Regno Unito, i diversi piani di Boris Johnson contro il Covid-19

Il 2020 è stato un anno di crisi a livello mondiale. Tante sono le problematiche che i Paesi nel Mondo hanno dovuto affrontare, seppur concentrando la loro massima attenzione alla crisi sanitaria derivante dal  Covid-19. Nessuno, però, come il Regno Unito ha dovuto fronteggiare contemporaneamente il processo di recesso dall’Unione Europea e l’emergenza del coronavirus.

Da entrambe le situazioni, lo Stato britannico, pare essersene uscito. 

La Brexit – termine che designa l’uscita del Regno Unito dall’UE – è ormai un fatto compiuto.

Il percorso verso il recesso ordinato (e definitivo) è stato lungo e in salita. Tuttavia, le forze europee in collaborazione col governo inglese hanno saputo come organizzare le loro relazioni future.

Il post su Instagram del primo ministro britannico, Boris Johnson, che esulta a braccia aperte, la dice lunga su quanto è stato difficile arrivare ad un accordo per entrambe le parti entro i termini prestabiliti.

L’importante, sotto questo punto di vista, è aver portato tutto al termine per poter finalmente dire The deal is done. 

Il Regno Unito, il primo Paese a vaccinare

Dopo essere arrivato a questo grande risultato a livello non solo europeo ma anche internazionale – si ricorda che si tratta del primo caso di recesso nella storia dell’Unione europea – Boris Johnson punta tutto a sconfiggere definitivamente il covid-19.

Il premier britannico è sempre stato in prima fila, con tanto di camice bianco, nel supportare e finanziare la scienza nel processo di lavorazione del vaccino.

Fonte: https://m.laregione.ch/

L’Inghilterra è stato, infatti, uno dei primi Paesi a cominciare un vero e proprio piano vaccinale, incentivando sempre più la distribuzione.

Le immagini della prima donna novantenne a cui è stata somministrata la prima dose del vaccino Pfizer-BionTech hanno fatto il giro del mondo quell’8 dicembre 2020.

Fonte: ANSA

Margaret Keenan – la signora in questione – con il suo golfino grigio a pois e la maglietta simpatica con un pinguino natalizio, è stata il primo vero simbolo della sconfitta definitiva del covid-19, non solo nel Regno Unito, ma nel mondo.

Il Regno Unito e la variante inglese

Quando tutto sembrava aver preso la giusta direzione, le testate di tutto il mondo riportano la notizia che non avremmo mai voluto sentire. Un primo caso di una variante del covid-19, la variante inglese, nota come B.1.1.7, si stava diffondendo a macchia d’olio nel Regno Unito e ben presto sarebbe anche arrivata in Italia e nel mondo.

Fonte: il Messaggero

Quello che preoccupava, e purtroppo, preoccupa tutt’oggi, è la contagiosità più rapida di questo nuovo ceppo di coronavirus, non tanto la letalità della sua azione.

Il Regno Unito, a seguito della notizia, è stato il primo paese a ritornare alla dura condizione di lockdown generalizzato, ma anche questa volta la via d’uscita per Boris Johnson pare essere vicina.

Quella di Boris è una vera e propria sfida all’ultimo duello.

La Brexit seppur lontana dal punto di vista delle tematiche dall’emergenza sanitaria da covid-19, ha ricoperto un ruolo determinante per affrontare quest’ultima.

Infatti, uno dei grandi passi che il Regno Unito ha potuto compiere in piena autonomia – ovvero senza dover chiedere il consenso dell’UE – è stato proprio autorizzare la somministrazione dei due vaccini: Pfizer e AstraZeneca.

Quest’autorizzazione, avvenuta in maniera precoce rispetto ai Paesi europei, ha permesso una rapidità notevole di applicazione del piano vaccinale volta al raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge.

Gran parte della popolazione inglese ha ricevuto, almeno, la prima dose del vaccino. Stando ai dati, infatti, questa strategia sembra che abbia favorito una riduzione delle ospedalizzazioni, nonché un modo per controbattere alla nuova variante.

Gli stessi scienziati raccomandano, però, profonda prudenza, anche dopo aver ricevuto la prima dose. Dato che, una maggiore copertura si avrà esclusivamente una volta che anche la seconda dose sarà stata somministrata a tutta la popolazione.

Il Regno Unito punta alla normalità già per giugno

Il primo ministro britannico, però, il 22 febbraio ha presentato un nuovo piano strutturato in ben quattro fasi, che avrebbe come obiettivo l’uscita graduale e definitiva dal lockdown.

Fonte: https://www.huffingtonpost.it/

Da Open si legge che le prime settimane di marzo saranno dedicate alla prima fase. Si punta tutto sulla riapertura delle scuole e test con cadenza settimanale per alunni e personale docenti. La fine marzo, sarà dedicata alla socializzazione in piccoli gruppi ristretti di cittadini britannici.

Aprile, inaugurerà  la seconda fase, che non avverrà prima del 12 aprile, e sarà destinata alla apertura di punti vendita non essenziali: negozi e palestre.

Solo dopo il 17 maggio, data di inizio della terza fase, si comincerà a tornare anche nei bar e  ristoranti, e come si legge dal portale del governo britannico, il governo cercherà di continuare i limiti alla possibilità di vedere amici e parenti.

La quarta fase, l’ultimo step avverrà a a giugno con la riapertura delle discoteche. Nella speranza che dal 21 giugno in poi le parole “distanziamento sociale”, possano essere cancellate dai discorsi dei cittadini britannici.

Certo che fissare delle date certe e specifiche è davvero impossibile. Soprattutto perché come il mondo ha avuto modo di imparare nel corso del 2020, l’imprevisto è sempre alle porte.

A guidare l’operato inglese saranno però i dati e i pareri degli esperti. Anche se porsi delle date limite è stato sempre il metodo britannico più azzeccato per raggiungere gli obiettivi prefissati e in questo Brexit docet.



Giulia Grasso