Arriva dalla Cina la plastica sostenibile ricavata dallo sperma di salmone

Uno dei detti più celebri della tradizione eno-gastronomica toscana recita: “del maiale non si butta via niente”. Ed è assolutamente vero. Il maiale è un animale incredibile, un “anti spreco” per eccellenza. Dalla pelle alle setole, dal grasso che può diventare strutto o candela: sono tanti i modi in cui il maiale si può impiegare. Tuttavia, da oggi c’è anche un altro animale di cui si potrà dire lo stesso. Alcuni scienziati cinesi, infatti, sarebbero riusciti a ricavare una plastica partendo da alcuni filamenti di dna ricavati dallo sperma del salmone. L’eccezionale scoperta arriva dall’Università di Tianjin. Un materiale nuovo ricavato dagli scarti della lavorazione del pesce e, soprattutto, totalmente riciclabile e sostenibile. Ma come è possibile?

BIOPLASTICA AL SALMONE: PALSTICA NATURALE BIODEGRADABILE

Sia il Dna che la plastica sono fatti di polimeri, che possono essere naturali o sintetici. Mentre il primo è abbondantemente disponibile in piante, animali, batteri, la plastica sintetica si ricava dal petrolio. Gli effetti della palstica sull’ambiente sono sotto gli occhi di tutti. Sono decenni che il nostro pianeta viene inquinato dalla plastica sintetica. Questa plastica, infatti, non si decompone in modo naturale, non si biodegrada, ma si fotodegrada progressivamente in parti minuscole fino ai polimeri che la compongono. Il pulviscolo plastico, oltre a disperdersi orizzontalmente nell’acqua degli oceani, precipita anche nei fondali. Ora più che mai è necessario trovare delle alternative. Dopottutto, come stima uno studio del 2015, pare che sulla Terra ci siano circa 50 miliardi di tonnellate di Dna che potremmo utilizzare.

UNA PLASTICA PER CAMBIARE LE SORTI DEL PIANETA

Una ricerca importante che potrebbe cambiare le sorti del nostro pianeta e soprattutto quelle del mondo acquatico. E’ lunghissima, infatti, la lista dei cetacei uccisi dopo aver ingerito sacchetti e pezzi di plastica, scambiati per prede mentre fluttuano in acqua. In secondo luogo, le plastiche dure, assieme ai residui plastici, si trasformano in acqua in “isole” di spazzattura, agglomerati non biodegradabili e ideali per la proliferazione di batteri e vibrioni pericolosi. Degli ammassi dannosi per tutto l’ecosistema che, tra le altre cose, impediscono ai raggi del sole e  al moto ondoso di ossigenare e purificare l’acqua.

Dopo aver analizzato la composizione della nuova plastica bio derivante dallo sperma di salmone, gli scenziati adesso si stanno concentrando sulla possibile interferenza di questo particolato sulle catene alimentari.  Insomma, ci vorrà ancora del tempo prima di mangiare in piatti di salmone!



Catiuscia Polzella