Intervista a Natalino Balasso: dal debutto a Zelig al teatro classico

Da comico televisivo ad attore teatrale, da autore e sceneggiatore a scrittore, e da qualche anno persino web influencer, per dirlo con un termine cool che non sappiamo se il soggetto in questione apprezza o meno. Parliamo di Natalino Balasso, classe 1960, diventato noto nei primi anni 2000 tra i comici della trasmissione Zelig, firmata da Gino e Michele, in onda all’inizio su Italia 1. Dal 2012 è autore e interprete di virali video comici a sfondo sociale pubblicati sul canale Telebalasso di Youtube. Le sue opinioni sulla società italiana e l’attualità vengono apprezzati anche sul Fatto Quotidiano con il quale collabora dal 2010 e soprattutto sulla sua pagina ufficiale di Facebook che vanta un gran numero di fan. Irriverente e schietto, privo di moralismi e ipocrisie, ha deciso di raccontare a Social Up la sua visione della vita e del mondo dello spettacolo di oggi.

Attore, autore televisivo, comico, scrittore. Quale veste senti più adatta a te?

La parola “veste” è molto appropriata. Non amo questo genere di definizioni: diciamo che sono uno che scrive e usa l’arte della rappresentazione, sia su palco che su schermo, per raccontare delle storie.

Sei approdato in televisione nel 2000 con la prima edizione di Zelig. Com’è cambiata la comicità a distanza di quasi vent’anni?

Dal tipo di domanda deduco che parli di comicità televisiva. Non è un tema che mi affascini particolarmente: sono uscito dalla tv proprio perché trovo impraticabile per me la comicità televisiva. In Italia questo genere è cambiato di pari passo, ma ad anni di distanza, con la comicità americana in tv, visto che qua si copia quello che avviene laggiù…

Cosa ne pensi delle trasmissioni di intrattenimento, oggi? Non c’è più posto per la satira?

La satira non ha senso almeno dagli anni ’70, cioè da quando i comici che fanno satira hanno lo stesso potere dei potenti che dicono di “attaccare”.

Da anni sei molto attivo sul web, sia su YouTube che su Facebook. Hai trovato la tua dimensione?

Non sto cercando nessuna dimensione su web: il web è uno strumento per comunicare e come tale lo uso.

I tuoi post riguardo l’attualità e la politica vengono condivisi e commentati da centinaia di persone. Credi che i social possano essere un mezzo di informazione valido? Cosa ne pensi a riguardo?

I social sono un mezzo di informazione come lo può essere un bar. Io scrivo delle cose che mi passano per la testa e molta gente perde tempo a commentarle e condividerle. Si vede che in Italia siamo messi male in quanto ad analisi giornalistica.

Nel 2004 e nel 2005 hai partecipato ai programmi della Gialappa’s Band. Cosa ti manca di quegli anni?

Non ho mai nostalgia del passato. Ho lavorato con la Gialappa’s perché a mio avviso facevano una tv molto divertente e intelligente. Ma la tv stava cambiando e le richieste non erano più quelle di una qualità dei programmi ma del gradimento di un pubblico sempre più giovane.

A teatro ti abbiamo visto recitare in classici della letteratura e opere impegnate di autori del calibro di Beckett, Goldoni e persino Shakespeare. Come riesci a mettere insieme la tua anima di comico e attore teatrale?

Beckett, Goldoni e Shakespeare sono un buon pane per un comico, ma purtroppo in Italia la maggior parte dei comici non sa recitare. Io sono semplicemente un “comico che sa recitare”. In un altro paese questa non sarebbe una cosa strana.

E infine qualche anticipazione: cosa bolle in pentola? Quali sono i progetti per il futuro?
Al momento sto preparando uno spettacolo in teatro con Marta Dalla Via, un’ottima attrice, drammaturga e performer di teatro contemporaneo. Sarà uno spettacolo comico intitolato “Delusionist” e debutterà a novembre.

Alice Spoto