Alimentazione e agricoltura: nuovi modelli

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Di Marco Salvadego per Social Up!

Quanti di noi sono consapevoli di quanto importanti siano le scelte che facciamo tra gli scaffali del supermercato? Può sembrare strano ma la gestione del mercato alimentare ha notevoli risvolti in agricolturasanità, ambientepolitiche energetiche. È tutto collegato. Le scelte del consumatore su cosa mangiare determinano i modelli di agricoltura di un Paese, e sappiamo benissimo come l’agricoltura abbia un importante impatto sulla qualità dell’aria e sulla funzionalità degli ecosistemi. L’agricoltura incide per circa il 10% del totale dei fattori di cambiamento climatico e per circa il 44% sull’uso e la gestione del territorio.

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Per esempio un sistema basato sulla monocoltura di mais e soia e sull’allevamento intensivo come quello USA ha importanti conseguenze sia in termine di emissione dei gas serra (si stima che circa 1/3 delle emissioni totali sia dovuto all’agricoltura) sia sul piano energetico, dato che richiede un enorme quantità di combustibili fossili. Per non parlare delle conseguenze che provoca sul sistema sanitario statale delle malattie croniche legate all’alimentazione. Se si sceglie come negli USA una produzione gestita da un solo grande gruppo che di fatto esercita un monopolio sul settore, si avranno come risultato piccoli agricoltori ridotti a fare i mezzadri e di contro materie prime prodotte tramite OGM, pesticidi e vaccini senza nessun rispetto per ambiente e salute. Fortunatamente, la situazione in Italia è diversa: la spina dorsale dell’alimentazione è fatta da medio-piccoli imprenditori, da modelli di coltivazione e allevamento eco-sostenibili. Infatti non solo ha preso piede la produzione bio, o biodinamica, ma si stanno sperimentando nuove tipologie di coltivazione e allevamento che garantiscono al tutti noi un’ampia scelta di materie prime made in Italy.

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Basta dare un’occhiata ai nuovi e per certi versi innovativi imprenditori agricoli che si sono diffusi negli ultimi anni per capire che il settore agricolo e alimentare sta dando le risposte giuste. Dall’allevamento di struzzi del centro e nord Italia agli allevamenti di lumache del nord-est (dalle quali si ricava anche il caviale di lumaca) sino ad arrivare agli allevamenti di rane e tritoni. Per quanto riguarda la coltivazione si sta assistendo alla riscoperta delle sementi autoctone e delle varietà antiche. Se si pensa che solo cinque varietà (riso, grano, mais, sorgo e miglio) coprono il 60% del fabbisogno alimentare mondiale, come evidenziano i dati FAO, si capisce che vi è l’urgenza di differenziare le varietà di cereali e legumi per evitare che la monocoltura faccia perdere l’immenso patrimonio di specie che abbiamo la fortuna di avere, oltre al rischio di rendere l’intero settore agricolo troppo fragile.

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Questi nuovi modi di fare agricoltura, poi, sono spesso accompagnati da una nuova consapevolezza: l’agricoltura deve essere sostenibile per poter preservare l’ecosistema nel quale si esercita. L’allevamento intensivo e lo sfruttamento eccessivo del suolo non sono compatibili con il modello agricolo del nostro Paese. Naturalmente per poter sostenere questo modello agricolo e alimentare un agricoltura responsabile non basta. Infatti, è necessaria tanto una tutela basata sui marchi (per tutelare quegli agricoltori che investono sulla sostenibilità) quanto una incentivazione mirata da parte dello Stato e della UE. Chi acquista deve sapere che quei prodotti non solo sono made in Italy, ma che la loro produzione va incontro alle necessità del territorio. In pratica, il contrario di quello che accade oggi negli USA. L’Italia è fatta di piccole realtà agricole che hanno, però,una funzione fondamentale nella cura dell’ambiente e nella tutela della salute. Il solo modo che abbiamo per salvaguardare questo patrimonio è rendere il consumatore ancora più consapevole e spingerlo a premiare quei prodotti che sono frutto di un modello alimentare sano, sostenibile e made in Italy.

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