Il “caleidoscopico” mondo di Wes Anderson

In #Focus, SPETTACOLO by Francesco BelliaLeave a Comment

Giovane e stravagante regista texano, Wes Anderson è riuscito grazie al suo “coraggioso” ed “eccentrico”  talento a  creare un proprio stile inconfondibile, profondamente innovativo.

I colori sgargianti degli abiti e degli scenari, spesso accostati  tra loro con azzardi fantasiosi e creativi di grande senso estetico;  le architetture surreali e “improbabili” in cui si muovono i personaggi; i movimenti veloci della macchina da presa, che non si preoccupano affatto di rivelare la finzione cinematografica; l’interpretazione degli attori, che sembrano pronti a passare repentinamente dal massimo coinvolgimento emotivo,  al distacco più profondo, non sono che alcuni degli elementi di un cinema “caleidoscopico”, che non si “fa problemi” ad infrangere le regole canoniche e a sperimentare, forte di una tecnica registica elevata che permette di rendere credibili questi “salti mortali”, per molti impensabili. Ne escono fuori film nuovi e atipici, la cui stravaganza può affascinare, ma anche confondere o lasciare perplessi, soprattutto a causa dell’ironia “nonsense” che li caratterizza. Dialoghi surreali, che spesso rispondono a logiche paradossali vengono tessuti dal regista-sceneggiatore per “imbrigliare” i suoi personaggi (e anche lo spettatore) in costruzioni intricate che spesso si rivelano inconsistenti.

I personaggi di Anderson, infatti, sembrano muoversi in “labirinti” che loro stessi hanno costruito e interagiscono con gli altri senza essere davvero in  cerca di un dialogo o di una risposta.  Ed è proprio questo loro “girare a vuoto”, compiendo azioni per lo più insensate, ad essere divertente e intrigante.

Gli adulti sono spesso infantili e inconcludenti, al contrario  dei bambini e degli adolescenti, più consapevoli e responsabili (come ad esempio in “Moonrise Kingdom- Una fuga d’amore”),

Attraverso il rovesciamento dei ruoli convenzionali e delle tecniche di recitazione usuali il regista rivela la straordinaria capacità di mescolare registri diversi, passando dalla commedia  a momenti di inaspettata e repentina violenza, con il transito continuo dal genere humor al drammatico, o al grottesco, creando sensazioni di straniamento che, invece di essere negative, finiscono per attirare l’attenzione dello spettatore.

Ne è un esempio il “Il Treno per Darjeeling”(premiato a Venezia), che racconta la  storia di tre fratelli, dal carattere eccentrico che si ritrovano dopo molto tempo per affrontare un  “assurdo” viaggio in India, in cerca della propria spiritualità e del proprio passato. Tra momenti esilaranti ed altri drammatici si snoda una storia “strampalata”, non priva di metafore e simboli (“il cumulo” di valigie arancioni, ereditate dal padre che i tre sono ostinati a trasportare dappertutto con grande fatica), che ha una sua profondità ed è sorretta dalla bravura degli attori (Adrian Brody, Owen Wilson e Jason Schwartzman, gli ultimi due, grandi amici del regista fin dai tempi dell’università).

Jason Schwartzman e le sue valigie in “Il treno per Darjeeling”

Jason Schwartzman e le sue valigie in “Il treno per Darjeeling”

Ma probabilmente, la sintesi del cinema di Anderson è rappresentata dalla sua ultima fatica “Grand Budapest Hotel” (premiato con 4 oscar: colonna sonora,  costumi, trucco e scenografia). Un film “matrioska”, colorato, rocambolesco e avvincente, dalla trama ad incastro, intricata, ma narrata con un’agilità sorprendente. Con questo film il regista riesce, più che in altri, a portare sullo schermo “un suo piccolo mondo fantastico”, popolato da personaggi curiosi e originali che catturano lo spettatore con le loro “stralunate” vicende. Ritmo serrato, invenzioni sceniche brillanti e attori molto convincenti , tra cui spicca “il camaleontico” Ralph Fiennes, qui nelle vesti di un raffinato portiere d’albergo, “assiduo corteggiatore” di   anziane signore.

Ralph Fiennes, il concierge in “Gran Budapest Hotel”

Ralph Fiennes, il concierge in “Gran Budapest Hotel”

 Filmografia completa di Wes Anderson

Un colpo da dilettanti (1996) – Rushmore (1998) – I Tenenbaums (2001) – Le avventure acquatiche di Steve Zisssou (2004) – Il treno per il Darjeeling (2007) – Fantastic Mr. Fox (2009) – Moonrise Kingdom, Una fuga d’amore (2012) – Grand Budapest Hotel (2014)

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About the Author
Francesco Bellia

Francesco Bellia

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Classe 92', laureato in Giurisprudenza presso l'università di Catania. Grande appassionato di cinema, ama molto la fantascienza e "il fantastico" in tutte le sue forme. La letteratura, la musica e la scrittura sono tra i suoi principali interessi. Ha anche scritto di fantascienza, ottenendo un riconoscimento con il suo racconto "I sogni meccanici di Ian Traupert", semifinalista al Campiello giovani 2014. Nel 2016 il suo romanzo Auxarian ha partecipato al premio. Calvino. Nel 2017 è stato componente della giuria per il Golden Elephant World Festival di Catania.

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