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Alla fine del 2020 si è chiuso il buco nell’ozono sopra l’Antartide

Stenterete a crederci, ma abbiamo ufficialmente una buona notizia: si è chiuso il più grande buco nell’ozono sull’Antartide. La lieta nuova è stata divulgata qualche giorno fa dalla World Meteorological Organization che ne ha constato l’effettiva chiusura. Si tratta di un ottimo risultato, considerando che il buco del 2020 aveva destato molta preoccupazione a causa delle sue notevoli dimensioni. Il 28 dicembre scorso però il problema si è risolto: unica vera gioia dell’anno bisesto più funesto di sempre. Vediamo però di fare un po’ di chiarezza e capire perché questo fatto è così importante.

Cosa si intende con buco nell’ozono

Il termine buco nell’ozono ha un duplice significato: da un lato rimanda al calo dell’ozono stratosferico che si registra dagli anni Ottanta, dall’altro al fenomeno intermittente della riduzione di questo gas nelle regioni polari terrestri. Se il primo è costante da anni, il secondo è una realtà ciclica, tanto che gli studiosi parlano di una vera e propria stagionalità.

Nonostante ciò, la notizia che si sia chiuso quello del 2020 sopra l’Antartide è positiva, soprattutto considerando che era stato definitivo il più grande mai esistito da quando si studia il fenomeno. Apertosi ad agosto, aveva raggiunto in poco più di un mese una grandezza pari a 24,8 milioni di chilometri quadrati.

Ma quali sono gli effetti di questo fenomeno sul nostro pianeta?

La terra è circondata dall’atmosfera terrestre che gioca un ruolo fondamentale per l’equilibrio del pianeta e di tutte le sue specie. Questa è composta da gas tra cui ossigeno, azoto, argon e anidride carbonica ed è divisibile in cinque parti: troposfera, stratosfera, mesosfera, termosfera ed esosfera. Nel secondo di questi strati, la stratosfera, viene prodotto l’ozono che riveste un ruolo fondamentale: si occupa di intercettare le radiazioni ultraviolette pericolose per la vita. L’ozono è insomma il nostro miglior difensore!

Se il suo strato si assottiglia eccessivamente, l’ozono perde la sua funzione e le pericolose radiazioni raggiungono la terra causando danni ad animali, piante, microrganismi e anche all’uomo. Si è studiato che un’esposizione diretta ai raggi ultravioletti comporti gravi danni alla salute, tra cui per esempio problemi al sistema immunitario, alla vista e causerebbe anche l’insorgenza di carcinomi.

Monitorare il fenomeno per porre rimedio

Benché sia ormai una realtà ben radicata, qualcosa ancora si può fare. Prima di tutto, come ha dichiarato Oksana Tarasova, capo della divisione di ricerca sull’ambiente atmosferico dell’Organizzazione mondiale della meteorologia, è fondamentale monitorare il fenomeno per comprenderne la portata che cambia di anno in anno. Basta pensare per esempio che nel 2019 se ne era aperto uno dei più piccoli mai registrati. Le osservazioni annuali del fenomeno sono indispensabili per capire come diminuire e contrastare l’apertura di nuovi buchi.

Con il fine di proteggere lo strato di ozono stratosferico terrestre, nel 1987, è stato creato il protocollo di Montreal. L’obiettivo del protocollo è quello di diminuire la produzione delle sostanze chimiche (ovvero i gas Clorofluorocarburi) che agiscono sulla diminuzione dello spessore dello strato di ozono. Qui il testo integrale del protocollo per sapere come si sta agendo.

Oggi il problema è sotto costante osservazione. Deve ovviamente restare massimo l’impegno per arginare il problema. Solo globalmente uniti si possono trovare soluzioni concrete per diminuire l’inquinamento e contrastare questo fenomeno che potrebbe avere effetti davvero negativi per tutti gli abitanti del nostro pianeta.

 

 



Eleonora Corso