Housing First e #HomelessZero: il network italiano contro la povertà

Catiuscia Polzella

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In Italia 1 milione e 582 mila famiglie vivono in uno stato di povertà. Questi sono, secondo l’Istat, i dati della povertà nel nostro Paese, numero più alto dal 2005 ad oggi. Si tratta, parlando di povertà assoluta, della forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quel paniere di beni e servizi necessari per una vita dignitosa e che, molto spesso, non hanno neanche un tetto sulla testa. Le situazioni più difficili sono quelle vissute dalle famiglie del Mezzogiorno, dalle famiglie con due o più figli minori, dalle famiglie di stranieri, dai nuclei il cui capofamiglia è in cerca di un’occupazione o operaio e dalle nuove generazioni. Numeri che fanno riflettere e che rendono urgenti politiche di contrasto.

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Per questo, dal 2014 In Italia è approdato l’approccio “Housing First”, che adesso comincia a dare i primi risultati. Importato dagli Stati Uniti, dove è presente sin dal 1992 quando Sam Tsemberis avvia a New York “Pathways to Housing”, un programma di accesso in appartamenti indipendenti a persone senza dimora con problemi di salute mentale o di disagio sociale, ad oggi sono 500 le persone inserite in appartamenti. L’operatività di HF, si inserisce nel sistema dei servizi sociali e sanitari già esistente rispetto al quale però antepone il diritto alla casa prima di ogni altro passaggio assistenziale o terapeutico, attraverso la campagna #HomelessZero, di cui Richard Gere è testimonial. La sperimentazione italiana, attiva in dieci regioni (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Calabria e Sicilia), ha dato vita, nel marzo 2014, alla costituzione di una rete denominata Network “Housing First Italia” (NHFI).

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Promosso dalla Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.PSD), in collaborazione con altri 53 partner tra enti ecclesiastici o religiosi, comuni, cooperative sociali e altre organizzazioni no profit, il network è volto a consolidare e promuovere esperienze innovative nei confronti delle persone senza dimora. Secondo i dati raccolti dall’Istituto di ricerca IRES/FVG e dall’Università di Padova, il numero delle persone accolte all’interno dei progetti delle organizzazioni attive è di 343 adulti e se a questi si aggiungono i 167 figli delle famiglie accolte si raggiunge un totale di 510 accolti. Le persone adulte accolte nei progetti HF sono prevalentemente maschi (68,2%), di queste 154 sono accolte come famiglie (73 famiglie). Reddito, casa e lavoro sono gli aspetti di disagio predominanti e coinvolgono almeno 8 persone su 10 accolti. Seguono problematiche di salute, di socialità, di famiglia e scolarità. Gli alloggi dei progetti HFI che accolgono le persone sono 176. Di questi, il 60% è stato acquisito nel libero mercato immobiliare, il 21% è nelle disponibilità delle organizzazioni del network e il 19% è stato recuperato dal patrimonio immobiliare pubblico.

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Uno dei punti di forza del progetto è la compartecipazione di almeno il 30% delle proprie entrate da parte delle persone accolte: il 47% degli adulti coinvolti nei programmi HF concorre con proprie entrate o dei propri familiari alle spese. Si tratta di un aspetto che salvaguarda l’identità e le capacità delle persone accolte che, nel tempo, si sentono piuttosto integrate e parte di un sistema che, troppo spesso, nega la loro esistenza. La casa è un diritto umano primario e la lotta alla povertà passa soprattutto dal rispetto dell’essere umano in quanto tale.