel mirino di qualche malintenzionato. Il 35% – che sale al 44% nelle regioni del Sud – vede questo stato di cose in atto da parecchio tempo. Preoccupa che il dato, rispetto alla medesima rilevazione nel 2019, sia cresciuto di circa dieci punti percentuali. A questi si aggiunge, poi, un 36% che è convinto che le cose siano peggiorate proprio nell’ultimo periodo. Pericoli che, spesso, secondo molti arrivano fino a sotto casa: quasi 1 su 4 giudica “basso” se non addirittura “molto basso” il livello di sicurezza del luogo – paese, città, quartiere – in cui abita; col solito picco nel Mezzogiorno, dove si sfora quota 30%.

Anche per questo motivo, i ragazzi non sembrano essere spaventati dalla sempre maggiore diffusione delle telecamere di videosorveglianza nei luoghi pubblici: per il 43% rappresentano un “must have” per proteggere la sicurezza collettiva e prevenire i reati, mentre il 48% approva seguendo l’adagio “male non fare, paura non avere”. A conti fatti, dunque, 9 su 10 accettano di buon grado questo compromesso tra privacy e sicurezza.

La ricerca di sicurezza delle nuove generazioni, però, non è rivolta solo all’esterno degli ambienti domestici ma soprattutto all’interno delle abitazioni. E già pianificano una strategia di difesa per quando avranno una propria casa; dal momento che praticamente tutti vivono con i genitori. In base ai dati raccolti dall’indagine di Skuola.net e Verisure, infatti, il 63% (quasi 2 su 3) proiettandosi in avanti vorrebbe dotarsi di un sistema di sicurezza; anzi, il 32% è sicuro che lo farà. A cui potrebbe aggregarsi un altro 26% che valuterebbe tale opzione se il luogo in cui andrà ad abitare si dovesse rivelare poco sicuro. Appena 1 su 10 ci rinuncerebbe a prescindere.

Per ora, invece, devono accontentarsi delle decisioni prese dall’alto, dalla famiglia. Che non garantiscono a tutti la copertura che vorrebbero. In base a quanto raccontano i ragazzi, attualmente, meno di 1 su 2 ha attrezzato la casa con qualche dispositivo d’allarme o anti effrazione. Il motivo per cui gli altri non lo hanno fatto? Il fattore economico è determinante fino a un certo punto: solo il 20% chiama in ballo le scarse finanze; quasi sempre è semplicemente perché non ci si pone il problema, come se fosse lontano da loro.

E sempre rimanendo in ambito familiare, dove c’è tecnologia i più giovani diventano protagonisti attivi. Così accade che, se in casa è installato un sistema di videosorveglianza, circa 1 su 3 collabora con i genitori alla supervisione dei filmati. Un’ottima occasione di redenzione, visto che anche  questa edizione dell’Osservatorio di Skuola.net e Verisure emerge una preoccupante abitudine, soprattutto in vista delle vacanze estive: la sovraesposizione online, soprattutto sui social network. Ad esempio, quasi 1 ragazzo su 2 si geolocalizza quando arriva a destinazione e 4 su 10 confessano di raccontare online i dettagli delle proprie vacanze. Questo nonostante più di 2 su 3 siano consapevoli che tali comportamenti potrebbero fare il ‘gioco’ dei ladri. Per fortuna, però, queste abitudini sembrano in una fase calante: rispetto alla precedente indagine, il diario social perde l’11% di adepti, le geolocalizzazioni registrano un confortante -6%.

“L’Osservatorio ‘Giovani e Sicurezza’ – commenta Stefan Konrad, Managing Director di Verisure Italia – è per noi molto importante perché, da sempre, ascoltiamo i bisogni dei clienti per guidare la nostra innovazione. Ascoltare le nuove generazioni ci aiuta a costruire il futuro della sicurezza di cui hanno bisogno perché saranno proprio loro i nostri clienti del futuro. Non solo, per un’azienda in rapida crescita come la nostra, i giovani saranno i nostri talenti del futuro, i professionisti che stiamo cercando”.

Tornando ai sistemi di protezione, la ricerca condotta da Skuola.net assieme a Verisure – multinazionale che in tema di sicurezza e allarmi monitorati si è distinta come ‘numero uno’ in Europa e Italia – mostra come per i più giovani la difesa del bene più caro – la casa – sia ben presente. Quando prenderanno loro la decisione se installare o meno un sistema di sicurezza, questo dovrà essere un ecosistema completo, all’avanguardia e di facile utilizzo. Basta osservare quale aspetto indicano come decisivo: per il 38% deve essere la combinazione di un’ampia varietà di tecnologie e servizi (sensori, telecamere di sorveglianza, allarmi sonori ma anche collegamento con una Centrale Operativa), il 30% cercherebbe l’ultimissima tecnologia sul mercato, il 22% guarderebbe soprattutto alla praticità nella sua gestione.

Entrando più nello specifico, quando gli si chiede quali siano gli elementi imprescindibili dell’ipotetico dispositivo: al primo posto ci deve essere un sistema che dia la possibilità di controllare la casa da remoto attraverso App (lo metterebbe nel carrello il 67%); il 68% aggiungerebbe sirene e allarmi sonori; il 55% metterebbe telecamere ovunque, dentro e fuori la casa.

In fondo, non solo sono ormai abituati a conviverci, ma li fanno sentire molto più sicuri: tra chi ha un sistema di videosorveglianza in casa, il 47% dice di sentirsi più tranquillo sapendo che c’è mentre il 35% non ne percepisce proprio la presenza. Così come, tra quelli che non hanno telecamere tra le mura domestiche il 26% approverebbe senza dubbi, al 45% forse darebbe inizialmente fastidio, giusto il tempo di familiarizzare con loro e solo il 29% pensa che lo farebbero sentire meno libero.



Claudia Ruiz