“Amore, lavoro ed altri miti da sfatare” secondo Lo Stato Sociale

Il titolo del nuovo progetto discografico non lascia margini di errore sul contenuto delle canzoni del collettivo bolognese Lo Stato Sociale.

Dopo un periodo di silenzio necessario per mettere nero su bianco i pensieri e per registrare il disco, Lo Stato Sociale sono tornati sulla scena musicale italiana riproponendosi ai fan sui social networks e anticipando con le canzoni “Amarsi male” – diventata una hit in poco tempo – e “Buona sfortuna” l’uscita dell’album “AMORE, LAVORO ED ALTRI MITI DA SFATARE”.

Il collettivo bolognese – come preferiscono farsi chiamare – sono tornati con un disco che definiscono quello della maturità.

Mentre il ritmo di ogni canzone incalza e fa ballare, Lo Stato Sociale fa un’analisi precisa e accurata della società moderna raccontando relazioni e problemi della generazione dei trentenni, precari nel lavoro nei sogni e nell’amore.

Il disco, di cui la copertina è una fotografia di Giuseppe Palmisano, contiene dieci canzoni tra le quali si nota subito l’inconfondibile stile nella scrittura dei testi e l’essere un collettivo. Non vi è un front-man, ma l’album è cantato da tutti i componenti de Lo Stato Sociale (Alberto Cazzola, Lodovico Guenzi, Alberto Guidetti, Enrico Roberto e Francesco Draicchio) per esaltare non tanto il percorso come gruppo, ma le idee e gli obiettivi in comune.

Se l’album contiene canzoni come “Amarsi male”, “Vorrei essere una canzone”, “Per quanto saremo lontani” e “Niente di speciale” autentiche canzoni sull’amore e sulla quotidianità di una coppia, non manca l’augurio di mala auspicio dopo la fine di una relazione come “Buona sfortuna” ed “Eri più bella come ipotesi”.

Ma Lo Stato Sociale confermano l’essere cantautori impegnati ed impegnativi con “Mai stati meglio”, “Sessanta Milioni di partiti”, “Quasi liberi”, e “Nasci rockstar, muori giudice ad un talent show”. In “Mai stati meglio” si fanno beffa dei luoghi comuni e delle frasi di circostanza ironizzando sull’uso spropositato. Con “Sessanta Milioni di partiti” fanno il quadro generale della società moderna tra lavoro ambizioni e globalizzazione. “Quasi liberi” è una delle migliori del disco nonché il manifesto della generazione dei trentenni. Ha tutte le caratteristiche per essere la prossima hit del collettivo bolognese da cantare a squarciagola.

In “Nasci rockstar, muori giudice ad un talent show” i ragazzi de Lo Stato Sociale parlano dei talents. Seppur sembrerebbe, la canzone non è su Manuel Agnelli perché scritta prima della sua partecipazione ad X Factor.

Sciolto il nodo sull’Amore e sul lavoro anche sui miti da sfatare il collettivo bolognese hanno le idee abbastanza chiare indicandoli in molte interviste in  “Riscatto individuale, successo, l’immagine come giustificazione dell’esistenza, la democrazia della rete, il mito del confine e quindi il sottomito dei 30 euro agli immigrati negli alberghi, il mito della ricchezza smodata (va bene essere ricchi però anche tu a un certo punto fermati che non c’è sempre bisogno di strafare), il mito che non esiste più la destra alla sinistra, come altri luoghi comuni a caso e il mito che il successo giustifichi un percorso”.

BUON ASCOLTO!