Intervista a Charlotte Bolognini, la nipote del celebre regista

Vent’anni fa, esattamente nella corrente data del 14 Maggio, veniva a mancare uno dei più grandi registi e sceneggiatori del cinema italiano, un innovatore: Mauro Bolognini, di cui ricorre il centenario della nascita l’anno venturo.

Abbiamo avuto il piacere di dialogare con Charlotte Bolognini, figlia del calciatore e produttore cinematografico Manolo Bolognini e nipote di Mauro Bolognini. Nata nel segno della settima arte, ha iniziato come assistente costumista ed organizza eventi che riguardano questa nobile forma d’arte.

 

Come nasce il suo amore per il cinema?

È stato naturale, perché sono nata su un set. Mio padre e mia madre si sono sposati durante “Il generale della Rovere” di Rossellini e hanno fatto il viaggio di nozze al Teatro Cinque di Cinecittà. Mio fratello è stato concepito durante “Il Bell’Antonio” di Bolognini. Mio zio quando arrivò a Roma chiamò mio padre che invece era un calciatore. La mia famiglia è di Pistoia. E così mio padre cominciò a produrre film, qualcuno anche diretto da mio zio. Insieme hanno fatto “Bubù”, “La signora delle Camelie”, “Il Bell’Antonio”…

Con Giannini

Cosa le è rimasto impresso del lavoro di suo zio?

La cosa che guardavo sempre di zio in modo spesso stupefatto era la precisione nei dettagli, l’accortezza nella preparazione di ogni scena: era meticolosissimo! S’avvaleva di grandissimi professionisti, come il costumista Piero Tosi, suo amico storico. Anche come scenografi (Flavio Mogherini), trucco e parrucco aveva il meglio del meglio. Mio zio spostava un cuscino venti volte, per esempio.

Tutto doveva essere originale e perfetto, rispondendo a quell’amore del Bello che lo contraddistingueva. Mauro è stato il mio secondo papà: quando non c’era papà c’era sempre lui. E quanto amore metteva in tutte le cose, non solo nel cinema! Tra i film che ho amato di più di mio zio c’è “Arrangiatevi!”, con Totò, ma anche “L’eredità Ferramonti” e “Fatti di gente perbene”.

A proposito del “Principe”, suo zio cosa le ha raccontato di lui?

 Per Totò mio zio aveva un gran rispetto, una grande ammirazione. Lo diceva che era un gran signore.

Che consiglio darebbe ad un giovane oggi che voglia fare cinema?

“Studiate!”, direi ai ragazzi che vogliono fare cinema. Non è così semplice come lavoro, occorre studiare il passato, il cinema di una volta. Oggi i giovani non conoscono Rossellini, Visconti…

Ma come si fa?! Da ragazza cominciai con il costume. Iniziai studiando il costume del ‘900, la sarta mi insegnò come s’invecchiavano i tessuti. E poi da assistente costumista la carriera è andata avanti ed affiancai in seguito mio padre in produzione.

Con Franco

E dire che oggi la costumistica cinematografica è un aspetto messo sempre in secondo piano, come la scenografia. A quel punto mi viene da dire provocatoriamente: ma mica sono nudi gli attori?!

Oggi non si fa neanche caso, purtroppo. Prima i costumisti sceglievano le stoffe originali, era tutto perfettamente uguale al periodo trattato. Adesso qualche volta capita che in un film in costume vadano a sbagliare proprio l’epoca degli stessi costumi! Film storici oggi non se ne fanno neanche più, perché nemmeno andrebbero a vederli. Oggi, tra l’altro, se il film è americano e ha effetti speciali attira il pubblico, se è italiano si sorride in modo negativo. Purtroppo si tende a fare così, sbagliando e generalizzando.

Lei ha visto il passaggio dalla pellicola al digitale: come ha vissuto il cambiamento?

Male. Ho vissuto l’epoca del “Bel Cinema”. C’era un bel clima tra le persone. Per un periodo ho lasciato, non ho vissuto benissimo questo passaggio all’insegna della modernità. Poi ho ripreso in organizzazione di docu-film, corti, e ultimamente ho scritto un libro su papà (“Manolo Bolognini. La mia vita nel cinema”). Poi ho ideato e prodotto il mio docu-film “Figli del set” (2017), richiesto anche ai David di Donatello. È arrivato ventesimo su 121, ha vinto dieci premi, diverse riconoscenze.

Con Buzzanca

Cosa racconta questo lavoro?

La mia vita sul set da piccola, però coinvolgendo tutti i miei amici, i figli d’arte di tutti i reparti, ovvero truccatori, stuntman, attori, figli dei registi. Tra questi ci sono Fabrizio e Fabio Frizzi, Simona Izzo, Ricky Tognazzi, le figlie di Giuliano Gemma, Renzo e Alessandro Rossellini, Giancarlo Giannini.

Complimenti: un vero e proprio album visivo!

Sì, e ci sono delle scene riprese con telecamere a mano, le polaroid istantanee, quando ero ragazzina. E insieme al mio di materiale ne ho raccolto altro grazie alle concessioni di ogni figlio d’arte che ha partecipato. L’idea mi venne per la grande nostalgia che avevo del tempo della giovinezza. Poi ho realizzato diversi “Premi-Evento”, come il “Premio George Hilton” ed il “Premio Cinema Anni d’Oro”.

Con Mastroianni

Quale evento ha in programma prossimamente?

Sto preparando un “evento-ricordo” per zio, che inizialmente era programmato il 14 Maggio. Lo farò il 24 Giugno all’aperto, presso l’Arena della Casa del Cinema a Roma. Sarà proiettato per l’occasione il film “L’eredità Ferramonti“ di Bolognini (1976).

In bocca al lupo per tutto, spero di esserci anch’io. Un abbraccio!

Grazie e viva il lupo, un caro saluto, augurandomi che, quando riapriranno sale cinematografiche e teatri, la gente abbia ancora più voglia di ritornare in questi posti speciali.

 

 

Le foto ci sono state gentilmente concesse dall’intervistata.



Christian Liguori