Intervista a Daniele Barsanti: il nuovo singolo Le commesse è un invito a vedere

Classe 1990, Daniele Barsanti è un musicista, cantante, autore e compositore che “Dorme poco e sogna tanto”. Noi di Socialup lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo ultimo singolo Le commesse, dal 10 luglio in rotazione radiofonica e disponibile su tutte le piattaforme di streaming. Il singolo che canta la routine come fosse una ballad anticipa il suo prossimo album prodotto da Diego Calvetti.

Saturnino Celani, noto bassista di Jovanotti, ti ha scoperto nel luglio del 2015 a seguito di un tuo provino su Soundcloud in cui cantavi il tuo pezzo “Lucia”. Chi è Lucia? Esiste davvero?

Non esistono cose che esistono, esistono cose in cui credere. Io credo in Lucia come brano, è una somma di tante storie. E’ una donna che rappresenta l’idea della donna che a me piace, quella un po’ scottata dalla vita, perché è una pura perché “cerca troppo presto amore”.

Sempre nel 2015 vieni nominato artista del mese di MTV e il tuo video entra in rotazione sul canale MTV New Generation. Cosa si prova ad ottenere riconoscimenti così importanti?

Sono momenti di estrema felicità, sono isole che trovi in mare aperto dove attraccarti. Ogni tanto ci vuole qualcuno che ti dica anche “Bravo! Avanti così!”

Il 2018 ti ha visto impegnato con Francesco Gabbani che ha deciso di farti aprire i concerti del suo GABBALIVE18. Cosa hai imparato da questa esperienza?

Ho imparato che la musica è una matriosca, le soddisfazioni più grandi comportano responsabilità più grandi, e che il palco è sempre la prova del nove per un artista. Io lì sopra però ci sto proprio bene.

Parliamo del tuo nuovo singolo “Le commesse”. Nasce da una sorta di epifania in cui, osservando una commessa in un negozio, ti sei reso conto di tutto quello che c’è dietro a quel lavoro. Quanti sogni in costruzione, rinunce e sorrisi forzati in attesa di un futuro migliore. Ma i sogni si realizzano oppure la commessa piano piano dovrà accettare di dover piegare per sempre la stessa maglietta?

“Sogni aiutano a vivere meglio”. Stiamo prendendo una piega un po’ marzulliana ahaha. Diciamo che io sono sempre dell’idea che quando ci accorgiamo che quello che stiamo facendo ci sta affogando pian piano, siamo già a metà del problema, perché almeno lo riconosciamo. Alcune volte siamo così sommersi dentro le nostre vite, che non ci rendiamo nemmeno conto dove sta il problema, e così finisce che ti trovi da “20 anni nei 20 anni”. La paura di cambiare e di fallire è umana, ma se non credi tu in stesso, perché dovrebbero crederci gli altri?

Nel brano veicoli l’implicito messaggio che c’è differenza tra guardare e vedere. Pensi che il periodo che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo ci abbia insegnato a vedere e a soffermarci di più sulle piccole cose?

Chi ha orecchie per intendere intenda. È sempre il solito discorso, diciamo che questa situazione ha secondo me velocizzato in alcuni, un processo che prima o poi avrebbero intrapreso. Ma se sei cieco nemmeno una giornata di sole ti può aiutare a vedere meglio.

Jovanotti canta “è questa la vita che sognavo da bambino”. Vale anche per te? È questa la vita che sognavi da bambino? Quale altro sogno devi realizzare?

Sogno ancora, credo che chi fa questo lavoro, non cresca mai del tutto. Ci si responsabilizza perché il tempo è tiranno e continua a scorrere, ma dai miei occhi vedo ancora le cose come quando ero bambino. Riesco a cadere negli sguardi delle persone, mi proietto nelle loro vite. Sogno nel cassetto: scrivere una canzone più bella del giorno prima. Sogno di non scomparire. Voglio una canzone che viva negli anni.