Vecchie, puttane e stronzi: le irriverenti poesie di Marziale

In #CulturalMente by Andrea Colore Comments

Già in passato ci eravamo occupati di poeti che si divertivano a prendere in giro le persone, a usare un tono irriverente nei confronti della società, a bestemmiare il loro Dio in poesia e a spingersi oltre l’inimmaginabile. Poeti come Catullo nei suoi carmina proibiti e Dante nella “Divina Commedia” ci rivelano un vero e proprio gusto per il parodico e l’irriverente. Per non parlare poi dei “poeti maledetti“, i bohemiens di Parigi che si drogavano e (forse) avevano pure la sifilide! Insomma, il concetto è sempre quello: se pensate che la poesia sia solo amore, romanticismo, sdolcinatezza e orpelli vomitevoli vi sbagliate di grosso.

Facciamo un salto indietro per capirlo e oggi conoscerete il lato oscuro di un autore latino dell’epoca imperiale. Siamo nel primo secolo a.C. e nella ridente cittadina di Bilbilis in Spagna (oggi conosciuta come Calatayud, nella provincia di Saragozza), all’ombra di faggio, sta scrivendo le sue poesie Marco Valerio Marziale. Ora se la prende con il vicino di casa, ora insulta un cittadino, mentre adesso vuole andare a letto con qualcuna. Insomma: è un tipetto mica tranquillo, il nostro Marziale. Andiamo perciò a scoprire con chi è che ce l’ha così tanto. Marziale scrisse una consistente raccolta di epigrammi (ben 14 libri, più uno introduttivo noto come “Liber de Spectaculis“), tanto che ad oggi è considerato il massimo epigrammista latino, incaricato perfino dell’imperatore di celebrare l’inaugurazione del Colosseo!

Siete pronti a dimenticarvi di Enea e il suo amore per Didone? Pronti a scoprire i gusti sessuali degli amici di Marziale? Pronti a scoprire le dimensioni dei membri di imperatori e poveracci? Insomma: siete davvero pronti al peggio? Buon divertimento!

AVVERTENZA: le poesie qui presenti sono tradotte e corrispondono fedelmente a quello che è stato scritto dall’autore. Sono, pertanto, esplicite e senza censura. La pesantezza di alcune espressioni è volontà dell’autore, che non può essere resa altrimenti. Prima di ogni poesia, è stato inserito il riferimento all’opera di Marziale. Se non ci credete, potete andare sempre a vedere. Che c’è? Non vi fidate?

Non è raro che Marziale se la prenda con degli a noi anonimi vicini di casa. Iniziamo con qualcosa di leggero. Si: leggero. In questo epigramma, Marziale sta prendendo in giro un certo Labieno che, a detta del nostro poeta, doveva avere dei gusti sessuali un po’ ambigui… (II, 62)

“Ti depili il petto, le gambe e le braccia,
e hai rasato i peli che cingono la tua minchia.
Fai ciò, oh Labieno -chi non lo sa?-
per la tua amante. Per chi, oh Labieno,
depili il tuo culo?”

Capito cosa intende? Ma andiamo avanti. L’abilità di Marziale sta proprio nel dire tutto in poche parola, cosa che il genere epigrammatico permette con molta agilità. Di gusti sessuali certamente sconcertanti parla anche questo epigramma (III, 76): al povero Basso piacciono le “donne mature”…

“Oh Basso, le vecchie ti eccitano,
le ragazze non ti interessano,
ti piace una vecchia vicina alla tomba 
e non una bella donna. Non è questa,
di grazia, una follia, non è pazzo il tuo pene,
dal momento che con Ecuba
puoi godere e con Andromaca no?”

E questo è niente. Le allusioni continuano… (III, 71)

“Poichè al ragazzo fa male il pene e a te, oh Nevolo,
il culo, pur non essendo un indovino, so bene ciò che fai!”

L’ironia è all’ordine del giorno per Marziale. Sentite cosa dice riguardo al rifiuto di una certa Galla, una professorina che evidentemente avrà avuto da ridire su Marziale, anche se non immaginiamo cosa abbia potuto dire (XI, 19).

“Oh Galla, mi chiedi perché non ti voglio sposare?
Sei troppo colta: il mio membro fa spesso errori di grammatica.”

Che la sua mentula (termine latino per “pene”) sapesse la grammatica o meno, non si può ammettere che questo giro di parole è assurdo per quanto geniale: ma come diavolo lo ha pensato!?

Si sa che i soldi non portano la felicità, ma certo è che la loro assenza non è altrettanto felice. Signori e signore, il primo gigolò della storia presentato dall’unico, inimitabile Marco Valerio Marziale! Un bell’applauso per Caridemo! (XI, 87)

“Una volta eri ricco: ma allora preferivi i ragazzi
e per lungo tempo non hai praticato donne.
Ora corri dietro alle vecchie.
Quale tiranno è la povertà! E’ lei, oh Caridemo,
che ti ordina di fottere.”

Three-some all’orizzonte: ringraziate Fillide (X, 81) per il bello spettacolo che da ogni mattina presto!

“Un mattino si presentarono a Fillide
due uomini per fotterla, e ciascuno
desiderava possederla nuda per primo.
Fillide promise di concedersi ad entrambi
nello stesso tempo e lo fece:
uno le alzò il piede e l’altro la tunica.”

Cunnum in latino è il sesso femminile (da qui evidentemente cunnilingus, sveglia!): ogni età è valida per ostentarla, insomma: darla ai quattro venti (X, 90).

“Oh Ligeia, perchè ti depili la vecchia fica?
Perchè tormenti le ceneri del tuo cadavere?
Tali raffinatezze si addicono alle fanciulle;
ma tu ormai non puoi pensare
neppure di essere una vecchia.
Questo, oh Ligeia, credimi, non si addice
alla madre di Ettore, ma alla sposa.
Ti sbagli se pensi che questa tua sia una fica,
per cui nessun pene sente più interesse.
Perciò, oh Ligeia, se hai un po’ di pudore,
non strappare la barba a un leone morto.”

“Strappare la barba a un leone morto” è sicuramente un modo di dire stravagante: oggi è un po’ come dire “hai messo le ragnatele”, “hai chiuso bottega”. Se però la povera Ligeia non ha più tempo per scopare perché più nessuno la guarda, il giovane Illo ci dà dentro. Anzi: glielo mettono dentro… (II, 51)

“Oh Illo, in tutto il tuo scrigno spesso non hai
che un solo denario, e per giunta più logoro del tuo culo:
ebbene questo denario non te lo porterà via
né il fornaio né l’oste, ma colui che andrà superbo
del suo enorme pene.
Il povero stomaco sta a guardare il pranzo del culo:
l’uno muore di fame, l’altro si rimpinza sempre.”

Una giovane barbiera, che non fa la barbiera, è solita fare ai suoi clienti dei “servizietti”, evidentemente graditi (II, 17). Che tipo di servizi lo possiamo solo immaginare: forse che si accontentasse di radere i peli del pube oltre che i capelli? O forse qualcos’altro?

“All’ingresso della Suburra, là dove pendono
le sferze insanguinate dei carnefici,
e molte botteghe di calzolai si affacciano
sull’Argileto, sta seduta una barbiera.
Questa barbiera però, oh Ammiano,
non fa la barba, ti dico che non fa la barba.
Allora cosa fa? Rade!”

Come per Catullo, potremmo continuare all’infinito. Un ultimo assaggio dell’irriverenza di Marziale lo possiamo leggere qui (III, 93): Vetustilla – un nome, una garanzia – è la donna più bella di Roma. Una Venere in terra, Marziale ne tesse un elogio:

“Con te son passati trecento Consoli, Vetustilla,
e ti accompagnano tre capelli e quattro denti,
il petto di una cicala, le zampe ed il colore d’una formica;
mostri una fronte piena di grinze più della stola (d’una matrona) 
 e le tette assomigliano alle reti dei ragni;
un coccodrillo del Nilo ha la bocca
angusta se comparata al tuo mascellone,
e le rane del ravennate borbottano più piacevolmente,
e le zanzare sibilano nell'(ampio) atrio più dolcemente, 
 e vedi quanto i vecchi gufi riescono a vedere alla mattina,
e puzzi come quel marito delle capre,
ed hai le chiappe di un’anatra macilenta,
e la tua fica smunta supera il vecchio Cinico;
il guardiano dei bagni ti ammette insieme alle puttane 
 che alloggiano nelle tombe sol quando la lucerna è spenta;
per te Agosto è un mese d’inverno
e neanche la febbre pestilenziale può scongelarti: 
ed ancora dopo la morte di duecento mariti hai il coraggio di andare a nozze
e come una pazza cerchi un uomo che si ecciti
 per le tue reliquie. Chi desidera il sasso (tombale) di Sattia?
Chi mai si unirà a te, chi ti chiamerà moglie,
quando Filomelo non tanto tempo fa’ già ti chiamava nonna?
Se pretendi che qualcuno scavi fuori il tuo cadavere,
che si prepari il letto del triclinio infernale 
 il solo adeguato al tuo talamo nuziale,
e il crematore porti dinnanzi alla nuova sposa la torcia:
solo la fiamma ardente può penetrare codesta fica”. 

Ma perché tutto questo? Cosa ha spinto Marziale a scrivere versi tanto irriverenti? Rispetto a molti altri poeti, è Marziale stesso a giustificare la sua scelta poetica: “la mia pagina sa di uomo“. I ritratti qui proposti appartengono ad una galleria divertentissima di un reale (spesso forse un po’ esagerato) ma che comunque, in una certa misura, ha un’afferenza alla realtà. In mezzo a tanta scurrilità, in mezzo a tanta scurrilità di versi, non bisogna dimenticarsi – ci dice Marziale – che “la vita è giusta”. Quindi: quale modo migliore per rappresentarla in tutte le sue sfaccettature, parlando di vecchie, puttane e stronzi?