Intervista a Jess: nel mio primo singolo “Nulla” la musica come rifugio

Jess, all’anagrafe Jessica Lorusso, è una cantante italiana nata a Milano. Sin da piccola coltiva una grande passione per la musica, in particolare per voce e pianoforte, strumento sul quale compone le sue canzoni.

Capisce subito che il settore musicale è la strada giusta per lei e inizia prestissimo a studiare canto e musica, per poi affermarsi nell’ambito del teatro come attrice e interprete.

Durante l’anno del lockdown riordina le canzoni scritte in precedenza e ne scrive di nuove dando il via ad un nuovo vero e proprio vortice creativo di cui “Nulla” è solo una parte.

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Come è nata la passione per la musica, per il pianoforte e il canto?

La passione per la musica e il canto è nata nel più classico dei modi: mia mamma mi ha iscritto a lezione di pianoforte e da lì il mio insegnante si è accorto che mi aiutavo molto con la voce nel cantare le melodie. Ho iniziato  a studiare canto e da lì la musica non mi ha mai abbondato, quindi possiamo dire che fa parte di me da quando sono molto piccola (sorride).

Le tue influenze musicali? 

In casa mia quando ero piccola si ascoltava molto pop, quindi Michael Jackson e Whitney Huston e sono cresciuta con queste grandi voci in sottofondo. Poi, ovviamente, crescendo mi sono fatta un gusto mio: ho colmato le lacune musicali che avevo, soprattutto sulla musica italiana.  Diciamo che i miei ascolti adesso variano, non è semplice elencarli tutti (ride): da Lana Del Rey a Mahmood, Marracash, Madame, parlando di italiani; Olivia Rodrigo e Ariana Grande. Mi piacciono tanto queste grandi voci che sanno giocare con la tecnica mettendola al servizio delle emozioni.

Come hai vissuto il lockdown? È stato anche un momento di ispirazione per te? 

Se il lockdown da un lato è stato molto duro, perché ci ha costretti a rimanere forzatamente in casa senza vivere esperienze di nessun tipo, dall’altro lato per me è stato sicuramente prolifico come periodo, perché mi ha obbligata a guardarmi allo specchio: a stare così tanto con le mie emozioni. E’ proprio lì che è subentrato il bisogno di doverle metterle su carta e in musica. In questo modo sono riuscita ad esorcizzare delle emozioni che alle volte erano troppo forti. Essendo già una persona riflessiva, in questo modo si era davvero amplificato troppo questo mio iper pensiero: da qui il bisogno di scrivere le mie canzoni, tra cui appunto “Nulla”.

 Parliamo della canzone “Nulla”

“Sono passata dal vedere tutto nel nulla a vedere il nulla in tutte le cose”

Parole che portano con sé l’ansia di un futuro incerto… Come è nato questo brano? Come si colloca nel progetto creato durante il lockdown? 

La canzone “Nulla” è nata in un impeto di rabbia e frustrazione. In un momento specifico in cui pensavo esattamente quello che scritto, quindi mi sentivo totalmente alienata dal mondo e assolutamente non facente parte di nessuna categoria, di nessuna nicchia, di nessuna famiglia, di nessun gruppo e quindi totalmente aliena al mondo.

“Nulla” è il mio primo singolo e quindi occupa una posizione davvero importante nel mio progetto: è il pezzo a cui tengo davvero di più tra quelli che ho scritto perché parla esattamente di come mi sento in questo momento specifico della mia vita e credo che molte altre persone potranno ritrovarsi in questa canzone, perché chi più, chi meno ha vissuto senz’altro un distacco dalla realtà e molte persone hanno vissuto davvero un distacco dall’infanzia all’età adulta e si sono trovati a crescere in questo periodo così assurdo.

Come vivono secondo te la musica e il presente  i ragazzi della tua generazione?

Penso di poter parlare a nome dei ragazzi come me. Secondo me la musica viene vissuta come un rifugio in questo momento, quindi ascoltare i propri artisti preferiti, le proprie canzoni preferite è un modo per sentirsi parte di qualcosa. Quindi, quando ascolto una canzone a volte mi capita di rimanere colpita: “Caspita” mi dico “queste parole sono proprio quelle che ho dentro ma che non riesco a dire così bene o che non riesco ad esprimere coi sentimenti” – credo avvenga per tutti, quando si ascolta musica, di essere sorpresi e rimanere coinvolti.

Per come i ragazzi vivono il presente, sicuramente vivono una grande ansia. Si fa fatica a vivere il presente perché difficilmente ci si distacca dall’ansia che sia ha per il futuro, quindi fondamentalmente è facilissimo oggi non vivere nel presenze ma indugiare sempre nella continua ansia per il futuro.

 “Alieni senza astronavi, padroni senza chiavi, generazione con quesiti senza soluzione”: questi versi  sembrano descrivere la mancanza di un riferimento e di un vero ascolto…

Cosa rappresenta per te l’ascolto? Cos’è per te la musica ?

Per me l’ascolto è essenziale nella vita: sia ricevere ascolto che dare ascolto e siamo in un  mondo che difficilmente presta attenzione a quello che viene detto, basti guardare la bassissima soglia di attenzione che hanno le persone quando fai ascoltare una canzone, quando fai vedere un video. Banalmente quando guardiamo un film ci distraiamo tutti, già dopo qualche secondo guardando il telefono. Quindi l’ascolto è una rarità ormai, quando in realtà è davvero importante per far sentire le persone accolte e io sono del parere che la “chiave del portone” che non abbiamo noi ce l’ha quasi sempre qualcun altro e per questo è importantissimo rimanere in ascolto degli altri.

Cosa significa, oggi, emozionare gli altri attraverso la propria voce e le proprie creazioni musicali?

Innanzitutto sono curiosissima di vedere come questa canzone verrà accolta dagli altri, quindi te lo saprò dire quando uscirà la canzone, ma, sicuramente, avere la possibilità di esprimere quello che sento attraverso una canzone e sapere che qualcuno la sta ascoltando in qualche modo mi responsabilizza, però, allo stesso tempo, mi libera perché credo che queste sensazioni di cui parlo siano condivise da altre persone e quindi questa è un po’ la bellezza della musica: la musica è condivisione e deve continuare a essere condivisione anche in un mondo in cui siamo tutti iper connessi, ma in cui, in fondo, condividiamo nell’effettivo veramente poco.



Francesco Bellia