“L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

Donatella Di Pietrantonio, classe ‘63, seppur nella vita è una dentista pediatrica, è conosciuta ai più come scrittrice e, ad oggi, è al suo terzo libro che ha riscosso molto successo tra la critica e i lettori.

Dopo il primo romanzo “Mia madre è un fiume” del 2001 che le è valso il Premio Letterario Tropea e il successivo “Bella mia” del 2013 con il quale è stata candidata al Premio Strega nel 2014, la nuova opera della Di Pietrantonio è “L’Arminuta”, edita da Einaudi.

Ambientato in Abruzzo, in un paese non ben identificato geograficamente ove si vive in modo semplice coltivando i campi e rispettando le tradizioni, il libro racconta di una ragazzina, soprannominata dai compagni di scuola l’Arminuta, – parola del dialetto abruzzese equivalente della parola italiana “la ritornata” – restituita ai genitori biologici dopo essere stata cresciuta dalla zia Adalgisa ed il marito che considerava la sua vera, unica e sola famiglia.

Il ritorno per la ragazza si rivela dapprima ingiusto e difficile sia per le domande che non trovano risposta sia per i luoghi, le abitudini, le persone che deve imparare a conoscere e ad apprezzare. Sorella di altri quattro fratelli (Giuseppe, Sergio, Adriana e Vincenzo), l’Arminuta porta con sé le buone maniere e l’educazione di una giovane cresciuta in città e la vita in campagna è una novità ed anche una sfida.

Grazie al rapporto che instaura con la sorella Adriana in perenne rapporto di amore-odio, alle attenzioni di Vincenzo con il quale supera il limite dettato dal legame di sangue e alle cattiverie di Sergio, l’Arminuta si ambienta, trovando un senso anche nell’atteggiamento della madre biologica: scostante e contemporaneamente affettuosa. Trova il suo posto nella famiglia che da sempre le apparteneva, ma non dimentica il passato e le domande irrisolte, mantenendo ancora delle riserve.

La zia Adalgisa, infatti, non è mai scomparsa dalla sua vita. Anche quando l’ha restituita, si è occupata di pagare tutte le sue spese e, una volta che la giovane si è trasferita in città per frequentare il liceo, ha contribuito totalmente al suo sostentamento e mantenimento. Nonostante il susseguirsi di eventi e le incertezze miste all’incredulità, l’Arminuta riuscirà a scoprire le ragioni celate e a capire se è legittimo per una figlia abbandonata dare fiducia e provare a perdonare.

“L’Arminuta” è un libro sul rapporto madre – figli. Il tema centrale è l’accettazione; prima di una nuova realtà mai neppure immaginata come quella di essere stata cresciuta da una donna creduta madre che senza difficoltà restituisce ai genitori biologici la figlia come fosse un oggetto e, dopo di essere figlia di un’altra donna, diversa per modi ed atteggiamento, alla quale voler imputare colpe senza sapere nulla.

È un libro che prende il lettore totalmente, fin dalla prima pagina, sia perché la scrittrice ha scelto di narrare come se l’Arminuta fosse oramai grande e ricordasse il suo passato sia perché il linguaggio utilizzato è schietto, reale, netto ed asciutto. La Di Pietrantonio non fa giri di parole, ma racconta con estrema ed immediata chiarezza una storia incredibilmente realistica e toccante.

In un’epoca moderna in cui è dato per assodato, forse per dogma forse pure per convenzione, che “i figli non sono di chi li fa ma di chi li cresce”, la Di Pietrantonio spiana una terza via e pone una questione ulteriore: i figli sono ancora di chi li cresce e, dopo aver soddisfatto la propria voglia di maternità, li restituisce a chi li fa?

Chi è una madre? Colei che ti cede perché sa che potrai avere un futuro migliore ma non ti dimentica o colei che ti cresce e ti ritorna perché la vita, d’improvviso, è stata sorprendentemente benevola con lei? E una figlia chi deve considerare madre? Una, nessuna o entrambe? Donatella Di Pietrantonio non dà risposte, però lascia dire alla protagonista: “Nel tempo ho perso anche quell’idea confusa di normalità e oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. È un vuoto persistente che conosco e non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure”. Donatella Di Pietrantonio, L'Arminuta, Einaudi, pag. 163, 17,50 euro BUONA LETTURA !!!