Bill Brandt e l’universale solitudine tanto attuale

Bill Brandt è stato uno dei protagonisti della storia della fotografia.
Nato ad Amburgo nel 1904, cominciò a scattare foto a Vienna, a partire dal 1928.
Da assistente di Man Ray a “fotografo notturno” della vita inglese, durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò nella capitale londinese alla propaganda del Ministero dell’Informazione, con i famosi scatti che ritraevano dei civili rifugiatisi nella metro durante il bombardamento aereo del 1940.
Dopo il conflitto si dedicò ad una serie di nudi, tra cui l’opera che ora passiamo in esame, per dimostrare a tutti quanto sia attuale.
Questi scatti ebbero il loro culmine nel libro fotografico “Perspective of Nudes” (1961), un’opera che ha segnato un evidente cambio di rotta rispetto al precedente fotodocumentarismo dell’artefice.
Attraverso i nudi, l’artista riuscì meglio a manifestare il suo interesse verso il Surrealismo, maturato certamente anche grazie ad un maestro come Ray.
Brandt
AlFotoWeb
Ebbene, è del 1949 in un interno il suo celebre scatto “Nudo, Campden Hill, Londra”, realizzato su stampa all’argento ed effettuato al crepuscolo.
La figura femminile svestita di spalle occupa quasi tutta l’opera, ingombrandone incredibilmente non solo il centro, ma più della metà della stessa. Surreale è l’aria di mistero ricreata dal chiaroscuro, mentre la luce che brilla sullo sfondo delinea le forme morbide della modella.
Si delinea qui tutto il peso della schiacciante solitudine che ci fa sentire spogli, osservati perché giudicati, ma comunque soli, solamente in compagnia di se stessi.
Brandt
Bill Brandt Archive
In questi tempi di lockdown prolungato è facile pensare all’attualità di uno scatto che, in verità, voleva assurgere a modello universale di una condizione tanto umana quanto eterna, nell’eterno ciclo generazionale degli esseri finiti quali sono gli uomini.
Ecco spiegate le assonanze cromatiche tra l’interno della stanza e la donna, le ombre invadenti, i giochi di luce soffusa nell’ambito del bianco e nero: tutto diviene insopprimibile e oscuro, perché non resta che adeguare lo spazio che si abita al mondo che abitiamo noi stessi. Dentro. E venirne così travolti, mentre col nostro stesso peso interiore lo si invade.
Opera rivoluzionaria per quei tempi che parla ancora oggi con sincerità e qualità, ricordando la “Danae” di quel genio di Klimt.
Un capolavoro ne richiama sempre alla memoria un altro, di qualunque natura esso sia.



Christian Liguori