“Lasciami andare”: il nuovo film di Accorsi contro la Scienza?

È tornato ad incantarci in sala Stefano Accorsi, attore ormai consolidato nel panorama del cinema italiano e che, durante il lockdown, ci ha tenuto compagnia su YouTube recitando versi della “Divina Commedia”, sempre con quel suo stile pulito ed impeccabile.

Nonostante il sottoscritto fosse l’unico presente durante la visione, si può assicurare che “Lasciami andare”, il suo nuovo film diretto da Stefano Mordini (con Serena Rossi, Maya Sansa e Valeria Golino), è tutt’altro che un prodotto da evitare: si consiglia fortemente la visione, con la pur sempre evidente consapevolezza che è solo un ottimo film, non un capolavoro, ma comunque recentemente presentato in chiusura alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

Lasciami andare
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Sin dalle prime riprese apparentemente confusionarie sembra che il protagonista del film voglia comunicare quel desiderio insito nel titolo stesso della pellicola, che è un adattamento cinematografico del romanzo “Sei tornato” del 2012 (di Christopher Coake).

Lasciami andare
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Il regista è alle prime armi, aspetto evidente dalle poche pellicole finora girate, ma è già abile per una fotografia che parla da sé, fredda, distaccata, in piena sintonia con lo stesso Mordini, che talvolta condivide il punto di vista del protagonista, rivelando sensibilità pur restando ai margini della vicenda: impresa difficile ma riuscita.

E il montaggio, dunque, con la moltiplicazione continua d’immagini le une dopo le altre esprime sin dalla prima scena quella corsa lenta e stanca contro un tempo affannoso che si fa ogniqualvolta si voglia sfuggire ad un passato doloroso, a certe scelte le cui conseguenze hanno provocato in noi degli inguaribili rimorsi.

Lasciami Andare
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Questo film è un dramma psicologico che si serve di un thriller (che pure crea brividi e colpi di scena, sebbene due situazioni prevedibili) per essere narrato sotto un’altra luce, in grado di illuminare quella parte irrazionale della nostra mente che, in fondo, ci ha portati almeno una volta a credere nei cosiddetti “morti viventi” o fantasmi, presenze, creature che sopravvivono con noi anche quando pensiamo che ci abbiano lasciato per sempre.

Mordini è stato abile, fin dalla tecnica di “focalizzazione dell’immagine” in una fotografia fortemente comunicativa di questo messaggio (primi piani spesso su sfondo a tratti nitido, che poi diviene subito a tratti sfocato), di “fingere” un thriller per raccontare una storia verosimile, realistica, per poi, però, dimostrare che la finzione può essere realtà, anche se la Scienza tace.

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Mordini, tuttavia, pecca nella direzione delle attrici, ad eccezione di una Serena Rossi sul pezzo fino alla fine. Valeria Golino, ad esempio, cede ogni tanto ad inespressività, mentre Maya Sansa, che comunque supera la prova, dà in due occasioni vita a paresi facciali finte mentre parla. Il protagonista, sebbene sia perfettamente calato nel ruolo, pure sbaglia in una o due occasioni quando scade in fredda impostazione narrativa.

In definitiva, “La realtà è misteriosa perché è un continuo focalizzare” potrebbe essere la massima sintetica ed esaustiva di un film che, sin dal titolo, invita ciascuno a lasciar fuggire i propri vani rimpianti (e non noi da loro), ma anche a lasciar andare i troppi tormenti razionali per abbracciare le sensazioni interiori. Che forse, a volte, sono più vere di quelle esteriori.

P.S.- Andatelo a vedere, fatevi questo regalo!