Fonte: La repubblica

La Carta Atlantica Johnson-Biden anticipa i temi del G7 2021

Il G7 2021, il primo grande summit post-pandemia, quest’anno ha luogo in Cornovaglia, dall’11 al 13 giugno. Il vertice G7 riunisce per la prima volta – dopo un anno di videoconferenze –  Regno Unito, Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Stati Uniti e Unione Europea. Tuttavia, c’è chi ha deciso di anticipare i tempi (ed anche le tematiche).  Il 46º presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, non ha aspettato a raggiungere il primo ministro britannico, Boris Johnson, a Carbis Bay, in Cornovaglia. Un incontro che è culminato nella firma della “Carta Atlantica”. Una versione moderna di quella del 1941 che venne firmata, invece, a bordo della nave da battaglia Prince of Wales da Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill.

Accompagnati dalle rispettive consorti, i due vertici di rilievo per USA e Regno Unito hanno discusso dei temi più salienti di quest’anno.

La first Lady, Jill Biden, ha di certo attirato l’attenzione della stampa per via della sua giacca con la scritta “Love”. La moglie di Biden ha dichiarato ai giornali che il suo è stato un semplice gesto di speranza e unità dopo l’anno difficile appena trascorso. Tuttavia, né il gesto d’amore della first lady, né l’abito rosso sbagliante della neo sposa Carrie Symonds Johnson, hanno distolto lo sguardo dalle tematiche essenziali dell’incontro.

Il documento sottoscritto da Biden e da Johnson si adatta ai nostri tempi. All’ordine del giorno, infatti, non più il divieto di espansione territoriale, bensì la lotta al covid-19 tramite vaccini.

A tal proposito, il presidente Biden ha precisato che gli Stati Uniti ricopriranno un ruolo centrale. Una responsabilità importante tanto che gli USA si ergeranno ad “arsenale dei vaccini per combattere il Covid in tutto il mondo”. Saranno, appunto, donate circa 500 milioni di dosi del vaccino ai Paesi più bisognosi. Uno step decisivo per andare avanti insieme e non lasciare indietro nessuno.

L’economia globale ha fortemente risentito della crisi sanitaria, l’obiettivo statunitense è quello, quindi, di “guidare il mondo fuori dalla pandemia”, e chiaramente tutto ciò è possibile grazie a dei partner globali, come lo è il Regno Unito.

Dal canto suo Johnson, noto per imporsi scadenze e rispettarle, ha posto le basi per una vaccinazione di massa mondiale entro il 2022.

Tra i punti essenziali dei vertici angloamericani si rafforza il rispetto dei valori democratici in comune così come 80 anni fa.

Non mancano, dunque, riferimenti alle questioni di ordine internazionali: dal libero commercio al rispetto dei diritti umani. E poi ancora, i due Paesi hanno molto a cuore il rispetto dell’ambiente al quale sarà dedicato un ulteriore summit, organizzato da Boris Johnson e previsto per fine mese.

Il cambiamento climatico e la sfida del covid-19 non sono le sole new entry della nuova Carta Atlantica.

L’incontro ha ritenuto fosse essenziale fare il punto anche su questioni per così dire 2.0. Si tratta ad esempio dell’ “interferenza attraverso la disinformazione” di carattere politico. Come le accuse di manipolazione elettorale mosse contro Mosca e Pechino. D’altro canto, in un secolo come il XXI in cui la tecnologia la fa da padrone, non potevano che esserci dei punti inerenti alle tecnologie emergenti (rischi e risorse), nonché alla cosiddetta cybersecurity.

“La relazione speciale tra Stati Uniti e Regno Unito è più forte che mai”, così recita il post pubblicato dal presidente degli USA, anche se il tono cambia quando in ballo vi è la questione irlandese.

Johnson e Biden sono riusciti a trovare facilmente diversi punti di incontro relativamente a tematiche di carattere internazionale. A casa propria il conflitto è evidente. Biden è di origini irlandesi ed ha a cuore la stabilità tanto dell’Irlanda del Nord che della Repubblica d’Irlanda.

Fonti ufficiali hanno confermato lo schieramento a favore del protocollo firmato con Bruxelles da parte del presidente Biden, il quale avrebbe suggerito al primo ministro britannico di cedere e accettare. L’Irlanda del Nord stando a quanto stabilito dagli accordi post-Brexit rappresenta un vero e proprio confine doganale tra UE e il resto del Regno Unito, ma ciò sembra essere poco gradito da parte dei lealisti. Un confine duro tra le due Irlande nel 2021 sarebbe davvero un grave colpo, motivo per cui lo scopo statunitense ed europeo rimane uno: rispettare gli Accordi del Venerdì Santo.

Purtroppo a causa della Brexit, la ferita irlandese sembra oggi più riaperta che mai. Johsnson, tuttavia, risulta ancora abbastanza irremovibile sulla questione.

L’incontro anticipato tra il premier britannico e il presidente statunitense ha avuto un valore mediatico e sociale non indifferente.

Oltre ad aver discusso in maniera produttiva di tematiche vitali prima che il G7 si riunisse, i due vertici si sono guadagnati un’attenzione mediatica molto favorevole.

Biden – lo ricordiamo – non è stato un forte sostenitore della Brexit. Ha addirittura  definito il premier Johnson “un clone fisico ed emotivo di Trump”. Nonostante ciò, il loro entusiasmo nel cercare di porre rimedio ad altre questioni ha decisamente posto in secondo piano qualsiasi tipo di disappunto.

Ed è, allora, possibile affermare che anche agli occhi dell’opinione pubblica hanno rappresentato “una ventata di aria fresca”.

 



Giulia Grasso