Attenzione agli “untori” scellerati, basta poco per mettere tutto a rischio

Basta poco per far crollare tutto, questo è quanto sta accadendo in questi giorni in Corea del Sud, un uomo di 29 anni, definito bon vivant, ma si potrebbe dire anche di peggio, con una sola notte è riuscito a mettere a rischio i significativi risultati ottenuti a Seul, nella lotta contro il coronavirus. Mentre il paese tirava un sospiro di sollievo per la diminuzione del numero dei contagi, e pensava bene a riaprire il paese al lavoro ed alle varie attività commerciali, raccomandando la massima prudenza, la notte del primo maggio, tra la movida in città, giri tra le varie discoteche, l’untore ha disseminato il virus con leggerezza, incoscienza ed irresponsabilità.

Si auspica che il ragazzo, non fosse a conoscenza della sua condizione come infetto da coronavirus, ne si spiega come discoteche e locali che si prestano ad assembramenti siano stati aperti e quindi fruibili da molte persone, la probabilità che mascherine ed altri sistemi che garantiscono protezione siano stati adoperati è alquanto incerta ed improbabile. Dai sistemi tecnologici che tracciano i movimenti del ragazzo sembra che ci siano stati circa 7200 possibili incontri con persone, al momento il numero dei contagiati certi è di 94 persone.

Solo in un giorno le autorità sanitarie della capitale sudcoreana hanno registrato 34 nuovi casi: 4 sopra la soglia simbolica di sicurezza dei 30 al giorno, che definivano la situazione «non preoccupante» e il virus controllato, e comunque un dato negativo dopo circa una settimana di contagi zero. Tanto è bastato al sindaco di Seul per chiudere locali e discoteche fino a nuovo ordine.

Intanto la app, che mantiene anonima l’identità dei contagiati ma offre su di loro numerosi dati sensibili, ha diffuso l’età, il lavoro e gli spostamenti del «super untore», rendendolo riconoscibile: la sua «notte brava» in quattro o cinque locali gay del vivace quartiere Itaewon della capitale. Speriamo che questa lezione sia almeno utile per tutti coloro che pensano che non fanno niente di male, se vanno a trovare i vecchi amici, se iniziano a fare il giro dei baretti, se si fermano a fare quattro chiacchiere nei posti di ritrovo. Il rischio è alto, occorre buonsenso e tanta responsabilità aldilà dei decreti e delle tirate d’orecchio dei vari sindaci zelanti.



Alessandra Filippello