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Autunno 2020: l’Italia alle prese con un Natale arlecchino

Dopo il decreto di maggio, quello di Ferragosto e chi più ne ha più ne metta, è arrivato anche il Decreto di Natale, l’ennesimo provvedimento emesso dall’esecutivo per arginare la pandemia da Covid-19.

Il premier Giuseppe Conte è apparso in diretta tivù, con le accademiche quasi due ore di ritardo, venerdì scorso, annunciando una nuova ondata di giornate rosse e arancioni durante le vacanze natalizie.

Natale 2020: tra tinte romaniste e beneventane

Tralasciando i contenuti del Decreto, conosciuti ormai a menadito anche dall’eremita zio Tonino, il provvedimento dimostra per l’ennesima volta la totale disorganizzazione del Governo Conte.  A pochissime settimane dalla conferenza stampa pre-Immacolata, infatti, il Governo smentisce sé stesso, chiudendo bar e ristoranti nei giorni festivi, facendo tornare tutti alla realtà: la situazione è grave.

Credits: Il Mattino di Padova

Sia chiaro che l’intento dell’articolo non è quello di criticare le misure prese, ma comunicazione e tempismo delle decisioni.

Ci si chiede il perché del discorso di Conte di inizio novembre, in cui chiedeva al popolo italiano ulteriori sacrifici per “trascorrere un Natale sereno”. Gli italiani si sono adeguati, così come le Regioni, che hanno deciso di abbandonare anche pessime decisioni di mero carattere politico.

La retromarcia è ovviamente arrivata a causa dell’evidenza dei dati non buoni, della scienza. Ci si chiede allora: è stata detta una cavolata prima? Si poteva presagire da subito quanto previsto nel Decreto di Natale? Analizzando le ospitate dei virologi pare proprio di sì. Nessuno di loro, infatti, ha mai parlato di un Natale “sereno”, anzi hanno sempre invocato misure più dure e restrittive.

È chiaro, quindi, che la politica ha fatto una precisa scelta comunicativa, non raccontando da subito la reale situazione del Paese, situazione tuttavia già intuita dagli italiani stessi. Perché queste “prese in giro”? Perché questo tono paternalista con il mero obiettivo di evidenziare i comportamenti negativi dei cittadini senza fare mea culpa? Le risposte possono essere tante, ma vogliamo solo pensare che per fare certe cose ci vuole coraggio.

Dicembre 2020: il caso Abruzzo

L’apice di questa mancanza di coraggio, di queste decisioni variabili in base non solo ai dati dell’epidemia, ma anche secondo l’andamento dei sondaggi, si è mostrata nel caso della Regione Abruzzo.

Il 6 dicembre scorso, infatti, il Governatore Marsilio ha emanato un’ordinanza che faceva tornare la Regione in zona arancione, con l’Abruzzo in quel momento colorato di rosso. La decisione è stata presa, secondo il Governatore, poiché l’Abruzzo era entrato prima dell’ordinanza apposita di Speranza in zona rossa ed i dati dimostravano l’esigenza della zona rossa da almeno 14 giorni.

Il Governo, ovviamente, non ha ritenuto valida la decisione, sia per dimostrare la propria superiorità sia soprattutto per non creare un pericoloso precedente. La sera del 7 dicembre, quindi, Boccia, il ministro per gli Affari Regionali, ha minacciato di diffida ed impugnazione Marsilio nel caso in cui non avesse ritirato l’ordinanza. Tutto legittimo ovviamente.

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse
11–11-2020 Roma, Italia
Politica
RAI – trasmissione ‘Porta a Porta’
Nella foto: Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali e le autonomie
Photo Mauro Scrobogna /LaPresse
November 11, 2020  Rome, Italy
Politics
RAI – ‘Porta a Porta’ broadcast
In the photo: Francesco Boccia, minister for regional affairs and autonomies

Marsilio, dal canto suo, non ha ritirato nulla, permettendo così la riapertura, tra l’altro, di negozi d’abbigliamento ed oreficerie. L’impugnazione dell’ordinanza è arrivata solamente giovedì 9 dicembre, nonostante i toni drammatici con cui Boccia aveva condannato l’azione del governatore.

Il TAR, chiamato a giudicare l’impugnazione, nella serata di venerdì 10 dicembre ha sospeso l’ordinanza regionale, facendo tornare l’Abruzzo in zona rossa l’11 dicembre. La stessa sera però, Speranza ha firmato l’ordinanza che avrebbe fatto uscire l’Abruzzo dalla zona rossa domenica 12 dicembre. Insomma, un week-end arlecchino.

Era davvero necessario tutto ciò? Era necessario generare ulteriore confusione nei cittadini? Che senso ha avuto impugnare l’ordinanza quasi quattro giorni dopo dalla pubblicazione? Manie di protagonismo forse? Ai posteri l’ardua sentenza.

Un 2021 di speranza e cambiamento

Gli italiani hanno dimostrato di saper rispettare le regole, di saper stare al proprio posto, ma non si meritano delle decisioni incostanti. In un momento in cui nulla è certo come una pandemia, la leadership deve dare l’esempio, apparendo compatta e concreta.

Si decide di seguire una linea? Bene è quella e basta, salvo evidenze scientifiche che la smentiscano. Si prenda esempio dal modello Germania, non nella gestione dei ristori (ci sono evidenti differenze strutturali legate al peso del debito pubblico), ma nella fermezza delle decisioni prese.

Il nostro Paese ha un’opportunità importante nel 2021, provando a cambiare non solo economicamente, ma soprattutto culturalmente. Facciamo tutti la nostra parte, scacciamo il fantasma dell’Italietta.



Paride Rossi