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L’invasione in Ucraina è iniziata, come siamo arrivati a tutto questo

Sembra difficile da credere eppure ieri mattina ci siamo svegliati con la notizia di una nuova guerra in Asia, insensata ma non per questo inaspettata. Alle ore 4 italiane il Presidente della Federazione Russa Putin ha ordinato l’attacco di basi militari e possibili avamposti ucraini in territorio straniero, un bombardamento a larga scala visibile dalla capitale Ucraina di Kiev. L’orario non è una casualità, il primo bombardamento è iniziato appena concluso il discorso dell’ambasciatrice USA durante la riunione straordinaria dell’ONU proprio in merito alla questione.

Gli animi si erano fatti già caldi quando ieri in occasione di una conferenza stampa ufficiale il Presidente Russo ha riconosciuto ufficialmente le repubbliche separatiste del Donbass situate in territorio ucraino, Donetsk e Lugansk. 

Fonte: @ispi

Non vogliamo occupare l’Ucraina “ma smilitarizzare il paese con una operazione speciale”, ha detto il presidente russo esortando le forze di Kiev a consegnare le armi e “andare a casa”. A chiunque “tenti di crearci ostacoli e interferire” in Ucraina “sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Siamo preparati a tutto. Spero di essere ascoltato”, ha aggiunto.

Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha decretato lo stato d’emergenza nel paese e invitato gli abitanti a restare a casa. “L’Ucraina si difenderà e vincerà. Il mondo può e deve fermare Putin: il momento di agire è ora”, ha detto il ministro degli Esteri ucraino Kuleba, invitando la comunità internazionale ad “agire immediatamente”.

Come ha reagito l’Unione Europea

“Il pacchetto di sanzioni più severe che sia mai stato realizzato”: con queste parole l’alto rappresentante per la politica estera UE Josep Borrell ha annunciato la reazione dei 27 all’attacco russo. Sanzioni, quindi, “massicce e strategiche”, gli fa eco la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Obiettivo della proposta – che verrà presentata nel corso della giornata – è assestare un duro colpo all’economia russa. Se fino a ieri era passata la linea dell’approccio “calibrato” nei confronti di Mosca, oggi l’attacco su larga scala costringe l’Europa a prendere provvedimenti più incisivi. E’ la volta buona che si mostri efficace ed efficiente visto che mai come ora è stato minato il territorio europeo dalla Seconda Guerra mondiale.

La NATO condanna la condotta della Russia

Ferma condanna del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. “La Russia ha attaccato l’Ucraina, è un atto brutale di guerra. Quello che aveva detto da mesi è successo. E’ un momento grave per noi, la guerra è in Europa. Nei prossimi giorni invieremo ulteriori forze sul fianco Est dove già sono state inviate migliaia di truppe. Dopo l’invasione della Russia di un Paese non alleato abbiamo attivato oggi il piano di difesa della Nato, che dà maggior autorità ai comandanti in campo. Noi siamo pronti, ma la nostra è un Alleanza preventiva, non vogliamo un conflitto. La Russia ha chiuso le porte ad una soluzione diplomatica”.  I Paesi alleati della Nato – si legge nelle conclusioni del Consiglio Atlantico – non accetteranno mai riconoscimenti illegali” da parte di Mosca. “Richiamiamo con urgenza la Russia a tornare indietro dal percorso di violenza e aggressione scelto. Nel corso della riunione del Consiglio Atlantico è stata approvato un ulteriore dispiegamento di forze di terra, acqua e aria sul fianco sinistro dell’Alleanza. E’ stata anche aumentata la prontezza di risposta dei contingenti”.

La reazione degli USA e la linea ferma di Biden

“Il presidente Putin ha scelto una guerra premeditata che porterà una catastrofica perdita di vite umane e sofferenze umane. Solo la Russia è responsabile della morte e della distruzione che questo attacco porterà, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner risponderanno in modo unito e deciso. Il mondo riterrà responsabile la Russia e le chiederà conto”. Con queste parole il Presidente americano Biden ha commentato l’attacco russo in Ucraina, in questo momento è in riunione con il consiglio di Stato Maggiore per vagliare tutte le sanzioni che entro oggi saranno formalizzate. Lo scopo sarà in primis paralizzare il sistema bancario russo e le esportazioni tecnologiche. Per fare ciò è necessario che gli USA abbiamo il completo appoggio dell’Unione Europea e dei suoi membri soprattutto quelli collocati a confine con il conflitto.

I Paesi della NATO a confine chiedono aiuto

Nel frattempo, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno invocato l’articolo 4 della NATO, che prevede “consultazioni di emergenza se un membro è minacciato”. L’Ucraina non è un membro dell’Alleanza atlantica e la questione della sua annessione è fuori da ogni logica al momento, ma l’attivazione dell’articolo 4 mette nero su bianco il rischio per la sicurezza dei paesi membri. Le repubbliche baltiche e la Polonia rappresentano infatti il confine orientale della NATO, quello che potrebbe soffrire le principali conseguenze dell’escalation in Ucraina. La Lituania ha dichiarato lo stato d’emergenza e potrebbe schierare il proprio esercito al confine. Varsavia ha chiesto il rafforzamento del fianco orientale dell’Alleanza mentre cresce la possibilità che il paese possa essere presto travolto dall’arrivo di profughi e sfollati dall’Ucraina.

La storia di un conflitto nato 8 anni fa

La crisi tra Russia e Ucraina non è di certo nata oggi, chi lo pensa non conosce bene la storia di questi due Paesi e il doppio filo che li lega. Quello che è successo stanotte è il risultato di un contrasto che dura apertamente da otto anni: ovvero da quando nel 2014, dopo la Rivoluzione di Euromaidan culminata con la cacciata dell’allora presidente Janukovyč, Mosca ha invaso la penisola di Crimea e sostenuto i movimenti separatisti nella regione del Donbass, in Ucraina orientale. In questa occasione la Russia ha annesso la Crimea al suo territorio, ed oggi proprio da quel lato del confine sta pianificando il suo attacco. Nello stesso anno dell’annessione della Crimea, una linea di conflitto si è aperta nella regione orientale del Donbass, che ha visto i separatisti filorussi scontrarsi con l’esercito regolare. I separatisti hanno preso il controllo di parti del territorio, dichiarandole indipendenti con il nome di Repubblica Popolare di Lugansk e Repubblica Popolare di Donetsk. La dichiarazione di Putin del 21 febbraio ha aperto dunque il terreno ad un’invasione esplicita da parte della Russia nelle province contese, giustificata ufficialmente con ragioni di “peacekeeping”.

Quali sono le intenzioni di Putin

Al netto delle ideologie e dei proclami quello che sta succedendo in questo momento in Ucraina è il classico esempio di guerra lampo per accrescere sfere di influenza e occupazione del territorio sovrano. Al Presidente russo non è mai andato a genio questa vicinanza del popolo Ucraino e dei suoi presidenti all’Europa e più in generale al fronte occidentale. Negli ultimi anni, l’Ucraina ha ricevuto il supporto militare del fronte occidentale (2,7 miliardi di dollari gli aiuti ricevuti dagli USA dal 2014), riaccendendo le preoccupazioni russe di fronte a un suo ulteriore avvicinamento alla NATO sia logisticamente che per il significato intrinseco di tale scelta. Anche se ad oggi la quesitone Ucraina e NATO non è messa sul tavolo, la Russia ha avanzato richieste di garanzie di limitazioni delle azioni NATO nella regione, che includono il divieto di ulteriori allargamenti, il ritiro delle forze da paesi che si sono uniti all’Alleanza dopo il 1997 .

Il secondo punto da affrontare è la posizione strategica dell’Ucraina, negli ultimi anni l’Unione Europea ha cercato attivamente di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di gas. Ma la “dipendenza” da Mosca è un fatto strutturale e geografico: è molto più facile ed economico trasportare gas via tubo, e un enorme produttore non lontano dai grandi consumatori europei è un partner inevitabile. Per questo, malgrado le intenzioni sulla carta fossero quelle di diversificare le forniture, il calo di produzione in Norvegia, i problemi di produzione in Algeria e l’instabilità in Libia hanno al contrario aumentato la dipendenza europea da Mosca negli ultimi 10 anni. Va da se che avere il controllo politico dell’Ucraina significa per Putin massimizzare la sua esportazione di gas tanto caro ai paesi occidentali.



Claudia Ruiz