Intervista a Gianluca Gazzoli: “Se non hai paura, non hai coraggio”

Quando intervistiamo Gianluca Gazzoli, lo speaker di Radio Deejay ha appena finito di presentare il suo libro alla seconda edizione del Catania Book Festival.

È stato dato a lui il compito di aprire ufficialmente la rassegna culturale ed è molto emozionato perché è il primo incontro con i lettori dal vivo per parlare di “Scosse”, il suo esordio alla scrittura edito da Mondadori.

In “Scosse”, Gianluca Gazzoli ha raccontato con sincerità e autenticità la storia di quel defibrillatore sottopelle che ha sin da ragazzino e che monitora i battiti del suo cuore. Un segreto che ha tenuto nascosto per 17 anni.

Ci presentiamo e stabiliamo da subito di darci del tu perché Gianluca Gazzoli è una presenza quotidiana tra i follow di Instagram e abbiamo imparato a conoscere la sua storia, la sua routine, i suoi mantra, i suoi eroi e le sue abilità comunicative.

È la prima presentazione live del tuo libro: quali sono le sensazioni e le emozioni?

Sono felice di essere qui e di ritornare a fare le cose dal vivo. Ci tenevo tantissimo perchè uno dei motivi per cui ho scritto questo libro era proprio quello di incontrare chi lo avrebbe letto, le persone che già mi seguivano. Fa un effetto particolare perchè molte persone hanno già letto il libro, invece quando fai di solito le presentazioni il libro sta uscendo o è appena uscito. Sono molto felice e un po’ emozionato.

Perché dopo 17 anni rivelare il segreto di cui parli nel libro?

Perchè sostanzialmente è qualcosa in cui ho sempre creduto nel senso che, avendo sempre utilizzato la condivisione nella mia storia e anche nel mio percorso professionale, mi sono reso conto ad un certo punto che cercavo di veicolare dei messaggi attraverso la condivisione delle mie esperienze, soprattutto quanto condividere è positivo se fatto nel modo giusto e per ispirare le altre persone. E poi mi sono reso conto che la cosa che più mi aveva segnato non l’avevo ancora raccontata. Dovevo trovare il momento e il modo giusto per poterlo fare. È accaduto tutto in modo molto spontaneo. Non ne ho parlato prima per non essere trattato in modo diverso per il mio percorso artistico, del tipo che parlassi di questa storia per fare pietà a qualcuno. Adesso era il momento giusto perché ho fatto e sto facendo delle cose belle. Il libro è un mezzo perfetto per poter raccontare questa cosa.

Da quando il libro è uscito ed il segreto è diventato pubblico, quali reazioni ti hanno colpito, nel bene e nel male?

Due reazioni mi hanno colpito di più. La prima è che molte persone, appena hanno letto il libro e scoperto del mio defribillatore sottopelle, hanno dato un senso a ciò che facevo. Ciò mi ha colpito, perché finora non c’ero mai arrivato e ho dovuto scrivere un libro per arrivarci.

Inoltre, mi ha colpito come tante persone si stiano riconoscendo in questo libro pur avendo vite magari totalmente diverse. Ognuno ha le sue scosse che siano patologiche o di diverso genere. Non mi aspettavo ci fosse una risposta di questo genere: mi ha fatto molto piacere.

Dici di aver scritto il libro per tutti quelli che hanno paura. Per Gianluca Gazzoli oggi la paura che forma ha e cosa è?

La paura è fondamentale ancora oggi, perché ha la forma del coraggio. Se non hai paura, non hai coraggio. Di conseguenza è necessaria per poter crescere maggiormente. A volte la paura ce l’ho di base e a volte me la creo perché mi serve per poter andare oltre. Prendere coscienza delle proprie paure è molto importante perché in qualche modo ci rende unici.

Sia nel libro e sia nella presentazione parli del senso di vergogna legato alla cicatrice. Si può provare vergogna per un gesto improprio o illegale, ma non nel mostrare una propria debolezza o fragilità…

Adesso la penso anch’io così, ma avendola avuta a 15-16 anni, non è la stessa cosa e quindi hai un altro tipo di pudore e vuoi essere considerato come gli altri.

Ora io non voglio essere considerato come gli altri, già di mio. Questo è un fattore di diversità in più che “mi piace”.

Hai esplorato e esplori ogni strumento di comunicazione. Per brevità, sei uno speaker di Radio Deejay, ma in realtà sei un comunicatore, come ti definisci anche tu nel libro. Gli inizi non sono stati facili però: cosa o chi ti ha dato la forza di non mollare e crederci sempre?

La fortuna è stata quella di iniziare questo percorso in un momento in cui il mondo dei social stava crescendo. Questo mi ha dato la possibilità di rendermi conto che in un momento in cui non mi calcolava nessuno, l’internet mi ha dato modo di raggiungere tante persone. Il fatto che molte persone mi abbiano iniziato a seguire, è qualcosa che mi ha dato molta forza perché quando devi fare un altro lavoro e fai dei grandi sacrifici per tenere insieme tutto, anche perché non hai un rientro economico che ti gratifichi all’inizio, e le persone credono in quello che fai, più di quanto ci stai credendo tu, è la base. Aver avuto dei feedback positivi da chi mi segue e riuscire ad arrivare al loro cuore, è stata una grande cosa.

È anche un tuo punto di forza perché su Instagram, nonostante la popolarità sia arrivata, mantieni il rapporto con le persone che ti seguono, leggendo e rispondendo e così dando importanza.

Io ci tengo e spero di continuare a farlo, anche se complica un po’ la mia vita in generale perché a volte devo proprio prendere dei momenti per cercare di rispondere a tutti. Ogni volta che vedo che una persona spende il suo tempo per scrivermi, mi sento di dover ringraziare in qualche modo. Così provo a restituire cosa ricevo da chi mi segue. Spero di riuscire a farlo sempre, il più possibile.

A proposito di comunicazione, c’è qualcosa che non ti piace o che ti turba del modo di fare informazione?

Ce ne sono tantissime. Quest’anno e mezzo di pandemia ha dimostrato come la comunicazione abbia fallito su tutti i fronti e di quanto ci sia qualcosa di grande che non funzioni e che pochi stiano facendo qualcosa per cambiare tutto questo. Quanto comunicato nell’ultimo anno è stato fatto in modo sbagliato e ha genenerato un problema in più oltre a quello che stavamo vivendo. Mi spaventano i titoli che non hanno a che fare con il testo e ancora di più mi spaventa la persona che non legge l’articolo ma solo il titolo. Da una parte, mi spaventa molto che la maggior parte dei media, anche i più grossi, stiano facendo passare l’idea che vale tutto. Vedere una persona che “non meritava” un certo tipo di posizione o di visibilità e le viene data per dei motivi, fa passare un messaggio sbagliato rispetto a chi si sta impegnando per raggiungere un certo obiettivo. In qualche modo mi dispiace ed è per questo che ci tenevo a raccontare all’interno del libro quelli che sono stati i miei passaggi. Sono quelli in cui credo fortemente e quelli che fanno la differenza.

A livello di comunicazione, mi piace la velocità e la spontaneità con le quali puoi raggiungere le persone. Fa impressione che oggi qualcuno legge il libro, me lo scrive e io gli rispondo. Era impensabile qualche anno fa.

La pandemia ha stravolto i progetti lavorativi, è stato il momento in cui hai anche scritto il libro. Rispetto a prima, le tue priorità adesso sono cambiate? E se sì, quali sono?

Da una parte questo periodo mi ha aiutato a vivere di più alcuni aspetti familiari che non avrei mai vissuto. Non ho mai smesso con i progetti lavorativi, ma ho un attimo rivisitato e provato a fare cose che altrimenti non avrei fatto. Ho sfruttato questo tempo per formarmi su cose che non conoscevo e per migliorarmi su altre. Soprattutto ho cercato di buttarmi su progetti nuovi sui quali non avrei mai potuto dedicarmi. Come tutte le cose, cerco sempre di trovare la cosa positiva. Credo che le mie priorità siano rimaste praticamente le stesse. La mia priorità è arrivare sempre al livello più alto di quello che faccio, pur restando me stesso.

Siamo a un Festival del libro: che tipo di lettore è Gianluca Gazzoli? Libro sul comodino?

Il libro sul comodino è quello di Barack Obama, ma sta lì da troppo tempo (nda. Ride), perché non mi aspettavo parlasse così tanto di politica. La prima parte è tutta politica e io mi aspettavo più che raccontasse quando ha incontrato Lebron James. Ho un problema che non so se lo sia davvero, ma io leggo solo autobiografie. Non riesco a leggere romanzi. Il fatto che una storia sia vera è l’incentivo, mi ispira un casino e mi sento molto più motivato a fare qualcosa. Quando si è parlato di scrivere un libro, non potevo che scrivere di me.



Sandy Sciuto