Il CIO ha deciso: niente Giochi Olimpici Invernali per la Russia

In SPORT by Andrea Codega Comments

Doping di Stato: è con questo capo di accusa che il CIO – Comitato Olimpico Internazionale – ha ufficializzato l’esclusione della Russia dai prossimi Giochi Olimpici Invernali, che si terranno il febbraio prossimo a Pyeongchang, in Corea del Sud.

THOMAS BACH – La figura che, in seguito ad approfondite indagini aperte nel 2014, ha decretato questa decisione è proprio il presidente del CIO, Thomas Bach. All’interno, si evidenzia la “sistematica manipolazione del sistema anti-doping” in atto, e anzi al culmine, già in corrispondenza di Sochi 2014, si parla di “attacco senza precedenti all’integrità dei Giochi Olimpici”. Oltre a ciò, il CIO ha anche istituito il bando a vita dalle Olimpiadi contro l’ex-ministro dello sport russo e attualmente vicepremier Vitalij Mutko; inoltre, il Comitato russo dovrà pagare una sanzione di 15 milioni di dollari.

Pur avendo sospeso immediatamente il Comitato Olimpico Russo, il CIO ha previsto il diritto, che spetta all’organo stesso, di accettare gli atleti russi che saranno singolarmente dichiarati “puliti”, atleti che parteciperanno ai Giochi Olimpici sotto l’etichetta di “Atleta olimpico di Russia”. Una decisione che va in parte ad attutire le, seppur corrette, gravi sanzioni sancite dal Comitato Olimpico Internazionale e che ricalca in toto il procedimento previsto già l’estate scorsa, in occasione dei Campionati Mondiali di Atletica tenutisi a Londra.

La disgustosa vicenda si sussegue, inoltre, da anni. Già nel 2016 la Russia era stata ad un passo dall’esclusione dai Giochi Olimpici di Rio De Janeiro: in quel caso, sempre con l’accusa di manipolazione del sistema anti-doping, il CIO aveva lasciato alle federazioni delle varie discipline la scelta di far partecipare o meno gli atleti ai Giochi. L’intero caso si spense poi mediaticamente con la non partecipazione ai Giochi della squadra russa di atletica e di sollevamento pesi. Soltanto un anno prima l’agenzia anti-doping russa Rusada era stata già sospesa, in quanto la WADA – Agenzia mondiale anti-doping – l’aveva accusata di manipolazione delle regole anti-doping, su pressione dello Stato stesso.

MALAGO’ – Sulla questione si è espresso anche il presidente del CONI Giovanni Malagò: “L’esclusione della Russia dai Giochi Olimpici di Pyeonghang è una cosa eclatante, sconvolgente, clamorosa. Quei signori che hanno barato e alterato le provette, quegli atleti che non hanno rispettato le regole hanno influenzato la vita degli altri sportivi. Tutto questo nel nostro mondo deve essere assolutamente bandito, dobbiamo essere i custodi della legalità”. Ha poi aggiunto come, in Italia, si stiano facendo “grandi passi avanti negli ultimi anni, destinando maggiori risorse alla lotta al doping”.

Ciò che rimane è, come già riportato sopra, un attacco senza precedenti all’integrità morale e ai valori dei Giochi Olimpici: nell’intera storia olimpica nessun Paese era mai stato escluso dall’intera manifestazione con l’accusa di doping di Stato.