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da Bompiani.it

Premio Strega 2021: Giulia Caminito parla de “L’acqua del lago non è mai dolce”

Giulia Caminito è l’autrice de L’acqua del lago non è mai dolce, nella rosa dei dodici libri candidati al Premio Strega di quest’anno. Il romanzo, che abbiamo recensito per voi, racconta senza censure la vita di Gaia: la povertà, la precarietà, il trasloco ad Anguillara Sabazia; il liceo classico fra tanti sacrifici, libri e studio matto e disperatissimo. Sopra di lei, la costante ombra di una madre col pugno di ferro, piena di valori ma poco affettuosa. E il Lago di Bracciano, sfondo fatato nelle calde estati passate in spiaggia, ma anche amaro, freddo, pieno di segreti e suggestioni.

Un romanzo che appunto suggerisce più che raccontare, con un messaggio sommerso proprio come sotto il pelo dell’acqua: un significato invero amaro. La scrittrice ha accettato di dedicarci un po’ di tempo per un’intervista.

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Tutti hanno notato che il lago di Bracciano è un personaggio del romanzo. Vorrei aggiungere: non solo il luogo, anche il tempo. I cellulari, la ricchezza di alcuni in un momento in cui la crisi si fa sentire, internet e MSN, le Torri Gemelle e il G8 di Genova. Siamo a cavallo del secondo millennio: il tempo della storia si può definire un personaggio, un po’ come il Seicento manzoniano?

Sì, i tempi e i luoghi sono molto importanti nel romanzo. Ho sfruttato la cronologia e i luoghi della mia adolescenza per costruire la vita di Gaia. Non potevo non provare a raccontare il cambio del millennio e il paesaggio lacustre. Mi piace immaginarli come coprotagonisti della vicenda e non solo sfondi immobili.

 

L’acqua del lago non è mai dolce è uno specchio molto realistico di certe dinamiche, come il rapporto fra ragazzi e ragazze. Parlo del primo fidanzato di Gaia, l’approccio al sesso senza piacere ed eccitazione, come un’incombenza da sbrigare; ma anche la relazione in sé, senza affetto, perché le cose vanno fatte così. È una particolarità che ha voluto dare a Gaia come protagonista, o c’è una riflessione a carattere generale dietro?

Entrambe le cose. Volevo che Gaia raccontasse la sua paura di rimanere indietro anche rispetto al sesso, e che provasse a mimetizzare, come spesso fa, il comportamento dei maschi. In generale mi interessava parlare di sessualità alle prime armi, degli incontri rigidi, del mancato desiderio e di come sia complicato capire cosa vogliamo dagli altri e quando. Gaia conosce tardi il piacere e per il resto pensa di dover fare la propria parte e avere comunque rapporti, e che sia così che funziona.

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“La bella che guarda il lago” in piazza del Pratuccio ad opera dell’artista internazionale Luis Gomez de Teran
Da Wikipedia

 

Scorrendo le recensioni al suo romanzo, mi è caduto l’occhio su alcune critiche riguardo su un personaggio che è stato duramente punito dalla trama, e dunque da lei come autrice, per essere una “ragazza sessualmente disinibita”, testualmente. Non è ciò che io ho dedotto dal romanzo. Cosa risponderebbe a queste critiche?

Intanto Carlotta non è stata punita da me, ma anzi è stata punita dallo sguardo degli uomini nel libro. La posizione della protagonista non è la mia posizione e i libri andrebbero letti non come manifesti ma come romanzi appunto dove il significato sta tra le pieghe del testo. Trovo ridicolo pensare che io condanni la sessualità libera delle donne, la storia di Carlotta serve proprio a raccontare il contrario, il fatto che le ragazzine non siano libere e subiscano il giudizio degli altri. Poi certo Gaia se la prende per la scena con Andrea in piscina, ma Gaia non è portatrice di alcuna verità. È un personaggio spigoloso e fatto apposta per non essere amato a tutti i costi. 

 

È impossibile da evitare un confronto con Elena Ferrante. La sensibilità femminile, le tematiche, l’illusoria scalata sociale, il richiamo del luogo d’origine. C’è chi ha guardato con occhio critico questa somiglianza, ma è normale che esistano punti in comune fra autrici che condividono una corrente di scrittura, che oserei chiamare “Neoverista”. Ci sono stati momenti in cui si è preoccupata della somiglianza?

Il riferimento a Ferrante è per quanto mi riguarda un prolugamento e una nuova angolazione rispetto ai suoi libri. Molta letteratura cresce sulle ispirazioni del resto della letteratura e i legami più o meno segreti tra i libri sono un modo per intavolare un discorso letterario. Lo vedo come un processo di germinazione. Un libro propone dei temi, dei personaggi e altri libri rispondono a questa proposta e si collegano per alcuni punti. Per il resto ci sono enormi differenze tra la quadrilogia di Ferrante e il mio libro. Dall’ambientazione, al tempo, al punto di vista, al ruolo della protagonista, alla figura della madre, alla scrittura ecc. Il tema che provo ad analizzare in comune è quello del ruolo della lettura come forma di emancipazione e faccio il tentativo di ribaltarlo.  

 

Parliamo della protagonista. Un difetto comune dei protagonisti moderni è che spesso sono troppo passivi, spettatori del fluire della trama. Gaia al contrario è molto attiva, una mina vagante a sconvolgere la vita pigra, abulica di alcuni altri personaggi. Gaia è una narratrice inattendibile e una protagonista molto complessa. Cosa c’è dietro questo personaggio?

La voglia di scrivere una protagonista complessa, odiabile e amabile, che racconti senza mezzi termini il proprio sguardo sul mondo.

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Da Wikipedia

Gaia cresce in una casa senza televisione, con solo i libri a sua disposizione. Libri che a volte le sono nemici, che non può scegliere a suo piacimento: pensiamo a quando Antonia la sgrida per aver letto dei libri “sciocchi”. Cosa ne pensa di questa “discriminazione” dei libri per ragazzine?

Io ho letto tantissimi libri per ragazzine e mi sono sempre piaciuti. Il punto di vista di Antonia è molto duro e serve a enfatizzare le proiezioni che ha nei confronti della figlia, cosa si aspetta da lei.  

 

Collegandomi alla precedente domanda, l’assenza di televisione, l’obbligo a leggere libri seri e la stessa laurea in filosofia non sembrano dare a Gaia gli strumenti per rapportarsi ai temi importanti. La sua amica Iris sembra molto più capace di lei di “introiettare” ciò che legge. Gaia rappresenta il fallimento dell’obbligo alla lettura? Trovandosi nella posizione di tenderle una mano, come l’avrebbe aiutata?

Non è solo una questione di obbligo. C’è da una parte come dicevo il rapporto con la madre di mezzo e la sua idea di realizzazione che schiaccia la figlia. Poi c’è il carattere di Gaia che non trova cose in cui credere, materie da amare, libri di riferimento. Il libro prova a mettere a tema in maniera critica e anche provocatoria questo rapporto. Come già detto il romanzo non è pieno di asserzioni o ideologie, ma vorrei stimolasse dei dubbi, un dibattito, delle ipotesi. Per me la lettura va salvaguardata, sia quella privata che quella scolastica. I libri sono il mio lavoro e il mio tempo libero, libri di ogni tipo, da sempre. Sono molto spaventata dalla loro perdita di valore sociale, ed è questo che cerco di dire nel libro. A Gaia sicuramente direi di godersi quella stagione della sua vita, quando si ha il tempo di leggere e di imparare, è un momento che tutti noi sottovalutiamo temo, di ricerca e libertà.

 

E per finire: Giulia Caminito è una scrittrice pantser o una scrittrice plotter?

Sicuramente plotter, creo sempre una articolata scaletta per i miei romanzi, registro la cronologia degli eventi interni ed esterni al romanzo, le caratteristiche dei personaggi, le citazioni utili, i libri da consultare. Tengo traccia di tutto il più possibile, questo perché funziono meglio se ho tutto inserito in un piano di scrittura.

Cosa posso aggiungere, se non un enorme GRAZIE a Giulia Caminito per averci dedicato un po’ del suo tempo?



Giulia Taccori