Borat 2: torna il politicamente scorretto necessario di Sacha Baron Cohen

Si dice che la “violenza” e la mancanza di peli sulla lingua della satira misuri il livello di libertà di un Governo. Si tratta di un’arte coltivata sin dagli antichi greci, che si è sviluppata in modo differente nei diversi Stati Europei.

Uno dei maggiori comici di natura per così dire politica è sicuramente Sacha Baron Cohen, l’artista britannico di origini israeliane, diventato noto in tutto il mondo grazie al suo personaggio Borat.

Sacha Baron Cohen e la creatura geniale Borat

Baron Cohen, proprio in “Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan“, film del 2006 in cui mette in scena tutte le sue qualità di comico dissacrante, spinto e senza peli sulla lingua, prendendo i panni del reporter kazako alle prese con un viaggio in America.

In Borat, Baron Cohen analizza in maniera cruda tutte le contraddizioni degli Stati Uniti, facendo emergere tutti i pregiudizi ed i problemi presenti nella società più libera del mondo (a loro dire), senza utilizzare attori.

Il film, infatti, consiste per lo più in interviste o reportage in luoghi e con persone che non sono attori, ma comparse inconsapevoli che vengono intervistate e “svestite” del loro velo moralista grazie alla retorica del giornalista Borat.

È di pochi giorni fa l’indiscrezione della fine delle riprese di Borat 2 da parte di Baron Cohen. La notizia della produzione di un sequel ha del sensazionale per svariati motivi. Il primo film, infatti, ha dimostrato che l’approccio quasi documentaristico, misto a candid camera, condito da ironia e scene coraggiose molto controverse, crea scandalo ma piace.

Allo stesso tempo, se durante le riprese del primo episodio Borat è passato “inosservato” grazia alla recente nascita del personaggio, ci si chiede come sia stato possibile girare il film ora, riuscendo ad “ingannare” i protagonisti. Dopo il 2006, infatti, è letteralmente esploso il fenomeno Borat, diventando una maschera satirica, simbolo dell’impertinenza e del politicamente scorretto.

Sacha Baron Cohen: come potrebbe essere in Italia?

Guardando a quanto fatto da Sacha Baron Cohen nella sua carriera, non solo con Borat, ma anche con personaggi come Bruno e film come “Il Dittatore”, ci si chiede quale potrebbe essere il corrispettivo italiano del comico britannico. Domanda che, a malincuore, ha probabilmente una risposta negativa.

Non è solo mancanza di coraggio sia chiaro, ma proprio una diversità culturale. Nei paesi anglosassoni, infatti, il fenomeno dello stand-up comedy e della satira politicamente scorretta è il pane quotidiano, dove il linguaggio graffiante dei comici non stuzzica troppo i potenti (o ci piace immaginare sia così).

In Italia, invece, è tutto più difficile e la satira si limita ad essere un commento alle manovre politiche, rivolgendosi difficilmente a episodi della vita privata (salvo in alcuni casi). Un principio di comicità anglosassone forse risiede in Crozza, capace di mettere su uno spettacolo fatto di monologhi, imitazioni e personaggi ad hoc, in cui vengono attaccate tutte le forze politiche, ma anche le abitudini della società italiana.

L’arrivo della seconda pellicola di Borat, che probabilmente sarà distribuita da una piattaforma streaming a causa del suo contenuto altamente politicamente scorretto, rende felici i fan, ma anche gli amanti della politica, pronti ad ammirare i loro rappresentanti in difficoltà. Non resta che augurarsi che fenomeni del genere prima o poi arrivino come si deve anche nel Belpaese.



Paride Rossi